Camila Vallejo e le premesse per un Cile più giovane e democratico

Michelle Bachelet e Camila Vallejo | Foto Michelle Bachelet via Flickr

Il 17 novembre i cileni hanno votato per scegliere il loro nuovo presidente. E fin qui niente di nuovo per un paese democratico. In Cile, però, la ventenne democrazia sembra non aver ancora raggiunto la piena affermazione. La dittatura di Pinochet, come la maggior parte dei governi dittatoriali (si pensi al fascismo in Italia), ha lasciato in eredità all’attuale Paese sistemi residuali che influenzano soprattutto l’economia e l’istruzione. Ma i cileni e la comunità internazionale hanno realmente preso coscienza di ciò soltanto a partire dal 2011.

Grazie a una delle economie più solide del territorio sudamericano, un basso tasso di disoccupazione e povertà, il Cile era il “giaguaro dell’ America Latina”. Questo fino al 2011, quando un grande movimento studentesco mise sotto i riflettori la persistenza di alcuni principi dittatoriali  nel campo dell’istruzione. L’università pubblica cilena, infatti, prevede una retta mensile di quasi 1000 euro, come negli anni di Pinochet, ha un basso livello accademico e non garantisce un futuro post-laurea. Quindi la maggior parte degli studenti è costretta a chiedere un prestito anche per poter frequentare una scadente università pubblica. Già nel 2006, durante il governo Bachelet, la “rivoluzione pinguina” aveva chiesto la statalizzazione dell’istruzione, ma con scarsi risultati (ottenne solo la cosidetta “truffa progressista”). Nel 2011, invece, 200 mila persone, tra cui studenti, insegnanti e famiglie, scesero in piazza per tre volte e fecero precipitare la fiducia dell’allora presidente Piñera dal 70% al 35%. Dalle strutture universitarie i giovani avevano diffuso il movimento a tutta la società.

Il principale collegamento tra le elezioni presidenziali del 2013 e i movimenti studenteschi è una persona: una giovane donna cilena di nome Camila Vallejo. Questa neomamma venticinquenne sta per entrare nel nuovo parlamento cileno come membro di Nueva Majora, la coalizione guidata dalla candidata alla presidenza Michelle Bachelet. Ed è merito suo se nel 2011, quando era presidente della Federation de Estudiantes de la Universidad de Chile (FECh), il movimento studentesco cileno si è guadagnato un respiro internazionale.

Camila Vallejo viene descritta come una giovane riservata e riflessiva che si è rivelata molto audace e determinata. In 106 anni di storia della FECh è stata la seconda donna a esserne presidente. Militante della Juventudes Comunistas de Chile, ha seguito la decisione del proprio partito di appoggiare la coalizione della Bachelet alle ultime elezioni presidenziali, sulla base di un complesso sistema elettorale che esclude di fatto dalla competizione le piccole formazioni. Fino a poco tempo fa la Vallejo criticava la Bachelet per il suo scarso impegno nel migliorare le condizioni della classe media e la sua presa di posizione alle elezioni ha scatenato un forte odio nei suoi confronti, da  parte di esponenti dell’estrema sinistra così come della destra. I suoi avversari hanno trovato in questo modo un motivo di scontro più valido delle battutine maschiliste sulla sua bellezza. La pasionaria cilena (così è stata soprannominata specialmente per i suoi occhi di ghiaccio) è stata spesso accusata di aver ottenuto una certa importanza soltanto grazie al suo aspetto fisico. Una bellezza ritenuta estranea, tra l’altro, alla tradizione del suo partito e una bellezza che, come ha affermato lei stessa, non si è scelta, al contrario delle sue battaglie.

Camila Vallejo è entrata in collaborazione con Michelle Bachelet, ma in cambio ha ottenuto dalla prima donna presidente del Cile – che spera di essere riconfermata al ballottaggio del 15 dicembre – la promessa di raccogliere 8 miliardi di dollari per l’istruzione e di rendere gratuiti i corsi universitari entro sei mesi. La giovane cilena ha riconosciuto l’importanza per il Cile di una collaborazione tra le forze politiche, quindi la necessità di strategia oltre che di principi. Una prospettiva che fa sperare in buoni risultati, ma che potrebbe portare anche instabilità e scarsezza decisionale.

Il 17 novembre la Vallejo ha ottenuto il 44 % delle preferenze nel distretto elettorale La Florida di Santiago, quindi la sua presenza nel nuovo parlamento cileno è già sicura, indipendentemente da chi vincerà al ballottaggio (Bachelet o Matthei). Se riuscirà a concretizzare le proprie convinzioni così come è riuscita a espandere il movimento studentesco, il Cile potrebbe avere dei grandi cambiamenti. Il fatto che con Camila entreranno in parlamento altri due giovani (Giorgio Jackson e Gabriel Borico, cresciuti come lei nelle federazioni studentesche) è già un segnale positivo di ricambio generazionale e di apertura alla novità.

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Studentessa che cerca il particolare nell'ordinario e l'ordinario nel particolare. Senza sapere esattamente cosa sia particolare e cosa ordinario.

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