Come si sale al vertice di C. Northcote Parkinson

Vince solo chi mette la vela dove soffia il vento. Mai chi pretende che soffi il vento dove mette la vela (A. Machado) (Fonte pxhere)

Pubblicato in Inghilterra nel 1962 ed uscito in Italia nel 1965, grazie alla fortunata collaborazione con la casa editrice Valentino Bompiani, ”Come si sale al vertice” scaturisce dalla penna di C. Northcote Parkinson.

Nato a Barnard Castle il 30 luglio 1909, nel 1932 riceve il diploma di Bachelor e, poco dopo, si specializza in storia navale. Per diversi anni serve sotto la marina Britannica, ricevendo il congedo con il grado di Maggiore nel 1945. Nel campo letterario Parkinson si è distinto per la sua innegabile capacità di presentare punti di vista innovativi e provocatori su diversi temi di interesse sia pubblico che privato. Il suo stile è estremamente scorrevole ed impregnato di una forte carica satirica e ironica mai fine a se stessa ma, cosa non da poco, capace di far sorridere ed al tempo stesso riflettere.

La più conosciuta delle sue opere è sicuramente ”La legge di Parkinson”, ancora oggi una sorta di vademecum per chiunque si affacci al mondo della burocrazia e dell’amministrazione. Il tomo oggetto di quest’articolo è meno conosciuto ma, non di meno, indubbiamente meritevole d’attenzione. Come dichiarato dallo stesso autore, il libro è rivolto ad un pubblico specifico, ovvero a chiunque sia intenzionato ad elevarsi al vertice della propria organizzazione (partito politico, azienda, ente statale, ecc.), ma che non possegga già di suo particolari doti naturali, o si ritrovi ad essere l’unico erede di una favolosa fortuna; l’uomo qualunque insomma. D’altronde, viviamo in un paese democratico. Perché non dovrebbe (l’uomo qualunque) aver successo come tutti gli altri?”.

E così, a partire dal gradino più basso, le parole di Parkinson accompagnano il lettore lungo tutta la sua ”scalata al successo”. Dalla costruzione di un passato illustre, al farsi conoscere come ”uomo di mondo”, passando per un rapido consiglio sulla giusta consorte e la corretta gestione del tempo. Arrivando infine, quando ormai sarà giunto all’invidiabile posizione di N.2, a porre tre fatidiche domande, che consentiranno all’aspirante N.1 di capire se è destinato o meno a compiere l’ultimo passo verso la vetta. Domanda numero uno: ”Quando hai il raffreddore, o la febbre, in che giorno della settimana ti comincia?” Domanda numero due: ”Sei disposto a fare quel che gli altri non vogliono o non possono?” Domanda numero tre:”Sei disposto a licenziare Joe Wittering?”

Giunto in cima (Fonte pxhere)

Molti probabilmente si chiederanno a ragione se, a più di 50 anni dalla sua prima pubblicazione questo libro abbia ancora qualcosa da dire. È indubbio che esso contenga elementi caratteristici dell’epoca (si rivolge ad un pubblico maschile, le figure femminili sono o mogli o segretarie ed è ancora forte lo spirito vittoriano anche se decisamente desacralizzato). Ma, sebbene ad oggi questo sia probabilmente un limite, molti dei temi posti dall’autore sono sorprendentemente attuali.

Se prendiamo ad esempio i pericoli derivanti della ”dittatura aziendale”, ove l’intera organizzazione basi il suo successo su un leader carismatico, o la descrizione del processo di ”arricchimento” del proprio passato attraverso la tecnica del ”detto non detto ” (metodo usato ad es. nei curricula), in entrambi i casi stiamo parlando di situazioni ancora dolorosamente moderne.

Ma è forse nell’ultimo capitolo e nell’ultima pagina che Parkinson dà davvero mostra di una visione in grado di attraversare i limiti spazio-temporali dell’Inghilterra degli anni sessanta del Novecento. L’autore difatti, una volta portato il lettore al vertice, si premura di metterlo in guardia contro la cosiddetta ”terza legge di Parkinson” che possiamo così riassumere: ogni organizzazione ad un certo punto raggiunge un grado di sviluppo e complessità che, affiancato alla mancanza di concorrenti, rischia di far perdere alla stessa la spinta innovativa degli inizi avviandola ad una rapida decadenza. Ma non tutto è perduto, è ancora possibile invertire le lancette e per farlo esiste un unico modo, tanto semplice, quanto difficile da vedere ed attuare.

Ma non voglio anticiparvi troppe cose. Per concludere voglio semplicemente aggiungere che, al di là delle sue possibili applicazioni pratiche, questo libro ha sicuramente il merito di presentare una prospettiva interessante su molti temi e la non irrilevante capacità di ricamare irrimediabilmente un sorriso sulle labbra di chi lo legge.

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