Aventure Imprevue: racconto-diario del viaggio dal Togo a Trieste

Illustrazione di Alessandro Bonin

“Agli immigrati africani”: è così che si apre l’Aventure Imprevue (edito da Studio Associato Comunicare) di Riccardo Roschetti e Razak Issaka, un libro che non nasce con lo scopo di voler raccontare qualcosa a qualcuno, ma che emerge innanzitutto dal dialogo tra i due. Razak è un ragazzo di soli 18 anni che, a causa delle persecuzioni politiche che si abbattono sulla sua famiglia, decide di scappare dalla capitale del Togo, Lomè. Il 21 novembre 2014 abbandona così il suo staterello, una striscia di terra stretta dalla morsa di quelli confinanti, e solo il 16 ottobre 2015 giunge all’istituto Civiform di Cividale per poi raggiungere quello di Opicina, al Villaggio del Fanciullo.

La storia che questo ragazzo ha deciso di donarci, tuttavia, non sarebbe giunta fino a noi se non ci fosse stato l’incontro tra il giovane originario di Lomè e l’educatore del centro Roschetti:  egli ha fatto in modo che i ricordi infantili e il viaggio del giovane vedessero la luce e si imprimessero su un foglio di carta. La particolarità della storia di Razak è arricchita inoltre dai disegni realizzati dal docente di disegno, progettazione e tecnologia grafica del centro di formazione professionale Civiform di Trieste Alessandro Bonin.

Alla base di quest’opera, infatti, più che l’intenzione dell’autore di trasmettere un messaggio, che pur emerge sia dall’esperienza da lui narrata, sia nella conclusione, si colloca un rapporto umano, l’incontro e l’ascolto reciproco tra Razak, Riccardo ed Alessandro. Il primo offre la propria storia, il secondo la propria specializzazione in antropologia e il terzo la propria abilità nel disegno.

Dalla lettura dei capitoli “Descrizione del Togo”, “Storia di Mumin e Minà”, “Le debut de l’aventur. Niger. Libia”, “Le debut d’une nouvelle vie. Italia” si comprende subito come non si tratti di un libro basato unicamente sulla narrazione delle vicende affrontate da Razak durante il suo anno di traversata. Il racconto è arricchito da brani che aiutano il lettore a comprendere la struttura socio-politica del Togo e l’insieme di tradizioni che lo caratterizza.

Illustrazione di Alessandro Bonin

Sulla copertina emerge un viso, dal centro del continente africano, da quella linea concava che è il golfo di Guinea: non si può quindi non pensare a un precedente letterario ambientato nelle zone limitrofe al Paese in questione, “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad. In effetti, anche nel caso di Marlow, protagonista di quest’ultimo, il viaggio si svolge su due piani: egli non solo decide di imbarcarsi su una nave che lo porta dall’Europa al del bacino del Congo, ma nello stesso tempo esplora zone oscure della propria anima. Così l’Avventura di Razak non è solo quella che lo conduce fisicamente dal Togo al Civiform di Cividale: egli decide di ripercorrere la storia della sua identità, ritenendo quindi necessario risalire alla memoria storica sia del suo paese che della sua famiglia. Ecco il perché dei primi due capitoli con i quali il protagonista spiega al lettore le vicissitudine dello stato da cui proviene e quelle dei suoi antenati, nel farlo ricorda tali fatti anche a se stesso, ribadisce la propria appartenenza originaria.

Con estrema naturalezza e semplicità il giovane conduce il lettore da un evento imprevisto a un altro, da uno stato a un altro: allo stesso modo non si può fare a meno di divorare un capitolo dopo l’altro, attendendo fiduciosi l’imprevisto “previsto”. La fluidità della narrazione sembra volere emulare l’esistenza di Razak condotta nell’arco di un anno dal casuale susseguirsi di determinate situazioni.

Nel raccontare la propria storia, tuttavia, il narratore originario di Lomè ne coglie il carattere eccezionale e provvidenziale e rintraccia una specifica utilità per la propria opera: fungere da “monito per i futuri migranti. Con questo libro faccio appello a tutti i miei fratelli che sono sopravvissuti a questa traversata da un continente all’altro. Parlate con i vostri cari che sono ancora in Africa e stanno pensando di andarsene e ditegli di non farlo”.

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