CIAK! Sconfinare: La grande scommessa

Nel marzo 2010, lo scrittore americano Michael Lewis pubblicava The Big Short: Inside the Doomsday Machine con l’obiettivo di fare luce su alcuni dei fattori che portarono, già a partire dal lontano 2005, delle personalità spesso periferiche e “visionarie” del mondo della finanza americana a puntare contro la stabilità dell’apparentemente solidissimo mercato immobiliare nazionale. In altre parole, costoro, tramite lo strumento del credit default swap (CDS), con cui pagavano dei premi a intervalli regolari alle compagnie assicurative che accettavano la loro “scommessa”, investivano sull’elevatissima (in quanto l’evento in questione era considerato altamente improbabile) quantità di denaro che sarebbe loro ritornata in caso di effettivo verificarsi di elementi creditizi sfavorevoli ai danni del mercato della casa.

Christian Bale nelle vesti di Michael Burry

Per diversi mesi, la loro fiducia venne frustrata sia dalle valutazioni che venivano fatte dalle agenzie di rating (ad esempio Standard & Poor’s) sulla rischiosità delle obbligazioni, ovvero sul pericolo che i titoli di debito collegati ai mutui concessi alle famiglie (che venivano etichettati come a bassissimo tasso di insolvenza e quindi sicurissimi dato che, nella gran parte dei casi, erano considerati di grado AAA) non fossero ripagati, sia dalle lamentele dei piccoli investitori dei quali gestivano il denaro poiché questi minacciavano di ritirare le loro liquidità dal momento che sembravano essere usate in modo sconsiderato e privo di vantaggi sia a breve che a lungo termine. Però i fatti li dettero ragione. Nella seconda metà del 2007, infatti, scoppiava, con ripercussioni su scala globale, quella che gli economisti avrebbero definito la peggiore crisi finanziaria a partire dalla grande depressione del 1929. Mentre le banche pensavano ad arricchirsi e il mercato si riempiva di titoli “tossici”, l’azione di questi uomini si era basata sulla consapevolezza della strisciante e crescente instabilità del sistema, costituita dalla diffusissima pratica di concedere prestiti a tasso variabile a famiglie che non dimostravano in alcun modo di poterne coprire le spese, peggiorata da un grande innalzamento dei prezzi degli immobili e ulteriormente aggravata dalla vendita smodata sul mercato di pacchetti azionari etichettati in maniera fraudolenta.

Mark Baum e Jared Vennett

Da questi contenuti letterari, prende fedelmente spunto The Big Short, uscito nelle nostre sale Giovedì 7 Gennaio con il titolo di La grande scommessa. Diretta da Adam McKay e prodotta da Brad Pitt, questa pellicola si compone di un cast di altissimo livello. Tra i protagonisti ritroviamo Christian Bale, nel ruolo di Michael Burry, un eccentrico manager affetto dalla sindrome di Asperger e a capo di un fondo speculativo, la “Scion Capital”, Ryan Gosling nelle vesti di Jared Vennett, investitore dalla faccia tosta ed uno dei primi a credere nel “grande corto”, e Steve Carell (nominato ma non premiato, al pari di Bale, ai Golden Globe di pochi giorni fa come miglior attore in un “film commedia o musicale”), nei panni di Mark Baum, trader che ha perso il sorriso in seguito ad un trauma famigliare e che è assai disgustato da come funziona la Wall Street in cui si trova ad operare. Senza dimenticare le apparizioni dello stesso Brad Pitt, alias Ben Rickert, banchiere ritiratosi dalla professione ma con ancora importanti contatti nel mondo della finanza e quelle dei due investitori più giovani ed inesperti del film, quei Charlie Geller (interpretato da John Magaro) e Jamie Shipley (Finn Wittrock) che si prendono una grande rivincita dopo gli infiniti “no” ricevuti nei saloni della borsa che contano.

il cameo di Margot Robbie

Nel complesso, “La grande scommessa”, anche grazie ad un lavoro pertinente sia sotto l’aspetto dell’accompagnamento musicale che del montaggio, riesce nell’obiettivo di intrattenere e non annoiare lo spettatore per circa due ore pur dovendosi districare tra concetti che, essendo di comprensione non immediata, necessitano delle spiegazioni a parte. Motivo per cui McKay e i suoi collaboratori decidono, con successo, di interrompere in alcuni punti la struttura narrativa inscenando dei cameo da parte di star di Hollywood quali Margot Robbie (vista in un altro film attinente, The Wolf of Wall Street del 2013) o Selena Gomez cui spetta il compito di spiegare, tramite esempi, il significato di termini come collateralized debt obligation (CDO) o affini. E nel concedere loro brevemente la scena, il regista non si lascia scappare l’opportunità di fare dell’amara ironia. Mentre molte “persone comuni” persero il lavoro e la casa e ancora oggi pagano le conseguenze di ciò che accadde per colpa di truffatori e frodatori rimasti perlopiù impuniti, questi attori che intervengono man mano sono ritratti in situazioni di estremo lusso: se la Robbie sorseggia un alcolico mentre si concede una rilassante vasca insaponata, la Gomez non è da meno mentre punta importanti somme di denaro al tavolo verde del blackjack.

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Sono entrato a far parte del team Sconfinare in un ormai lontano Ottobre 2014. Pur non essendo più parte fissa della redazione, seguo sempre con affetto e molta attenzione ciò che riguarda il giornale. Quando stacco la penna dal foglio, mi piace passare il mio tempo libero tra la musica ed il cinema, ma anche tra sport e letteratura (con in mezzo l'attualità ed un certo debole per i videogames)

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