Boko Haram: prove generali per la creazione di un califfato in Nigeria

Dopo gli attentati Boko Haram mira a conquiste territoriali stabili, in modo da fondare un vero e proprio stato, emulando l’Isis. Il tutto mentre il governo nigeriano non riesce a contrastarne l’avanzata ed è pressato dalle imminenti elezioni.

Mentre la Francia stava ancora cerando di voltare una delle pagine più buie della sua storia recente (la strage della redazione del giornale satirico Charlie Hebdo ad opera di 2 jihadisti), il 10 gennaio a Maiduguri, una cittadina dello stato del Borno nel nord-est della Nigeria, una bambina di circa 10 anni carica di esplosivo si faceva saltare in aria provocando la morte di 16 persone. Questo avvenimento scioccante è solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi terroristici orchestrati dai ribelli di Boko Haram, un gruppo di fondamentalisti islamici, già assurto agli onori della cronaca internazionale nel 2014, quando aveva rapito 276 studentesse nigeriane in una scuola a Chibok (tuttora della maggior parte di esse non si sa nulla). L’obiettivo dei jihadisti e del loro leader Abubakar Shekau è l’instaurazione di un califfato islamico nel nord della Nigeria (ovvero nella parte dello stato africano a maggioranza musulmana).

Nelle ultime settimane essi hanno intensificato gli attacchi, poiché si avvicina la data delle elezioni previste per il 14 febbraio, che vedrà fronteggiarsi i 2 principali partiti politici del paese, il People’s Democratic Party, attualmente al potere e l’All Progressives Congress all’opposizione. I ribelli hanno espresso più volte la loro opposizione alla democrazia ed al governo laico, perciò, con la recente escalation di violenza, essi mirano a scoraggiare gli elettori dal recarsi alle urne. Ciò inasprirebbe ulteriormente le tensioni nel panorama politico nigeriano, poiché l’All Progressives Congress ha il proprio bacino elettorale nel nord della Nigeria e non accetterebbe un risultato in cui una parte significativa del proprio elettorato sia stata privata della facoltà di votare.

L’ascesa di Boko Haram e l’instabilità della Nigeria sono dovute ad una molteplicità di fattori. Tra questi troviamo le tensioni religiose tra musulmani (concentrati nel Nord) e cristiani (maggioritari nel Sud), gli interessi tribali e regionali legati allo sfruttamento delle risorse naturali, il cancro endemico rappresentato dalla corruzione di politici e militari ed il crescente dissesto economico del paese, in particolare delle sue regioni settentrionali afflitte da povertà, sottosviluppo e spesso trascurate (se non addirittura ignorate) dal governo centrale. Il caos che attualmente regna in Nigeria ricorda in modo allarmante la situazione che ha favorito la travolgente avanzata dello Stato Islamico in Iraq e Siria. Le forze di sicurezza locali mancano di addestramento e sono fortemente demotivate a seguito dei numerosi rovesci subiti, inoltre il governo sembra non essere in grado di contrastare la crescita esponenziale che caratterizza l’organizzazione jihadista ormai da qualche tempo.

È soprattutto al suo attuale leader Abubakar Shekau che Boko Haram deve la sua espansione. Quest’ultimo ha avviato la massiccia campagna di reclutamento nel confinante stato del Ciad, che ha consentito all’organizzazione di arrivare a contare oltre 10mila combattenti e si deve ascrivere a Shekau la scelta dello stato del Borno come nuova base operativa dei ribelli. Lo scorso agosto il leader dei ribelli ha proclamato il califfato e nel Borno ha iniziato a porre le fondamenta per costituire un’entità statale vera e propria, votata all’occupazione stabile del territorio più che al saccheggio. Il gruppo ha fatto della regione una fortezza impenetrabile, abbattendo ponti, strade e minando i confini con le zone sotto controllo governativo. In quest’ottica va vista l’offensiva scatenata il 3 gennaio contro la città di Baga, uno degli ultimi presidi dell’esercito nigeriano nel nord del Borno: i jihadisti hanno sbaragliato e messo in fuga i militari ed ucciso più di 2000 persone. La scelta del Borno non è casuale, poiché è uno stato estremamente povero, con la qualità di vita più bassa di tutta la Nigeria.  Nell’area, inoltre, era già in vigore la sharia.

La recente linea d’azione di Boko Haram è dovuta anche al fatto che il gruppo mira ad emulare lo Stato Islamico, perciò Shekau ha deciso di stanziare maggiori fondi per migliorare le capacità mediatiche dell’organizzazione. Inoltre, lo scorso novembre, si è fatto filmare mentre recitava un sermone in una moschea, in un goffo tentativo di richiamarsi al video in cui Al Baghdadi annunciava la proclamazione del califfato. Vi è una precisa ragione dietro queste scelte: il denaro. Infatti da diversi mesi lo Stato Islamico concede generosi finanziamenti alle organizzazioni che dichiarano di volersi affiliare ad esso. In questo modo i jihadisti mediorientali mirano a creare un network mondiale e ad incrementare la propria legittimità presso il mondo arabo, approfittando del vuoto lasciato da Al Qaeda, che dalla morte di Bin Laden sembra aver trascurato gli estremisti islamici delle aree periferiche del mondo musulmano.

In conclusione lo scenario appare di difficile, se non impossibile, gestione da parte del presidente nigeriano Goodluck Jonathan, che ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di far fronte all’emergenza. Se la situazione dovesse precipitare ulteriormente, non è da escludere che le potenze occidentali possano considerare l’ipotesi di un intervento armato come quello francese in Mali, poiché vi sono importanti giacimenti petroliferi nell’area e gli estremisti di Boko Haram non tarderanno a farne un obiettivo primario una volta consolidata la propria posizione nel Borno.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: