Bolero / Carmina Burana al Teatro Verdi

Di Giampaolo Rizzo & Valentina Montesel

Sabato 29 gennaio si è tenuto presso il Teatro Verdi di Gorizia lo spettacolo di balletto Bolero/Carmina Burana, tenuto dalla compagnia ungherese Gyori Balett. Articolato in due atti, ha visto protagonisti 26 ballerini coordinati da due diversi coreografi: Andras Lukacs e György Vámos (Youri Vamos).
16523834_1046200055484421_944164477_oIl primo atto comincia con l’ostinato delle percussioni del Boléro di Maurice Ravel, ed una ballerina solista che segue la melodia del primo flauto. Man mano che il progredire del brano ripete il tema con clarinetto, fagotto ed oboe, compare l’intero corpo di ballo, diviso in due gruppi che vedono contrappo
sti la parte maschile e quella femminile. I costumi catturano l’attenzione: lunghe gonne nere di tessuto leggero ed impalpabile, sia per gli uomini che per le donne, che ondeggiano seguendo ogni lieve movimento. Le ballerine hanno delle vistose collane di perle nere e scintillanti, mentre gli uomini mostrano con fierezza i loro corpi scultorei, resi marmorei dalle luci bianche. Il balletto è un’ode all’amore ed alla sensualità, è un gioco di seduzione che si fa tanto più intenso quanto il crescendo della musica coinvolge il pubblico. Da figure orizzontali e collettive, la danza si sviluppa mano a mano sempre più in verticale, attraverso salti, prese, braccia e gambe che sfidano la gravità. Si conclude con il celeberrimo maestoso finale, che culmina nell’accordo dissonante di percussioni e fiati.
Dopo una pausa tecnica riprende lo spettacolo con i Carmina Burana di Carl Orff su coreografia di György Vámos. Aprono i toni gravi dell’O Fortuna! con un albero proiettato sul fondale, unico elemento di scenografia, che man mano si divide, mentre i ballerini mantengono un andamento austero nei loro costumi verdi e gialli. Ma col proseguire dell’opera segue il disgelo della primavera ed i movimenti divengono più dinamici e vivaci. Tra le figure femminili si distingue una vergine, spogliata dalle compagne al termine del Chramer e lasciata in balia delle insistenti seduzioni degli uomini che la circondano, finché tra questi non emerge un giovane ragazzo col quale s’innamora. L’armonia dell’amore tra uomo e donna arriva al culmine con Ave Formosissima, quando ballerini e ballerine sono schierati, petto al pubblico, ad intonare quest’inno di bellezza per poi concludere riprendendo l’O Fortuna iniziale, con l’albero ricongiunto ed in fiore sul fondale.16522651_1046200008817759_712302409_nL‘opera ci ricorda, grazie alla costante metafora dello sbocciare della primavera, la ciclicità della vita e l’alternarsi della fortuna dando risalto alla passione tra uomo e donna quale forza costante per resistere alle umane vicende, senza fare eccezioni a vizi e debolezze.
Si è dimostrato, quindi, sapiente il lavoro della coreografia nel mantenere questo nesso giocando con l’iterazione tra le figure maschili e femminili ricreando perfette simmetrie nei passi con plasticità delle movenze.

L’étoile Melinda Berzéky, giovanissima ed emozionata ci commenta così il proprio ruolo: “Nel primo pezzo le ragazze e i ragazzi sono molto eleganti e forti ed i loro movimenti richiedono che i corpi siano allenati. E’ come una sorta di celebrazione. Nell’altro pezzo, invece, interpreto il ruolo di una vergine, quindi una ragazza graziosa che deve interagire con gli altri ragazzi più adulti.
Interviene il direttore della compagnia Janos Kiss: “La serata è intitolata “Generations”: il Boléro e stato preparato dal giovane ed esordiente coreografo Andràs Lukacs e l’altra opera, Carmina Burana, è stata curata da Youri Vàmos, più anziano e rinomato. Questa serata è stata fatta per il 35° anniversario della nostra compagnia. Sono tra i membri fondatori della compagnia, che guido da 25 anni. Abbiamo molti ricordi dell’Italia, dato che vi abbiamo fatto diversi tour. Una volta diplomato all’accademia di danza a Budapest, la prima tournée è stata in Italia, perché ai tempi del socialismo non era permesso andare più a Ovest, e la prima performance è stata a Milano. Poi son seguite Palermo, Bari, Lecce, ma il più bel ricordo è di Firenze. Abbiamo viaggiato molto in tutta Europa, Asia e America. Questa è la nostra 38^ stagione, per cui sono già tre anni che portiamo in scena questo spettacolo, dal 35° anniversario.

Degno di nota è il commento che ci lascia Luigi Iannone, ballerino professionista ed unico componente italiano della compagnia Gyor, alla domanda: “L’arte è in grado di attraversare storia e confini, per comunicare dei messaggi universali di bellezza ed amore?”. Ecco la sua risposta: “Già durante la seconda guerra mondiale, in America, il governo decise di usare la danza come mezzo per divulgare messaggi propagandistici e di pace. Questo quindi fa pensare che la danza sia un ottimo mezzo di comunicazione. Dal mio punto di vista credo nella forza espressiva dell’arte e soprattutto in quello della danza, penso che essa possa dare un messaggio diretto e possa unire i popoli e far capire l’amore. Magari il messaggio non è immediato come nella letteratura, ma sono sicuro che dopo uno spettacolo al pubblico rimane qualcosa ed anche se inconsciamente quel qualcosa entra a far parte della nostra vita.

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