Cento anni di Finlandia

Soldati finlandesi durante la Guerra d’Inverno (Foto: Wikipedia)

di Andrea Demin

Una delle conseguenze della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 fu la nascita di un nuovo Stato nel Nord Europa, uno Stato che costituirà un peso determinante nella geopolitica europea per il resto del ventesimo secolo.

Oggi, 6 dicembre 2017, cade il centenario dell’indipendenza finlandese: il parlamento infatti votò in questo giorno la dichiarazione d’indipendenza dalla Russia, alle prese con la rivoluzione bolscevica. Cento anni fa nasceva per la prima volta uno Stato sovrano in quelle che fino ad allora erano state solo delle province periferiche spartite tra le grandi potenze del Baltico.

La dominazione straniera in Finlandia comincia nel quattordicesimo secolo quando il Regno di Svezia ottiene il controllo di gran parte del territorio finlandese dopo avere sconfitto la Repubblica di Novgorod (Russia). Il dominio svedese in Finlandia resterà saldo per cinque secoli e contribuirà molto allo sviluppo economico e culturale; la servitù della gleba verrà abolita e il sistema giuridico svedese attecchirà a tal punto che tale provvedimento rimarrà in vigore anche durante l’occupazione russa successiva.

L’impatto che la lunga occupazione del Regno delle Tre Corone ha avuto sulla Finlandia è visibile anche nella Finlandia moderna: la lingua svedese rimase la lingua della cultura e della classe dirigente fino agli anni Trenta del Novecento e, ad oggi, lo svedese, oltre ad essere la prima lingua del 5% della popolazione finlandese, gode di uno status speciale.

Quando all’inizio dell’Ottocento il dominio svedese sul Baltico divenne sempre più fragile, la Russia zarista decise di conquistare la Finlandia muovendo guerra alla Svezia nel 1809. Il nuovo dominio russo ebbe una funzione decisiva nella formazione della nazione finlandese. Sotto la guida illuminata dello Zar Alessandro I, alla Finlandia venne concesso lo status di Granducato autonomo all’interno dell’Impero Russo e venne creato un Senato composto da finlandesi, i quali si rapportavano direttamente con lo Zar, tagliando fuori le autorità imperiali che, secondo quanto stabilito, non potevano interferire negli affari della Finlandia.

È in questo periodo che nacquero i primi movimenti nazionalisti e indipendentisti; nel 1812 la capitale venne spostata ad Helsinki, un Decreto di Alessandro II rese per la prima volta il finlandese la lingua ufficiale dell’amministrazione e nel 1863 si costituì la Dieta Finlandese, un organo legislativo indipendente che nel 1878 diede vita all’esercito finlandese.

Truppe finlandesi nel 1917. (Foto: Wikipedia)

Tra il 1899 e il 1917 l’atteggiamento russo verso la Finlandia cambiò drasticamente: si mise in atto la cosiddetta “russificazione” della Finlandia. Solo con la Rivoluzione Russa del 1905 i finlandesi ebbero una boccata d’ossigeno e ne approfittarono per compiere una radicale riforma istituzionale: la Dieta venne trasformata in parlamento bicamerale e venne, per la prima volta in Europa, implementato il suffragio universale maschile e femminile.

I finlandesi dovettero aspettare un’altra rivoluzione per sfuggire definitivamente alla presa russa. Il 6 dicembre 1917 venne approvata la dichiarazione d’indipendenza presentata dal Senato. La vita del neonato Stato finlandese non ebbe un esordio facile: nel gennaio del ’18 i partiti di sinistra tentarono un colpo di stato contro il governo costringendolo a fuggire da Helsinki, il che diede vita ad una breve ma cruenta guerra civile che terminò in maggio quando le forze governative guidate dal generale Mannerheim riuscirono a prevalere. L’anno successivo la Finlandia abbandonò l’ordinamento monarchico e divenne una Repubblica.

Il boom economico che la Finlandia visse negli anni Venti fu possibile anche grazie all’inclusione del partito socialdemocratico nel governo e al superamento delle divergenze della guerra civile. In questa fase la politica estera finlandese si basava soprattutto sulle garanzie offerte dalla Società delle Nazioni e sulla cooperazione con i paesi balitici limitrofi: Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. Negli anni Trenta, quando l’impotenza della Società delle Nazioni divenne chiara, il parlamento finlandese decise di spostare le proprie posizioni e orientarsi verso la Scandinavia (in particolare, la Svezia).

Un momento cruciale nella storia finlandese è la Guerra D’Inverno. Il patto Molotov-Ribbentrop siglato tra Germania e Unione Sovietica nel 1939 prevedeva che la Finlandia rientrasse nella sfera d’influenza sovietica. Perciò, quando il governo finlandese negò ai sovietici il permesso di costruire delle basi militari sul territorio finlandese, Stalin mosse guerra alla Finlandia il 30 novembre 1939.

Le immagini delle truppe finlandesi sugli sci che combattono a -40° divennero leggendarie in tutto il mondo. (Foto: Wikipedia)

La piccola nazione nordica si trovò da sola a fronteggiare un’Armata Rossa molto più numerosa,  ma nonostante ciò i finlandesi riuscirono a infliggere dei danni enormi all’esercito sovietico. La Guerra d’Inverno si concluse con un trattato di pace il 13 marzo 1940 e la Finlandia fu costretta a cedere ampi territori ad est (allontanando il confine da Leningrado).

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Finlandia ha sempre cercato di mantenersi neutrale, dato il delicato confine che condivideva con l’Unione Sovietica, e, solo dopo la caduta di quest’ultima, la Finlandia ha potuto prendere decisioni di politica estera più libere.

Leggendario è diventato anche Simo Häyhä (1905-2002), soprannominato la Morte Bianca. Fu un cecchino finlandese che in pochi mesi uccise da solo 505 soldati sovietici. Ad oggi rimane il cecchino con più uccisioni nella storia militare. (Foto: Wikipedia)
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