Camila Vallejo, luci e ombre del giovane astro del comunismo cileno

Camila Vallejo ospite a un convegno in Germania, 2012 (Rosa Luxemburg-Stiftung/ Flickr/ Wikipedia)
Camila Vallejo ospite a un convegno in Germania, 2012 (Rosa Luxemburg-Stiftung/ Flickr/ Wikipedia)

Il mondo l’ha conosciuta per la prima volta nel 2011, all’apice delle proteste degli studenti cileni contro l’allora Presidente Sebastián Piñera e la sua concezione di educazione come “bene di consumo” (La Nacion): Camila Antonia Amaranta Vallejo Dowling, nota più comunemente come Camila Vallejo, era una delle leader di quelle proteste che riuscirono a portare in piazza milioni di persone in quell’estate e nei mesi successivi.

Era, appunto, perché da allora la ragazza ne ha fatta di strada, fino a diventare, nel 2013, deputata al Parlamento cileno nelle fila del Partito Comunista del Cile (PCCh), che sostiene l’attuale governo della socialista Michelle Bachelet. Ma facciamo un passo indietro, perché da quando Newsweek inserì Vallejo nel 2012 tra le “150 Fearless Women” n’è passata di acqua sotto i ponti. E magari non tutti sanno che il comunismo non è sopravvissuto solo a Cuba, Cina o Vietnam ma anzi ha addirittura un “volto giovane”.

Nata a Santiago del Cile nel 1988 da una coppia di ex militanti comunisti negli anni ‘70, la futura icona delle proteste studentesche non aveva mai intrapreso lotte politiche fino all’arrivo all’università. Dalle numerose interviste che aveva rilasciato in quel periodo – diventando una calamita irresistibile per i media internazionali – emerse che non si era mai schierata apertamente, nemmeno alle assemblee d’istituto alle superiori.

La bandiera del Partico Comunista Cileno (Alex Proimos/ Wikipedia)
La bandiera del Partico Comunista Cileno (Alex Proimos/ Wikipedia)

La svolta avvenne dopo il suo ingresso all’Università del Cile nel 2006, per studiare Geografia: il contatto con i circoli studenteschi di sinistra completarono la folgorazione sulla via di Damasco. Entrata nella Juventudes Comunistas de Chile, ala giovanile del Partito, ne divenne presto uno degli elementi di punta, tanto da venir eletta Presidente della Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile (FECh) nel 2010 – carica che perse l’anno dopo a vantaggio dell’avversario di estrema sinistra Gabriel Boric, ottenendo comunque la vicepresidenza.

Nonostante ciò, proprio quell’anno ottenne un successo mediatico inedito: la sua verve politica e il suo aspetto fisico fecero di lei una vera “star”, paragonabile per certi versi alla Katniss Everdeen di “Hunger Games”. Certo non aiutò a farla passare innoservata la minaccia che le arrivò indirettamente via Twitter da Tatiana Acuña Selles, alta funzionaria del Ministero della Cultura: “se mata la perra y se acaba la leva” (“si ammazza la cagna e ci si sbarazza della figliata”), citazione niente di meno che dell’ex dittatore Pinochet. In risposta alle numerose minaccericevute dalla giovane, nel 2011 la Corte Suprema le assegnò la scorta.

Ormai diventata un modello per tantissimi coetanei e non solo, il “salto di qualità” avvenne nel 2013, con la candidatura alle elezioni parlamentari – e relativa vittoria con il 43,66% dei voti nel proprio distretto (Repubblica/Reuters) – nelle file della Gioventù Comunista: l’ingresso alla Camera dei Deputati, non segnerà però la sua scomparsa dalla lotta per l’istruzione pubblica, grosso problema per il Paese dal periodo della dittatura, ma anzi continua a portarla avanti come Presidente della commissione Educazione della Camera, carica che ricopre da marzo 2015.

La ventottenne di La Florida dev’essere sicuramente una donna tosta, che affronta quotidianamente le allussioni degli avversari al suo aspetto fisico – “Non ho scelto io il mio aspetto fisico, ho scelto però le mie battaglie” è la sua risposta, riportata da Benedetta Argentieri sul Corriere della Sera – ma che ha ceduto alle decisioni di partito quando il PCCh ha voluto sostenere la coalizione di centro-sinistra Nueva Mayoría (Nuova Maggioranza), guidata dall’ex Presidentessa della Repubblica Bachelet – scommessa vinta con il 26% delle preferenze.

Vallejo, prima da destra, sul palco durante un comizio con la socialista Bachelet, seconda da sinistra (Wikipedia)
Vallejo, prima da destra, sul palco durante un comizio con la socialista Bachelet, seconda da sinistra (Michelle Bachelet/ Flickr/ Wikipedia)

Un boccone amaro per la giovane, perché la numero uno del Partito Socialista Cileno è tra quei governanti che hanno eluso in tutti questi anni il problema di un’istruzione dominata da università private e che, anche se pubblica, arriva a costare 50mila dollari (Adnkronos) per competare il ciclo di studi. “Sempre meglio che Piñera”, deve aver pensato, sperando anche nella riforma promessa e approvata nel 2014.

Ma non era abbastanza. Camila lo sapeva bene, dato che ha completato gli studi appena nel 2013, e nel suo progetto punta al nodo della questione: la gratuità dell’accesso alle università pubbliche. Già possibile per “178mila studenti provenienti dalle fasce più povere della popolazione, con il programma di estendere l’esenzione dal pagamento delle rette all’intera popolazione universitaria entro quattro anni”, ha scritto Raffele Lupoli su Left.

Ci sono però anche zone d’ombra nel volto angelico di questa pasionaria latina: come il fatto di non aver voluto incontrare la blogger e attivista cubana Yoani Sánchez, da anni tenuta sotto stretta sorveglianza dal regime castrista, durante una sua visita sull’isola nel 2012. Intervistata da Lorena Chauca di Publimetro Perú, Sanchez ha commentato così: “Purtroppo, Camila si è lasciata irretire dalle indicazioni governative ed è stato un vero peccato perché la sua immagine internazionale pare l’esatto contrario. Si mostra contestataria e coraggiosa, ma a Cuba si è lasciata pilotare dal governo e rinchiudere in un programma prestabilito” (traduzione di Gordiano Lupi su AgoraVox).

Camila Vallejo durante la gravidanza, 2013 (Wikipedia)
Camila Vallejo durante la gravidanza, 2013 (Wikipedia)

Della Vallejo avevamo scritto già tempo fa, prima e dopo la sua elezione a deputata. Ma a quasi sei anni dalla sua esplosione mediatica internazionale e quattro dal suo ingresso nella “sala dei bottoni”, diventa interessante osservare da un’altra angolazione questa figura intrigante sotto ogni punto di vista. Così, la vediamo piangere la scomparsa del Leader Maximo Fidel Castro, definendolo una fonte di ispirazione per molti, un uomo di principi che garantiva i diritti e la dignità della sua gente” (CubaSÍ) e riportare in auge la questione morale di berlingueriana memoria: Una delle cose che ci ha messo in vantaggio (noi del PCCh, ndr) rispetto agli altri partiti è che abbiamo le mani pulite. Non abbiamo avuto casi di contributi privati o qualcosa di simile” (El Dinamo).

Dove potrà arrivare la geografa e mamma di una bambina di sei anni nessuno lo sa. Per farsi un’idea, bisogna capire se i bisogni reali per cui è stata eletta continueranno ad avere la priorità nella sua agenda politica o se, per volere del Partito o per assecondare interessi ben più complessi, il suo volto rimarrà uno dei tanti che hanno sfruttato la FECh come trampolino di lancio. Sicuramente resterà il più affascinante.

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Studente al SID di Gorizia, sono stato caporedattore di Sconfinare tra il 2017 e il 2018. Friulano, sono appassionato di frontiere, soprattutto quelle del Corno d'Africa. Dicono che sono sempre impegnato, ma non ho mai avuto tempo per rispondere che è vero.

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