Ciak! Sconfinare – Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Due premi Oscar, quattro Golden Globes, miglior sceneggiatura al Festival di Venezia e molti altri premi e nomination. Dai riconoscimenti ottenuti è facile intuire come “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” sia uno dei prodotti più interessanti di questa stagione cinematografica e non solo. Il film, distribuito nelle sale italiane ad inizio 2018, è scritto e diretto da Martin McDonagh e vanta tra i membri del cast attori del calibro di Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell e Peter Dinklage.

“Raped while dying” “And still no arrests?” “How come, chief Willoughby?”. Queste sono le parole che Mildred Hayes sceglie per i suoi tre manifesti, posizionati in una strada semi deserta appena fuori dalla cittadina di Ebbing. Ovviamente la scelta non è casuale. Sette mesi prima su quella strada sua figlia – Angela Hayes – è stata stuprata e uccisa. Dopo quasi un anno le indagini sono in alto mare: nessun testimone ha assistito al barbaro omicidio e i campioni di DNA prelevati dal corpo della ragazza non corrispondono a nessun uomo residente nelle vicinanze.

Inizia così la crociata di Mildred, madre accecata dal dolore che per arrivare alla verità si metterà contro tutta la comunità della piccola cittadina del Missouri. Il contesto è molto importante ai fini della storia: ci troviamo nell’America profonda, in una cittadina i cui abitanti preferiscono nascondersi dietro ad un finto moralismo piuttosto che sostenere la campagna di Mildred. Un altro elemento centrale del film è la polizia, come viene rappresentata e il rapporto che la protagonista ha con le forze dell’ordine.

I poliziotti di “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” vengono rappresentati da McDonagh come violenti e più impegnati a prendersela con i neri piuttosto che cercare di far luce sul caso Angela Hayes. Questo vale soprattutto per Jason Dixon, giovane poliziotto che nasconde le sue insicurezze dietro a violenza e alcolismo. Un ruolo di primo piano viene giocato da Bill Willoughby, lo sceriffo citato da Mildred nei suoi manifesti e bersaglio principale delle sue accuse. Willoughby è in realtà uno dei personaggi più vicini a Mildred, che ha fatto il possibile per il caso della figlia, ma ha dovuto arrendersi per la mancanza di prove.

Credits: pagina Facebook Three Billboards outside Ebbing, Missouri

Come prevedibile Mildred e il figlio Robbie diventano il bersaglio di minacce, aggravate dopo l’intervento della protagonista in un servizio del telegiornale locale. La narrazione cambia grazie ad un avvenimento improvviso: la morte di Bill Willoughby, che era da tempo ammalato di cancro. Dopo aver passato un giorno in ospedale viene dimesso: nella notte si sparerà per risparmiare alla sua famiglia la sofferenza di assisterlo durante i   cicli di chemioterapia.

Bill lascia tre lettere prima di morire. Una è indirizzata alla moglie, alla quale spiega le ragioni del suo suicidio. Un’altra lettera è indirizzata a Mildred, che verrà rassicurata nel non essere la causa della sua morte. L’ultima ha come destinatario Jason Nixon, che nei giorni precedenti era stato licenziato per aver quasi ucciso Red Welby, l’agente pubblicitario che aveva montato i manifesti sui cartelli pubblicitari appena fuori Ebbing.

Da qui inizia un’escalation di violenza, iniziata dall’aggressione di Dixon e portata avanti da un grave gesto vandalico di Mildred contro la stazione di polizia, fino alla parte finale del film. Nelle ultime sequenze si perde l’umorismo tagliente e sarcastico che caratterizzava soprattutto l’inizio del film. Il regista lascia spazio a tinte più drammatiche, quasi da tragedia teatrale – complici anche le influenze artistiche di McDonagh. Lo spettatore è portato a riflettere su un mondo contaminato da violenza e ignavia, ma con un barlume di speranza.

È interessante notare l’impatto che questo film ha avuto sul pubblico di tutto il mondo. In molti hanno usato i tre manifesti per esternare il proprio messaggio. Ad esempio, degli attivisti hanno voluto rompere il silenzio sulla tragedia della Grenfell Tower di Londra: “71 dead and still no arrests? How come?” è la scritta che campeggia su tre cartelloni, esatta imitazioni di quelli della pellicola di McDonagh. La protesta di Mildred Hayes è stata d’ispirazione anche in Italia. A Napoli sono comparsi tre manifesti contro Matteo Salvini, criticato per cercare voti al sud dopo anni di critiche (“Ho detto che puzzate. Ora voglio il vostro voto. Perché no, terroni?”).

Credits: Wikipedia

Ciò che rende “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” una delle rivelazioni dell’anno sono le tinte da dark comedy che caratterizzano questo film drammatico. Specialmente nella prima parte del film, i dialoghi tra i personaggi sono molto volgari e al limite del grottesco. Questo è uno dei tratti caratterizzanti di Mildred, che nasconde il proprio dolore immenso dietro a battute sarcastiche e taglienti, specialmente contro chi la critica per la sua battaglia. Lo spettatore è quindi trascinato in un vortice dove il black humour e le scene più drammatiche si intrecciano.

Il film all’inizio sembra utilizzare la distinzione buoni/cattivi per far immedesimare lo spettatore nei personaggi. Ma man mano che la narrazione va avanti, questa dicotomia si dissolve e i personaggi non rientrano più in una divisione netta. Alla fine lo spettatore non sa più chi sono i buoni o i cattivi, ma è portato semplicemente ad immedesimarsi con il dolore e il desiderio di vendetta.

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