I “baby-boss” della Camorra, tra lotta per il territorio e il potere delle armi

Gli esperti sostengono da tempo che le mafie si sono evolute hanno abbandonato la lupara e imbracciato la ventiquattrore. Se ciò è vero per organizzazioni come Cosa Nostra e la ‘Ndragheta, – che navigano nel mondo degli affari da diversi decenni – è diverso per la Camorra, i cui clan sono da alcuni mesi tornati agli onori della cronaca nera per sparatorie e omicidi in Campania. Secondo infatti la relazione annuale del 2016 della Direzione Nazionale Antimafia e antiterrorismo (DNA), questa compagine criminale sarebbe l’unica a non “evolversi”, vivendo comunque di “ottima salute”.

Il documento fotografa un presente nel quale molti dei clan camorristici sono “ormai orfani di tutti gli esponenti di maggior livello e carisma criminale, in quanto tratti in arresto e in stato di detenzione con pesantissime condanne e, talvolta, passati a collaborare con la giustizia”, si legge nella relazione, che continua: “Il numero complessivo degli omicidi e tentati omicidi di matrice camorristica è di 45 il grafico che segue pone in evidenza la diffusa distribuzione sul territorio e la diversa collocazione criminale delle vittime a conferma dell’attuale esistenza di una conflittualità che interessa diverse aree criminali”. Come si vede dall’immagine qui sotto, ripresa sempre dal documento della DNA, la maggior parte dei reati in questione è stata consumata nel centro storico di Napoli.

Grafico che indica le zone in cui sono avvenuti omicidi e tentati omicidi da parte di camorristi nel 2016, secondo la relazione annuale della DNA

Notizie di esecuzioni si susseguono ormai con un’agghiacciante regolarità, dietro le quali si nascondono i volti dei nuovi boss camorristi, per lo più ventenni, che hanno preso il posto dei vecchi capi dopo il loro arresto o scomparsa. L’ultimo in ordine di tempo di questi “baby-boss” ad essere finito in manette è Alessio Agrisano, secondo gli inquirenti al vertice del clan Vanella Grassi di Scampia, rintracciato a fine giugno a Villaricca, in provincia di Napoli. Qualche giorno prima un altro giovane camorrista è stato ritrovato dalle forze dell’ordine, questa volta morto: si tratta di Vincenzo Amendola, 18 anni, affiliato al clan Formicola e ammazzato dai suoi stessi “compagni” perché sospettato di avere una relazione con la moglie del proprio capoclan.

La scia di sangue si è fatta sempre più evidente all’inizio di quest’estate, quantomeno agli occhi di osservatori esterni, soprattutto a causa degli otto omicidi portati a segno tra il 25 maggio e il 4 giugno. Un numero salito poi nelle settimane successive, provocato da una rete assassina che, come ha scritto The Economist, nonostante “the name used for it by insiders – O’sistema (the System) – it is a loose collection of gangs constantly jostling for control over territory and the narcotics trafficking that accounts for much of the Camorra’s considerable wealth. Turf wars have thus always been common”. Protagonisti di questi scontri sono sempre più i ragazzini, addirittura dodicenni, pronti a far fuoco come in un videogioco.

Uno degli strumenti con cui i clan fanno sentire la propria presenza sul territorio sono le “stese”: rapide incursioni in motorino, dal quale vengono sparati colpi senza un preciso bersaglio ma comunque letali per chi finisce nella loro traiettoria. Il nome deriva dal fatto che la gente, durante questi veri e propri attacchi di guerriglia urbana, si stende a terra per evitare di essere centrata. L’apparente invincibilità del crimine e la facilità con cui è possibile arricchirsi sono alcune delle motivazioni che attraggono i più giovani: “i giovani pusher per esempio – ha detto Nicola Quatrano, magistrato e presidente dell’Osservatorio Internazionale per i Diritti – diventano pericolosi quando viene prospettata loro la possibilità di un grande guadagno all’interno di un sistema che muove tanti soldi. (…) Se poi di mezzo ci sono anche le armi diventa tutto ancora più affascinante”.

Lo scenario con cui oggi ci si confronta ritrae così una generazione che si crede dio, dietro ad armi e denaro. Nel frattempo la lotta dello Stato contro la Camorra continua, anche attraverso maxi-sequestri di beni: a fine giugno i militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna (Napoli) hanno confiscato infatti circa 10 milioni di euro a 16 persone ritenute elementi di spicco del clan Orlando e Nuvoletta-Lubrano. Ciononostante, non si può dire che la criminalità in Campania sia in crisi, anzi certi gruppi arrivano perfino a sfidare frontalmente le forze dell’ordine: è il caso dei colpi di kalashnikov contro la caserma dei Carabinieri di Secondigliano, lo scorso aprile 2016, per vendicare “un provvedimento del tribunale dei minori che ha tolto i figli alla moglie del giovane boss della Vanella Grassi, Umberto Accurso arrestato il mese successivo dopo oltre due anni di latitanza”, ha riportato la Voce di Napoli.

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Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto e Mangiatori di cervello. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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