Caro, Carissimo Papa

I retroscena di una visita memorabile

La recente visita del Santo Padre nella nostra Regione, oltre ad un’ondata di ritrovato entusiasmo cattolico, ha scatenato un gran numero di polemiche dovute agli ingenti costi per la realizzazione dell’evento. Come già avvenuto a Palermo e nel regno Unito nell’ottobre dello scorso anno, anche nel profondo Nordest italiano si è dato vita ad un acceso dibattito intra ed extra ecclesiale. Negli intenti del Comitato Organizzatore, in accordo con i Vescovi del triveneto, il criterio decisivo era quello di offrire una calorosa, curata e semplice accoglienza al papa, «senza però chiedere speciali finanziamenti alle istituzioni pubbliche». Come fare dunque?
Una nota da parte dei Vescovi chiariva questo punto indicando come soluzione la “scelta” da parte delle singole diocesi di sostenere la totalità delle spese con il supporto di tutti i fedeli, invitati a partecipare liberamente e secondo la propria disponibilità a una colletta straordinaria.
La notizia, passata inizialmente (volutamente?) in sordina è diventata argomento di discussione a seguito della pubblicazione da parte del settimanale diocesano di Padova, “La Difesa del Popolo”, di una lettera inviata dal parroco di un piccolo centro del Vicentino, Don Moreno Bagarella, che ha resto pubbliche le perplessità suscitate dalla notizia della colletta speciale all’interno delle singole parrocchie. Seppur senza mettere in dubbio l’importanza della visita del santo Padre, che mancava nella nostra regione da ben 19 anni, ha voluto sottolineare il disagio diffuso tra i parrocchiani di fronte al bollettino postale inviatogli dalla curia accompagnato dalle “istruzioni per l’uso” da parte dei Vescovi. La perplessità maggiore espressa dal sacerdote consisteva nella difficoltà di chiedere ulteriori offerte ai fedeli senza alimentare il malcontento all’interno della propria comunità.
A seguito di queste polemiche la maxi-colletta è stata preceduta da un’invidiabile operazione di marketing da parte delle alte sfere ecclesiastiche culminato con l’invito da parte del cardinale Scola a: «coinvolgere le realtà ecclesiali, le parrocchie, i movimenti e le associazioni, ma anche, con le debite distinzioni, tutta la società civile e le varie istituzioni a mobilitarsi per accogliere Benedetto XVI» mirando ad «un evento di bellezza e sobrietà».
Secondo una stima la partecipazione totale alla colletta ha investito 3.527  parrocchie e circa un milione di persone nell’intero Nordest con una spesa pro capite di 70 centesimi, oltre che aziende private, fondazioni e  banche.
Uno degli avvenimenti che rasenta quasi il comico è stata la richiesta inoltrata dalla sartoria papale al presidente della regione Veneto, Luca Zaia, di «un segno tangibile di vicinanza al Santo Padre» quantificato in  290mila euro per la confezione delle vesti liturgiche che sarebbero state utilizzate durante la celebrazione della santa messa conclusiva di Parco San Giuliano, a Mestre.
Ad ora complessivamente rimane da coprire ancora il 15% delle spese sostenute che ammonterebbero a circa un milione e mezzo di euro. Il modo con il quale si intende tamponare questa percentuale mancante non è ancora chiaro.
Ben peggio è andata alla regione Sardegna quando nel 2008 ha “destinato” ben 1,4 milioni di euro per la visita pastorale nell’isola, comprensiva di un omaggio personale al Santo Padre consistente in un calice di 1,5 Kg d’oro tempestato di gemme preziose, già ribattezzato ironicamente “il sardo graal”. Perfino oltre Manica si sono fatti riconoscere quando in Inghilterra è scoppiata la protesta per i 12 milioni di sterline (circa 14,5 milioni di euro) pagati con fondi pubblici inglesi per accogliere la storica visita del Papa in terra anglicana.
Certamente il ritorno economico e spirituale di un evento di questa portata è importante ma le perplessità riguardanti un costo così elevato sono legittime. Onde evitare di scadere in sterili e ormai banali asserzioni sulla necessità di un ritorno ad una Chiesa pura, modello San Francesco, e lontana da imbarazzanti eccessi, lascio ad ognuno la possibilità di crearsi un proprio pensiero sulla base dei dati forniti.
Nonostante il “cinismo” presente in questo articolo è corretto sottolineare il valore puramente spirituale di questo avvenimento, che, per chi ha veramente fede, va oltre ad ogni ragionamento economico. L’obiezione di fondo di tutte le polemiche relative a questo argomento riguarda la distanza che questi eccessi interpongono tra i fedeli e il pontefice e nel malcontento che situazioni come questa creano nella popolazione allontanandola inevitabilmente in modo ancora più deciso dalla Chiesa. Con la speranza, flebile, che prima o poi il messaggio venga recepito da chi di dovere concludo con lo stesso, memorabile augurio che Benedetto XIV ha rivolto ai  fedeli in dialetto friulano (momento per il quale sono valsi la pena tutti i soldi spesi):

«Cjars fradis e surs, il Signor us benedissi e us dedi pas e prospertitat»

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: