Basabanchi Rèpete: al convento delle risate

Gli attori dello spettacolo "Basabanchi rèpete". (Credits: Pierluigi Bumbaca, Area12)

Alessandro Fullin apre la stagione 2018/2019 del Teatro Verdi di Gorizia e porta in scena il secondo capitolo delle Basabanchi 

Inizia tra le risate e il primo tutto esaurito la stagione artistica 2018/2019 al Teatro Verdi di Gorizia, il 3 novembre, con “Basabanchi Rèpete“. Uno spettacolo esilarante, ambientato a Trieste, in via Biasoletto, presso il Convento delle Sorelle della Beata Pinza. A concorrere alla riuscita della serata aiutano Alessandro Fullin: Ariella Reggio, Francesco Godina, Franko Korosec, Valentino Pagliei, Leonardo Zannier e Sara Zanni, che animano il palco e tengono gli spettatori sempre attenti, incalzando il pubblico con battute ad effetto e uno spiccato accento triestino che fa da cornice alle scene.

In una Trieste anni ’60, Suor Camoma è alle prese con due cambiamenti: la diffusione di nuove tecnologie che stanno semplificando la vita quotidiana, come l’asciugacapelli, la lavatrice, il citofono, e la volontà della Madre Superiore di abbellire il Convento dopo la visione della Cappella della Scrovegni durante un soggiorno padovano, in modo da incentivare il turismo. Perciò si chiama Duccio da Sgonico, abile pittore locale, che si offre di affrescare in stile alto-medievale le pareti: egli ridona splendore alla dimora in cui, spesso, si riesce a comunicare con Santa Tecla, che manifesta le sue volontà attraverso le luci di una lampada posta sul soffitto.

Alessandro Fullin nei panni della Madre Superiora. (Credits: Pierluigi Bumbaca, Area12)

A far compagnia a Suor Camoma e alla Madre Superiora arriva una nuova sorella, chiamata Suor Sbolfa, livornese dalla voce smielata, ma molto accondiscendente alle richieste delle altre due coinquiline. Vivere a Trieste, però, non è facile, e il primo scoglio è la lingua: si parla triestino, e, quindi, la nuova arrivata dovrà seguire un corso accelerato per impararlo. Esilarante lo scambio di battute tra le due consorelle sul cappuccino.

Suor Camoma: E poi, se la entra in un bar e la chiede un cappuccino…sa’ cosa le riva? Un caffè macchiato!

Suor Sbolfa: E cosa devo fare?

Suor Camoma: Sita e bevi!

Come se il quadro non fosse già abbastanza esilarante, si aggiungono altri personaggi: una suora che, lasciata la tonaca per sposare un triestino, torna in quanto l’uomo è scappato con una furlana; due registi jugoslavi, i signori Ražniči e Ćevapčići, che vengono chiamati perchè i lavori di restyling hanno messo il Convento sul lastrico. La Jugofilm, quindi, è l’ultima speranza per le consorelle, che si prestano a fare da attrici. C’è chi ha sempre sognato di recitare, chi dirige molto bene, chi vuole cimentarsi in qualcosa di nuovo. Accettano di buon grado, non capendo fino alla fine il genere di film che i due vogliono girare, ma il titolo indica allo spettatore già qualcosa: “La bella e le ciospe”.

Interessante, per lasciare al lettore la possibilità di guardare lo spettacolo e capire poi il finale, la spiegazione degli affreschi data dal pittore Duccio di Sgonico ai due registi. La pittura rappresenta alcuni momenti particolari della vita di Santa Tecla: la visione del tram di Opicina guasto, l’epifania del toco de ricambio del tram, la santa stessa che si tuffa dai Topolini e, infine, Tecla insieme ad Adamo, perchè Eva la xera in Jugo a cior carne.

Ariella Reggio in “Basabanchi rèpete”.(Credits: Pierluigi Bumbaca, Area12)

La co-regia Jugofilm-Madre Superiore, che per il ruolo ha scelto uno pseudonimo bizzarro, funziona. Un film tutto da vedere quindi, di cui scrive anche il più autorevole e famoso giornale locale, il Piccolo. Tra invasioni barbariche, lezioni di Tai Chi, zuppe di superalcolici per tirarsi su il morale, “Basabanchi Rèpete” è il connubio perfetto tra capacità tecnica e battute strappa-applausi, tra dialetto triestino e lingua italiana, è l’incontro-scontro tra due mondi, quello “occidentale” e quello “orientale”, così divisi ideologicamente e così vicini geograficamente. Una volta ancora Trieste diventa porto franco, e in essa ci si può incontrare e si può costruire qualcosa di nuovo e grandioso.

“Basabanchi Rèpete” è sì uno spettacolo in triestino, ma comprensibile anche a chi non è del capoluogo di regione; è semplice, eppure racchiude una complessità di forme di espressione. È inoltre portatore di messaggi sottesi, quali la Guerra Fredda, l’eterno scontro tra Vecchio e Nuovo, lo sfarzo, il concetto di bellezza e di successo. Come essere felici, come perseguire i propri obiettivi, come ridere dei propri punti di debolezza: tutto questo in uno spettacolo di quasi due ore, diviso in due tempi, per aprire una Stagione teatrale che promette molto bene.

 

 

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Studentessa di Scienze Internazionali e Diplomatiche, sono appassionata di storia ma soprattutto di storie. Adoro leggere, specialmente in lingua originale. Mi interesso di teatro, seguo la stagione del Teatro Verdi di Gorizia.

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