Armi chimiche in Siria: arriva la prova, come reagirà l’America?

Un articolo di Federico Petroni, già apparso su www.iMerica.it

Il casus belli è lì, servito su un piatto d’argento. Assad ha usato le armi chimiche. Ha infranto l’ultimo tabù. Ora gli Stati Uniti e la comunità internazionale devono intervenire per fermare il primo sterminio di massa chimico della storia (se escludiamo gli usi prettamente militari come nella prima guerra mondiale o nella guerra tra Iran e Iraq degli anni ’80).

Sembra tutto molto lineare. Invece non lo è per niente.

Il blog The Cable di Foreign Policy, autorevole rivista statunitense, pubblica uno scoop non da poco. I diplomatici americani in Turchia hanno condotto un’inchiesta sul possibile uso di armi chimiche a Homs, uno dei perni della guerra civile in Siria, il 23 dicembre scorso. Dice un funzionario al reporter:

“I contatti siriani hanno fornito argomenti convincenti sul fatto che l’agente 15 sia stato usato a Homs”

Il caso aveva già sollevato un discreto polverone. La vigilia di Natale, Aljazeera aveva dato voce a ribelli e attivisti che avrebbero assistito all’attacco chimico a Homs. Video erano spuntati come funghi, mostrando le vittime. Si era parlato del possibile uso del sarin, un gas nervino altamente letale. Ma il blog Danger Room aveva già sconfessato questo dettaglio, citando esperti americani secondo cui non era possibile che a Homs fosse stato usato il sarin, visto che è inodore (e i report parlavano di forte odore) e altamente letale (mentre si era parlato di “forti quantità inalate”).

Cosa c’è quindi di nuovo? La testimonianza diretta degli attivisti e dei medici a diplomatici e giornalisti americani. E soprattutto che la sostanza usata in questo presunto attacco ha finalmente un nome: l’agente 15. Si tratta di una sostanza inibente, i cui effetti sono temporanei, la meno pericolosa tra gli agenti chimici usati a scopo bellico. O almeno così dicono gli esperti sentiti da The Cable.

Ecco il primo inceppo al perfetto ingranaggio delle armi chimiche. Il regime ha usato un agente chimico letale? Oppure un agente chimico che, per quanto bandito dalle convenzioni internazionali, non ha la stessa pericolosità del sarin?

Da Homs, attivisti e medici, tra cui un neurologo sentito da The Cable, dicono che non potesse trattarsi di un “potente lacrimogeno”, come invece suggeriscono fonti israeliane. Ci sono stati 5 morti e almeno altre 100 persone hanno presentato grave complicazioni respiratorie, allucinazioni e altri sintomi che indicherebbero l’uso di un agente potente.

Prove, comunque, non ce ne sono. I medici di Homs affiliati ai ribelli dicono di non disporre delle apparecchiature per rilevare la presenza di gas nocivi nell’aria e che i campioni raccolti non sono più analizzabili.

Ma qui arriva il secondo inceppo dell’ingranaggio. L’impiego delle armi chimiche – se confermato – implicherebbe che il regime di Assad avrebbe oltrepassato la red line tracciata dagli Stati Uniti. Il 20 agosto scorso, Obama aveva detto:

“We have been very clear to the Assad regime […] that a red line for us is we start seeing a whole bunch of chemical weapons moving around or being utilized. That would change my calculus”.

Reiterando a dicembre:

“If you make the tragic mistake of using these weapons […] you will be held accountable”.

Ora, in cosa consiste esattamente questa red line? Nell’uso di agenti letali? O nella semplice attivazione dell’unità delle forze armate del regime incaricata di gestire le armi chimiche? L’unità 450 è però la stessa che gestisce i semplici lacrimogeni usati in funzione antisommossa. Quindi come dividere il grano dal loglio? Quand’è che la red line si può dire oltrepassata?

Il terzo inceppo dell’ingranaggio deriva dal secondo. Così vagamente enunciata, la red line permette agli Stati Uniti di non intervenire in una nuova guerra in Medio Oriente. Obama avrebbe tutto: report dal campo che parlano di attacchi chimici, l’unità 450 già attivata (sia pure non per impiegare gli agenti più pericolosi).

Ma in America nessuno vuole intervenire. Il Pentagono ha fatto sapere che ci vorrebbero 75 mila truppe per mettere in sicurezza l’arsenale chimico di Assad (come dire: noi non ci andiamo). Il capo degli Stati maggiori riuniti, il Generale Martin Dempsey ha detto chiaro e tondo che sarebbe “impossibile” per gli Stati Uniti impedire un attacco chimico e che l’unico dardo nella faretra americana è il “messaging”. Tradotto: comunicare ad Assad, a scopo deterrente, che se dovesse impiegare le armi chimiche ci saranno conseguenze. Quali, però, non si sa.

Ecco perché notizie dal campo come queste hanno un potente effetto gattopardesco. Cambiano tutto per lasciare tutto immutato. E proseguire nell’escalation di violenza.

About Redazione 369 Articles
Sconfinare è il periodico creato dagli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università degli Studi di Trieste - Polo di Gorizia. La firma "Redazione" indica comunicati, notizie e pubblicazioni speciali curate da un amministratore o da più autori.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: