Brasile, sfrattati per ospitare i Mondiali

In Brasile si disputeranno i prossimi mondiali di calcio (foto: Catcomm via Flickr CC)
In Brasile si disputeranno i prossimi mondiali di calcio (foto: Catcomm via Flickr)

Manca ormai poco più di un anno all’inizio dei mondiali di calcio targati FIFA e in Brasile i lavori di modernizzazione sembrano a buon punto: il Paese sta avendo l’occasione, come fu per la Polonia l’anno scorso con gli Europei, di sfruttare un interessante trampolino di lancio per far decollare una volta per tutte lo sviluppo. Si sa infatti che tutti gli eventi sportivi, Mondiali e Olimpiadi in particolare (anche queste si svolgeranno a Rio de Janeiro nel 2016), costituiscono per il fortunato paese che li ospita una ghiotta opportunità di guadagno non solo economico, ma anche mediatico e sociale.

Nei prossimi quattro anni il Brasile sarà impegnato nell’organizzazione di ben due di queste manifestazioni, che porteranno nel paese del carnevale di Rio migliaia di visitatori stranieri e forniranno un grande aiuto al sistema economico nazionale, colpito come altri paesi in via di sviluppo da una grave crisi finanziaria. Il Brasile certamente continua a crescere, ma non più ai ritmi di qualche anno fa, quando sembrava destinato, insieme a India e Cina, a bruciare le tappe della crescita e a inserirsi prepotentemente nella cerchia delle nazioni più potenti del mondo. Tuttavia, i margini di miglioramento sono molto ampi e Mondiali e Olimpiadi non possono far altro che giovare a una gran parte della popolazione brasiliana. Una gran parte, appunto. Non tutti.

Insieme a coloro che nel presente e in futuro guadagnano e guadagneranno parecchi vantaggi dall’organizzazione delle competizioni calcistiche e olimpiche, ci sono anche diversi brasiliani che stanno pagando con la propria casa i costi delle enormi infrastrutture destinate a rendere più agevole lo svolgimento delle manifestazioni. Negli ultimi due anni sono stati avviati decine di nuovi cantieri nelle maggiori città del Brasile (Brasilia, Porto Alegre, Rio de Janeiro, San Paolo, Recife), cantieri che hanno costretto le autorità a prendere drastici provvedimenti per “fare spazio” ai nuovi e imponenti monumenti dello sport (e di conseguenza a tutte le strutture necessarie a supportarli).

A svelare l’escamotage delle autorità brasiliane è stato un rapporto di Amnesty International, secondo il quale durante il 2012 il governo di Brasilia ha proceduto allo sgombero forzato di centinaia di residenti delle zone destinate a essere totalmente ricostruite in vista degli importanti eventi di cui si è detto prima. Secondo l’organizzazione, gli sfratti sarebbero stati effettuati senza nemmeno informare i residenti circa le proposte alternative del governo, che effettivamente non ha precisato quali sarebbero state le nuove case dei brasiliani rimasti senza. Sembrerebbe che le autorità non si siano impegnate a fondo per vagliare tutte le ipotesi alternative allo sfratto e che per di più i risarcimenti non siano stati per nulla adeguati.

Le famiglie colpite sono state invece spostate in alloggi decisamente poco consoni ad ospitare così tante persone, soprattutto a causa delle scarse norme di sicurezza che minano la già precaria adeguatezza di queste nuove abitazioni. Per fare un esempio, a Providencia, quartiere centrale di Rio de Janeiro, 140 case sono già state demolite e altre 800 sono in via di demolizione, il tutto secondo un progetto di rivitalizzazione del centro della città varato appositamente per l’arrivo dei Mondiali. Numerosi sono stati gli sfratti anche nei quartieri di Cosmo, Campo Grande e nel sito di Pinheirinho (stato di San Paolo). Pare inoltre che le autorità non abbiano risparmiato nemmeno l’uso di cani, gas lacrimogeni e proiettili di gomma per forzare ancora di più le operazioni di sfratto. Attualmente Onu e Amnesty International, che hanno criticato pesantemente il Brasile per il trattamento riservato alle popolazioni, stimano che ci sia un totale di almeno 170 mila sfratti in corso in tutto il paese, sfratti che colpiscono per di più famiglie con gravi difficoltà economiche.

Con l’inizio della Confederation’s Cup a giugno è scoppiato il caos. Più di 75 città sono coinvolte in una protesta nazionale che sembra non voler conoscere compromessi di sorta e che ha già fatto contare le prime vittime: due sono infatti i morti accertati. L’evento calcistico che vede partecipare le 8 nazionali più in vista del momento ha fornito al popolo brasiliano l’occasione per poter avviare una serie di manifestazioni decisamente poco pacifiche e agguerrite nei confronti delle classi dirigenti, ma in realtà le cause delle sommosse (che hanno finora coinvolto circa 1 milione di persone) sono altre. Prime fra tutte il malgoverno e la corruzione, due prerogative che in Brasile sembrano piuttosto radicate. L’aumento del prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici, corrispondente a 70 centesimi di euro, e gli innumerevoli fondi stanziati dal governo per finanziare la costruzione di opere finalizzate ad ospitare i Mondiali FIFA 2014 e le Olimpiadi del 2016 (15 miliardi di dollari solo per gli eventi calcistici) hanno definitivamente fatto esplodere nei cittadini brasiliani un impeto di rabbia. Rabbia motivata e pienamente giustificata, ovviamente. In un Paese in cui la maggior parte della popolazione fa fatica a vivere e in cui i servizi sociali minimi sono piuttosto scadenti, l’ultima cosa utile sarebbe proprio stata l’organizzazione di dispendiosi giochi sportivi, i cui costi gravano su coloro che sono già poveri e i cui profitti vanno invece ad arricchire le tasche dei soliti noti.

Il 21 giugno il primo ministro brasiliano Dilma Rousseff ha convocato d’urgenza il consiglio dei ministri, con lo scopo di trovare una soluzione immediata per fermare le violente manifestazioni popolari. L’esito della riunione ministeriale pare sia stato positivo, soprattutto per la FIFA, che non vedrà annullarsi le prossime partite della Confederation’s né l’intero pacchetto dei Mondiali del prossimo anno. Il governo sembra intenzionato anche a effettuare una generosa apertura alle riforme più urgenti (sanità, istruzione e infrastrutture pubbliche), a patto che il popolo non utilizzi la violenza per manifestare, cosa che, a detta della Rousseff, danneggerebbe in modo irreversibile l’immagine del Paese. Effettivamente, i manifestanti violenti sono solo una minoranza e le proteste hanno prevalentemente un carattere pacifico; tuttavia, le promesse non bastano per placare gli animi dei cittadini e bisognerà passare al più presto ai fatti.

Nel frattempo Olimpiadi e Mondiali sembrano salvi, almeno per il momento. Considerate come la giusta ricetta per far decollare l’economia di un paese in via di sviluppo come il Brasile, queste manifestazioni si sono rivelate in realtà un enorme investimento a vantaggio dei più ricchi: agli altri non resteranno che le briciole e, sempre che le partite vengano giocate, qualche numero dei fantasisti della nazionale. Gli eventi sportivi rischiano di mostrare al mondo un’immagine falsa e idealizzata di un paese in cui la realtà è molto diversa: in Brasile non bastano un pallone fatto di stracci e un paio di porte sgangherate per essere felici; servono le riforme, riforme che siano davvero a vantaggio di tutti.

I Mondiali e le Olimpiadi sono due manifestazioni importantissime a livello mondiale, che recano al paese che le ospita diversi benefici; ma è davvero necessario che siano le famiglie più povere a pagare il conto?

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Appassionato di storia e di arte, mi interesso anche di politica nazionale e internazionale. Se potessi, passerei gran parte del tempo a viaggiare in giro per il mondo: non esiste cosa migliore! Frequento il terzo anno di Scienze Internazionali e Diplomatiche e (forse) sono proprio un aspirante diplomatico, con un grande interesse per il giornalismo.

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