Armi chimiche in Siria: l’escalation di violenza contro i civili

Sono passati ormai più di due anni dall’inizio della guerra civile in Siria, ma negli ultimi tempi l’attenzione dei media e della politica internazionale sembrava essersi concentrata su altre zone del mondo, lontane dal Medio Oriente. Tuttavia, gli ultimi episodi bellici nel Paese e il presunto uso di armi chimiche da parte dell’esercito di Assad hanno riportato in primo piano la “questione siriana”, di cui da troppo tempo i giornali non parlavano più. La particolarità di questo conflitto, inizialmente considerato parte della “primavera araba”, è la sua straordinaria vitalità e continuità nel tempo: a differenza di rivolte che, all’apparenza, potevano dirsi analoghe come quelle in Tunisia, Libia o Egitto, la Siria invece continua ad essere infiammata da un conflitto che non sembra conoscere fine. I combattimenti strada per strada fra ribelli ed esercito regolare proseguono senza sosta, i massacri di civili sono ormai all’ordine del giorno e le autorità internazionali sembrano poter fare ben poco per impedirli.

La situazione è drammatica, ma questa escalation di violenza era tutto sommato prevedibile. Ciò che non era prevedibile era invece l’uso di armi chimiche nel conflitto, crimine del quale sembra essersi macchiato il presidente siriano Bashar al Assad, appoggiato formalmente e materialmente dall’organizzazione fondamentalista libanese Hezbollah e dall’Iran di Ahmadinejad. E’ risaputo che praticamente tutti i trattati internazionali vietano o disprezzano l’utilizzo di questa tipologia di armi in qualsiasi conflitto: le armi nucleari e chimiche sono assolutamente inaccettabili; lo erano sia per i sovietici che per gli americani durante la guerra fredda e lo sono anche oggi sia per gli occidentali che per gli orientali (almeno formalmente). La questione in Siria è però ricca di incertezze.

Le fonti che i servizi segreti americani, francesi e inglesi consultano sono solitamente affidabili al 99,9%, ma questa volta i dubbi sono molti: tutti i vertici militari dei paesi citati hanno ricevuto dei campioni fisiologici la cui origine è ancora un mistero. Questi campioni hanno tuttavia rilevato la presenza del sarin, un gas nervino altamente letale che proverebbe l’utilizzo di armi chimiche da parte dell’esercito regolare. Per risolvere definitivamente la questione bisognerebbe effettuare delle analisi specifiche su dei campioni ambientali, che però presentano diversi problemi: i risultati dei test potrebbero essere facilmente alterati da componenti chimiche utilizzate in agricoltura, oppure gli stessi campioni potrebbero essere dei falsi creati appositamente.

Dunque al momento niente è certo o dato per scontato: non si sa se effettivamente siano state utilizzate nei giorni scorsi armi chimiche contro i civili né se sia stato l’esercito di Assad ad usarle oppure i suoi alleati. E’ probabile che un eventuale utilizzo da parte del presidente di queste armi faccia parte della sua strategia militare e psicologica, quella dell’ “escalation graduale”, secondo la quale egli tenterebbe ogni volta di stabilire fino a che punto può spingersi. Non sarebbe la prima volta: già all’inizio del conflitto Assad aveva cominciato a combattere limitando l’utilizzo di elicotteri e  caccia-bombardieri contro le schiere dei ribelli, per poi, una volta constatata l’inerzia degli Stati Uniti e dell’Onu, continuare ad usarli in misura sempre maggiore. L’impiego del gas nervino potrebbe dunque corrispondere a questo piano di guerra.

L’incertezza non riguarda solamente le armi chimiche, ma anche la comunità internazionale, ormai semplice spettatrice di un orribile spettacolo di violenza. Le opzioni a sua disposizione non sono molte, ma in ogni caso bisognerebbe tentare un intervento più deciso nei confronti del governo siriano. Il fallimento delle operazioni militari in Iraq, in Afghanistan e in Libia, concluse con dei risultati deludenti e forse destabilizzanti per le comunità autoctone, ha ovviamente contribuito a dissuadere Stati Uniti ed alleati dal finanziare un’altra campagna di questo genere. L’imposizione di una no-fly zone sembra ormai una soluzione decaduta, dato che in Libia questa opzione ha solamente creato uno stato fragile ed estremamente precario: certamente gli americani non vogliono correre un altro rischio del genere. Potrebbe invece essere plausibile un’azione concordata fra Stati Uniti e Russia, paese che sostiene attivamente il regime di Assad in Siria, ma che ha espresso la sua disapprovazione nei confronti dell’eventuale uso di armi chimiche. Proprio in virtù di questo punto in comune con gli americani, i russi potrebbero collaborare con le Nazioni Unite per cercare di fermare questo inutile massacro, in particolare sfruttando la loro posizione di influenza per mettere pressione al regime.

Nel frattempo Israele sembra voler risolvere la questione con la forza, fatto che complicherebbe non poco le operazioni diplomatiche con la Siria. Le premesse per un intervento più incisivo ci sono tutte, ma bisogna verificare se esiste davvero la volontà da parte della comunità internazionale di interrompere una guerra che dura da troppo tempo.

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Appassionato di storia e di arte, mi interesso anche di politica nazionale e internazionale. Se potessi, passerei gran parte del tempo a viaggiare in giro per il mondo: non esiste cosa migliore! Frequento il terzo anno di Scienze Internazionali e Diplomatiche e (forse) sono proprio un aspirante diplomatico, con un grande interesse per il giornalismo.

7 Comments on Armi chimiche in Siria: l’escalation di violenza contro i civili

  1. L’uso di armi chimiche fino ad ora è attribuibile ragionevolmente ai ribelli, tanto che anche Obama ha esplicitamente detto di non sapere chi le ha usate, che traducendo, significa non il regime. Un intervento esterno porterebbe al collasso del regime, che piaccia o meno, ora è l’unico freno ed elemento di controllo ad una guerra di tutti contro tutti (vedere Iraq). A mio avviso, stante anche ciò detto da Assad, bisogna aspettare il 2014, cioè la fine del mandato, quando si potrà ragionare sul serio politicamente. Ovviamente a meno che non ci siano rivolgimenti particolari, politici e militari, che ora non sembrano in vista.

  2. Rimanendo nell’ambito armi chimiche e visto che sei a conoscenza del fatto che molto probabilmente siano stati i ribelli ad usarle,perché scrivere: “Ciò che non era prevedibile era invece l’uso di armi chimiche nel conflitto, crimine del quale sembra essersi macchiato il presidente siriano Bashar al Assad” … ” Questi campioni hanno tuttavia rilevato la presenza del sarin, un gas nervino altamente letale che proverebbe l’utilizzo di armi chimiche da parte dell’esercito regolare”..”né se sia stato l’esercito di Assad ad usarle oppure i suoi alleati” ?

  3. Riguardo l’uso di armi chimiche, come ho scritto, si sa ancora molto poco. Le fonti sono piuttosto confusionarie e non è ancora stato provato l’effettivo utilizzo di queste armi, nè da parte dei ribelli nè da parte dell’esercito regolare.
    Per quanto ne so potrebbero essere entrambi ad averle usate e non mi sentirei di escludere a priori un coinvolgimento delle truppe di Assad: effettivamente il loro impiego potrebbe rientrare a far parte della strategia bellica che sembra voler applicare il presidente nella guerra civile, ovvero sondare il terreno ogni 5-6 mesi per vedere fino a dove può spingersi (c’è un articolo di Internazionale che parla molto bene di questo aspetto).
    Ad ogni modo si sa talmente poco sugli sviluppi di questo conflitto che bisognerebbe prendere in considerazione tutte le opzioni disponibili, a maggior ragione ora che il governo siriano non permette indagini delle commissioni internazionali sul territorio. Attenderemo gli sviluppi!

  4. Non penso tu mi abbia capito, cercherò di spiegarmi meglio.Ti cito:”Per quanto ne so potrebbero essere entrambi ad averle usate e non mi sentirei di escludere a priori un coinvolgimento delle truppe di Assad”. Bene,partendo da ciò,perché imposti tutto l’articolo sul probabile uso delle armi chimiche da parte di Assad e NON menzioni minimamente i ribelli???? Due sono le cose: o non ne eri informato o dai informazioni tendenziose.

  5. Ho due precisazioni da fare. Primo, l’articolo è stato scritto il 5 maggio in seguito alla pubblicazione su Internazionale (cartaceo) e sul Corriere della Sera (sito online) delle notizie riguardanti il presunto uso di armi chimiche da parte dell’esercito regolare. Come penso tu sappia, è necessario un po’ di tempo prima che l’articolo venga pubblicato sul sito di Sconfinare, perchè c’è un ordine preciso da rispettare; dunque nel frattempo non è stato possibile modificarlo.
    Secondo, per quanto riguarda le indagini dell’Onu, la stessa portavoce Carla Del Ponte ha dichiarato che queste non sono ancora concluse. E’ emerso che anche i ribelli hanno fatto uso di armi chimiche, ma in compenso non c’è nessuna prova che le truppe di Assad non l’abbiano fatto. Pertanto, fino a quando non verranno confermati dei risultati attendibili al 100% nessun articolo giornalistico sarà in grado di fornire informazioni assolutamente esatte.

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