CIAK! Sconfinare: Stranger Things 2

Credits: Pagina Facebook Stranger Things

Dopo aver realizzato quello che da molti è ormai considerato un cult, creare un prodotto all’altezza della prima stagione poteva essere un compito arduo. Niente di più facile per i fratelli Duffer: Stranger Things 2 non delude le aspettative e si appresta a tenere ancora una volta milioni di spettatori incollati allo schermo per il consueto binge-watching. La serie è diventata una delle punte di diamante di Netflix, che è stato capace di sfruttare l’hype creatosi attorno allo show con trailer, immagini inedite dal set, iniziative nelle più grandi città e addirittura un gioco per Android.

A che punto eravamo rimasti alla fine della prima stagione? Will è stato salvato dal Demogorgone grazie a Mike, Dustin, Lucas e Eleven, aiutati da Hopper, Joyce, Nancy, Steve e Jonathan. Il finale lasciava aperti diversi interrogativi: Will si è davvero lasciato alle spalle il Sottosopra? Gli uomini che sperimentavano sui bambini nell’Hawkins National Laboratory sono definitivamente scomparsi? Che ne è stato di Eleven dopo aver sconfitto il Demagorgone?

Credits: Pagina Facebook Stranger Things

La seconda stagione si ricollega quindi alla prima ed è ambientata un anno dopo, nel 1984. È chiaro che Hawkins non è più la tranquilla cittadina in cui “La cosa peggiore che sia successa […] è quando un gufo ha attaccato la testa di Eleanor Galespy perchè pensava fosse un nido”. La minaccia del Sottosopra è tutt’altro che passata: si ripresenta anzi ancora più minacciosamente. A farne le spese è soprattutto Will Byers, condannato a continue visioni di questa dimensione parallela e di un Demagorgone ancora più inquietante di quello visto nella serie precedente.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, Joyce Byers ha trovato un compagno (Bob), mentre Mike continua a sperare nel ritorno di Eleven. La ciliegina sulla torta è l’arrivo di un nuovo personaggio, Max, ragazzina che porterà un po’ di scompiglio nel gruppo dei nostri piccoli nerd. Ciò che dà un valore aggiunto a questa seconda stagione di Stranger Things è sicuramente lo sviluppo dei personaggi. Oltre all’introduzione di nuovi elementi – come ad esempio Max – i fratelli Duffer hanno lavorato a fondo sull’evoluzione dei protagonisti e in particolar modo sul rapporto tra alcuni di loro.

Questo è uno dei punti di forza del gioiello di Netflix: i personaggi assumono una caratterizzazione sempre maggiore e i telespettatori entrano quindi in empatia con essi. Uno dei casi da menzionare è quello di Will: mentre nella prima stagione, nonostante fosse la causa scatenante di tutti gli eventi, rimaneva tutto sommato a margine, nella seconda la sua figura diventa di primaria importanza. Il piccolo Byers, sempre più vittima del Sottosopra, è il protagonista delle scene più inquietanti dell’intera serie.

Ovviamente, uno dei protagonisti su cui si è lavorato di più è Eleven; diventata ormai l’icona della serie, trailer e interviste al cast avevano lasciato intuire il suo ritorno. Dopo aver toccato con mano il mondo esterno, scoprendo valori come amore, lealtà e amicizia, in questa seconda parte della serie la protagonista dovrà fare i conti con la società, trovandosi di fronte a importanti scelte da compiere.

Credits: Pagina Facebook Stranger Things Fandom

A differenza della prima stagione, più incentrata sull’amicizia tra Dustin, Lucas, Mike e Will, Stranger Things 2 si sposta sull’analisi dei singoli componenti del gruppo. Mike appare distaccato dagli altri – ad eccezione del legame con Will – probabilmente a causa della mancanza di Eleven, che lascia un grande vuoto in lui. Dustin e Lucas avranno invece il modo di conoscere un’altra sfumatura del loro rapporto, a causa dell’arrivo di Max. In particolare, Dustin stringerà un’alleanza all’inizio improbabile con un altro personaggio, che si rivelerà uno degli elementi più riusciti della serie.

Come se questo non bastasse, anche trama e stile si evolvono in questa seconda stagione. Lo stile è molto più cupo di quanto non fosse in precedenza: i creatori della serie strizzano l’occhio ad atmosfere decisamente più inquietanti, con chiari riferimenti al genere horror. Non mancano come sempre i richiami agli anni ‘80, senza mai scadere nel citazionismo fine a se stesso; da Ghostbusters ad Alien, Stranger Things continua ad attingere dall’immaginario del decennio.

La trama è più intricata rispetto a quella degli episodi usciti nel 2016: i Duffer hanno infatti sviluppato alcuni filoni narrativi che esulano dalla storyline principale, come la ricerca della verità sulla morte Barb e l’episodio dedicato ad Eleven. Queste scelte hanno creato divisioni tra addetti ai lavori e fans: c’è chi ha sottolineato la loro quasi inutilità e l’incongruenza con il resto della storia mentre, ad esempio, l’episodio incentrato su Eleven è stato apprezzato da chi voleva capire più cose riguardo al suo passato e alla sua psiche. Non bisogna inoltre dimenticare che in questo modo i Duffer presentano molti spunti su cui probabilmente lavoreranno nelle prossime stagioni.

Per una volta, l’essere bambini non è uno svantaggio, ma permette di risolvere difficoltà apparentemente insormontabili. I nostri protagonisti sono i classici ragazzini nerd e un po’ strani, emarginati dalla maggior parte dei loro coetanei. Questo è il loro tratto caratterizzante, senza il quale non avrebbero affrontato le loro mille avventure, né li avremmo amati così tanto. D’altronde, citando Jonathan, “le persone normali non hanno mai fatto niente a questo mondo.” 

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