CIAK! Sconfinare: BBC’s Sherlock

Sherlock Holmes (Benedict Cumberbatch) e John Watson (Martin Freeman) nella puntata speciale The Abominable Bride

“I’m not a psycopath. I’m a high-functioning sociopath. DO YOUR RESEARCH.”

Sherlock Holmes (Benedict Cumberbatch) e John Watson (Martin Freeman) nella puntata speciale The Abominable Bride

Tutti conoscono Sherlock Holmes. Con il suo cappello distintivo, la pipa e un John Watson a seguito, pronto a trasmettere ai posteri la logica ferrea che permette al detective più famoso del mondo di risolvere i suoi casi, è entrato nell’immaginario collettivo 120 anni fa e non ne è più uscito. Apparso per la prima volta nel romanzo di Arthur Conan Doyle “Uno studio in rosso” nel 1887, Holmes è il protagonista di 66 storie di Conan Doyle: 4 romanzi, 59 racconti e 3 commedie teatrali.

Da sinistra: Mark Gatiss, Martin Freeman, Benedict Cumberbatch e Steven Moffat.

Anche per chi non ama particolarmente la lettura, però, quello di Sherlock Holmes è un nome noto: dal primo adattamento cinematografico nel 1939, in cui il detective inglese era interpretato dall’iconico Basil Rathbone, i film ispirati alle opere di Conan Doyle si sono susseguiti senza sosta, e tra i vari attori che hanno prestato il volto a Sherlock si possono citare, tra gli altri, Sir Cristopher Lee e Robert Downey Junior. Quello che forse è il più geniale ed innovativo adattamento del canone holmesiano, però, non è un film: è la serie TV trasmessa a partire dal 2010 da BBC One Sherlock, creata da Mark Gatiss e Steven Moffat, che vede Benedict Cumberbatch nei panni del protagonista, assistito immancabilmente da un John Watson interpretato da Martin Freeman.

Quel che indubbiamente discosta questa serie da qualsiasi altra passata trasposizione cinematografica è l’ambientazione: Sherlock, Watson e tutti gli altri personaggi che hanno animato le storie di Conan Doyle, infatti, non si muovono più in una fumosa Inghilterra vittoriana, ma nella Londra contemporanea. Le carrozze trainate da cavalli lasciano spazio a eleganti taxi neri o, talvolta, a motociclette. Invece dei telegrammi, la comunicazione avviene via e-mail e sms.  Anche i personaggi subiscono un doveroso restyling: da gentiluomo vittoriano sdegnoso e ironico, Sherlock diventa un high-functioning sociopath dal sarcasmo pungente, fermamente consapevole della propria superiorità intellettuale, mentre Watson è un dottore reduce della guerra in Afghanistan che cerca il proprio posto nella società civile, appesantito da una ferita post-traumatica, che racconta in un blog le proprie avventure al fianco del coinquilino. Soltanto l’indirizzo rimane lo stesso: immancabilmente, Baker Street 221B.

Moriarty interpretato da Andrew Scott

Forse è difficile, per chi non avesse mai guardato una puntata di questo moderno Sherlock, capire cosa lo differenzi dai tanti film proposti con i medesimi personaggi. Ed altrettanto difficile è spiegare a parole quanto lo spettatore si senta immediatamente coinvolto. Un ruolo importante, indubbiamente, va riconosciuto all’evidente feeling tra gli attori, tutti di altissimo livello. Abbiamo un Benedict Cumberbatch che ai tempi delle prime puntate non era ancora l’attore internazionalmente riconosciuto ed amato che è ora, che con il suo volto particolare e una voce indescrivibile – Sherlock va guardato in inglese, nessuna scusa – porta in vita un personaggio molto più affascinante e profondo del previsto. Il suo feeling con Martin Freeman, che ha recitato con lui poi anche in Lo Hobbit, è tangibile, al punto che l’intera serie potrebbe facilmente reggersi soltanto su questi due eccellenti attori e rimanere meravigliosa. C’è di più, però: anche Moriarty, l’acerrimo nemico di Sherlock, trasformato dalla BBC in uno psicopatico dissociato infinitamente intelligente ed annoiato dalla realtà, è interpretato da un attore fenomenale, sebbene relativamente poco conosciuto, Andrew Scott.

Se tutto questo non bastasse, oltre ad essere ovviamente colma di mistero e suspence assassina, la serie può contare sulla profondità dei sentimenti dei personaggi, sebbene spesso dissimulati, su una sceneggiatura  magistrale, su scene di esilarante follia. Un esempio? Sherlock in vestaglia che spara a una parete per distrarsi dal fatto che è da un po’ che non gli vengono sottoposti casi sufficientemente stimolanti. Un altro? Sherlock che si presenta a Buckingham Palace vestito soltanto di un asciugamano bianco. Oppure il fatto che la loro padrona di casa, Mrs Hudson, crede che lui e Watson siano segretamente una coppia. O anche, semplicemente, alcune delle sue battute. “Shut up, Anderson, you’re lowering the QI of the entire street.” Talvolta, però, la follia diventa tremendamente inquietante, i brividi corrono lungo la schiena e tutto quello che fino a quel momento si dava per assodato non è più una certezza. Indubbiamente abbastanza per tenere chiunque incollato allo schermo.

Cos’è, quindi, lo Sherlock portato sugli schermi dalla BBC? Tre stagioni di tre episodi, da 90 minuti l’uno. Uno speciale, uscito a inizio 2016 e trasmesso nei cinema di tutto il mondo. Sette emmy award vinti. Un fandom che ha atteso due anni, tra la seconda e la terza stagione, di sapere quale fosse il fato del loro consulting detective preferito. La colonna sonora più british di sempre. Degli attori tremendamente belli, e un livello insperato di sarcasmo e genialità.

Che dire… I AM SHERLOCKED.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=Txf3qiXPCv8]

About Viola Serena Stefanello 83 Articles
Ex siddina talvolta nostalgica di Gorizia, studia Giornalismo e Diritti Umani a Parigi dopo essersi innamorata della stampa con Sconfinare. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte.

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