Avvenne, Accade…Tornerà!

“Vedo che tutti gli stati vengono male amministrati e per questo è giusto lavorare per la trasformazione della nostra coscienza, ossia fare filosofia”. Platone

Vorrei uomini di pensiero, e non di partito. Vorrei uomini di cultura, e non solo intellettuali di mestiere che oggi si richiudono nel loro “particulare” (e potrei aggiungere “interesse”). E ancora vorrei che questi saggi dialogassero in tv, facessero rinascere il senso critico, sottolineando così l’indispensabilità della cultura, per dirla con Hegel, avere uomini “che sappiano interpretare e comprendere il proprio tempo”. Che si risveglino le coscienze, un pò d’indignazione!

Nelle elezioni politiche per la I legislatura della Repubblica nel 1948, l’affluenza alle urne fu del 92% degli aventi diritto al voto. Uomini e donne avevano lottato per arrivare al tanto agognato suffragio universale. Il voto come diritto chiave del cittadino: il mezzo per far sentire la propria voce, per condurre una lotta senza che si renda necessario versare del sangue.
Che non si giustifichi l’attuale scarsa affluenza alle urne contestando l’utilità del singolo voto. Se la gente avesse sempre ragionato in questo modo non ci sarebbero mai state le rivoluzioni: nel passato come oggi la gente partecipa se crede in qualcosa. L’adesione del singolo alla causa è fondamentale per evitare che le personalità carismatiche che fanno sentire la propria voce durante un’elezione, come durante una rivoluzione, non si trovino a gridare nel vuoto. È inoltre curioso notare un collegamento tra rivoluzione e assenza di un corretto diritto di voto: ad alcune persone/partiti non è concesso essere eleggibili, alle volte alcune fasce di popolazioni non avevano nemmeno il diritto di voto e così non hanno molte alternative alla sollevazione per riaffermare i propri diritti.
Credo che la scarsa affluenza alle urne ai giorni nostri (nelle elezioni amministrative del 15 e 16 Maggio 2011 a Trieste l’affluenza è stata del 56,68%) derivi  dalla prospettiva di un voto negativo anziché positivo. Mi spiego. Non ci sono più ideali in cui credere, spesso si sente “vado a votare il meno peggio”. In questo momento non solo non c’è un voto positivo, inteso come risultato di convincimento e fiducia, ma c’è addirittura l’assenza di un nemico su cui fondare la propria forza e coesione.
Non è la gente ad aver perso la voglia di schierarsi in difesa di qualcosa in cui crede. Ad ogni individuo piace avere un’opinione, ma al giorno d’oggi a causa della mancanza di cultura, l’unico tema di dibattito in cui tutti prendono posizione, schierandosi e confrontandosi è il calcio.

I nostri politici si esibiscono nei talk show come attori del grande fratello, poca cultura, poca educazione, poco buon gusto! Dovrebbero essere loro gli stimoli alla cultura, al pensiero critico dell’italiano medio?
Come già suggeriva nell’epoca di declino dell’Atene classica Platone, mi sembra oggigiorno ci sia bisogno di un’Accademia. “La politica non sembra più la strada per risolvere i problemi della democrazia, e la cultura deve intervenire con il suo sapere e potere nell’agire politico”. Il suo influsso deve farsi sentire, deve occuparsi della “cosa pubblica” e così risollevarci dall’attuale stato di decadenza.
Che l’intellettuale riprenda il suo posto, si faccia sentire apartiticamente, si responsabilizzi! Che questi intellettuali pongano le vere domande, cui i politici con ausilio di tecnici diano risposte. E Che così i politici si trovino a disagio nella loro assenza di cultura, e limitata capacità di analisi della realtà. Che non gli si permetta più di nascondere così gravi mancanze, coprendole con l’uso di pettegolezzi. Che ci si concentri sui reali interessi dei cittadini, sui temi che davvero li coinvolgono… risolleviamo la cultura italiana che tanto ci ha distinto nel passato, e così metteremo davvero i cittadini nella condizione di andare a votare!

Oggigiorno sarebbe inconcepibile, inaccettabile non avere il diritto al voto… restituiamo sostanza e dignità a questo diritto.

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Sono Silvia Marchi, secondo anno al SID.

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