Bernie Sanders: l’incredibile corsa di un socialista alla Casa Bianca

Si è aperta ieri, con i caucus in Iowa, la stagione delle primarie negli Stati Uniti. Si tratta forse delle elezioni presidenziali più inedite della storia statunitense recente: infatti, accanto a candidati attendibili come Hillary Clinton, ormai alla seconda corsa alla Casa Bianca, o Jeb Bush, fratello di un ex Presidente e figlio di un altro, si sono presentati dei personaggi che raramente sarebbero ritenuti eleggibili. Se tra i Repubblicani abbiamo, infatti, quella mina vagante nemica del politically correct che è Donald Trump, nelle file Democrat troviamo Bernie Sanders, l’unico membro del Congresso degli Stati Uniti che si sia definito esplicitamente socialista dai temi del maccartismo.

In un Paese come gli Stati Uniti, che fa del liberismo sfrenato la propria bandiera da decenni, un candidato come Bernie Sanders non dovrebbe minimamente spaventare una come la Clinton, forte anche della convinzione, all’interno di parte dell’opinione pubblica, che sia tempo di avere una Presidentessa. Eppure, contro ogni previsione, l’1 Febbraio i democratici dell’Iowa hanno deciso diversamente. Il risultato, spiazzante benchè prevedibile analizzando i  vari polls che vedevano Hillary e Bernie distanti di pochi punti percentuali, è stato un virtuale pareggio: 49,8% per l’ex First Lady a 49,6% per Sanders, con un Martin O’Malley dimenticato allo 0,5%. Cos’ha reso un semplice settantenne Senatore del Vermont un fenomeno simile? E quali sono le differenze tra i due principali candidati dell’Asinello alla Presindenza?

Nato nel 1941 da genitori ebrei fuggiti da una Polonia minacciata dai Nazisti, Bernard Sanders è stato membro della Camera dei Rappresentanti per sette mandati, a partire dal 1991, ed è Senatore dal 2006, riconfermato per il secondo mandato con larga maggioranza nel 2012. Hillary Clinton, classe 1947, invece, è stata First Lady dell’Arkansas prima che degli Stati Uniti, come consorte del democratico Bill Clinton, Senatrice dal 2001 al 2009 e 67esima Segretaria di Stato dal 2009 al 2013, dopo aver perso alle primarie nel 2008 contro un giovane Barack Obama. Entrambi hanno dunque alle spalle una brillante sebbene diversa carriera politica. Non è l’esperienza, infatti, che più li distingue tra loro.

Benchè su molti punti le loro posizioni coincidano, è dal punto di vista della mera visione politica che i due divergono irreparabilmente. Da una parte abbiamo il pragmatismo, la Realpolitik, un atteggiamento moderato e attento al politically correct, che punta al centro. Dall’altra, un politico totalmente anticonvenzionale, al punto da non poter essere forse compreso da quella grande fascia di popolazione americana che semplicemente non concepisce il concetto di welfare state. Un uomo che, per propria ammissione, se eletto provocherebbe “una rivoluzione politica”. Un sognatore, probabilmente: uno di quei sognatori, però, che tanto piacciono ai giovani e ai disperati. Forse, il modo migliore per comprendere l’approccio indubbiamente contrapposto dei due alla Presidenza è citare un aneddoto, raccontato da Politico in un recente articolo. Si tratta del primo incontro tra Sanders e la Clinton, dopo la vittoria del marito di quest’ultima nel 1992. Già all’epoca, il rappresentante del Vermont cercava di portare avanti una proposta di riforma del sistema sanitario che lo rendesse gratuito e accessibile a tutti.  «Lei disse “Le sue argomentazioni sono molto convincenti, ma crede davvero che ci sia una singola forza sulla faccia della Terra che possa contrastare i milioni di dollari che il settore assicurativo impiegherebbe per impedire che questa riforma andasse in porto?” Uno dei presenti rispose: “Potrebbe riuscirci un Presidente degli Stati Uniti che effettivamente guidasse il popolo americano.” Al che lei disse: “Dimmi qualcosa di realistico.”»

E forse è davvero una battaglia contro i giganti, quella che Bernie Sanders, al grido di #FeelTheBern, si propone di condurre. Di certo, molte delle sue promesse elettorali andranno a scontrarsi prepontentemente contro zoccoli duri della società e dell’economia statunitensi, ferocemente liberisti e pronti a tutto per non essere privati della propria “libertà”. Oltre alla sua lotta per introdurre un sistema sanitario federale gratuito finanziato dai contribuenti, conosciuto come “single-payer healthcare system“, uno dei capisaldi della sua campagna è l’educazione superiore gratuita: in particolare, si ripromette di risolvere il soffocante problema dei debiti universitari rendendo i college tuition-free, tassando le speculazioni di Wall Street. Supporta, inoltre, la legalizzazione della marijuana nei vari Stati, la chiusura delle prigioni private e un’espansione della social security. Un articolo del Business Insider mostra molto chiaramente i punti in cui le sue posizioni coincidono o no con quelle della Clinton.

Con un programma simile, la presa sulle fasce più giovani della popolazione era inevitabile. Lo dimostrano chiaramente i risultati ottenuti in Iowa ieri: i sondaggi, infatti, danno Sanders come favorito per l’84% dei votanti Democrat under-30 (dati Politico). . Si tratta di una generazione che non ha vissuto gli anni soffocanti della Guerra Fredda, che portavano con sè una forte retorica anticomunista, ma che sente sulle proprie spalle tutto il disagio e l’incertezza che ha seguito la crisi economica del 2008. Non sono in pochi a credere in questa improbabile rivoluzione nel cuore della patria del liberismo: Sanders sta infatti basando la propria compagna elettorale su piccole donazioni volontarie, raccogliendo però così oltre 1 milione e mezzo di dollari soltanto nel primo giorno di campagna. Tantissimi, ovviamente, anche i detrattori, che lo accusano di non fare promesse credibili, di essere poco ancorato alla realtà dei fatti o, ancora, di star tramando contro gli Stati Uniti per farne un paese socialista e internazionalmente ininfluente.

Quando i giovani, i lavoratori, gli anziani si alzereranno in piedi e diranno chiaramente che il troppo è troppo, che il governo del nostro grande paese appartiene a tutti e non soltanto a un pugno di milionari… Quando tutto questo succederà noi trasformeremo questo Paese” è ciò che ha dichiarato il 74enne dopo aver saputo del virtuale pareggio con la principale avversaria. La strada è ancora lunga, gli Stati da conquistare tantissimi, ma una cosa è certa: comunque vada, potremmo dire di aver visto un socialista cercare di trasformare gli Stati Uniti d’America, e tantissime persone credere al suo sogno insieme a lui.

[youtube.com https://www.youtube.com/watch?v=g8QZjCOgeBo]

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Ex siddina talvolta nostalgica di Gorizia, studia Giornalismo e Diritti Umani a Parigi dopo essersi innamorata della stampa con Sconfinare. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte.

1 Comment on Bernie Sanders: l’incredibile corsa di un socialista alla Casa Bianca

  1. Ottimo articolo, scritto in maniera semplice ed efficace, se fossi un cittadino statunitense forse voterei per Sander, SEMPRE MEGLIO DELLA TERRORISTA SANGUINARIA HILLARY CLINTON, LA CREATRICE E FINANZIATRICE DEL DAESH, AL TEMPO DEL DIPARTIMENTO DI STATO…
    Saluti …

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