Comey e Sessions mettono Trump nei guai. Si apre la strada verso l’impeachment

Comey sulla sinistra, Sessions sulla destra

Gli ultimi due capitoli della saga “RussiaGate” sono tra i più avvincenti. Si tratta delle testimonianze di James Comey, ex capo FBI, e di Jeff Sessions, che riportano al Senato la possibile collusione dell’amministrazione Trump con la Russia.

La lunga testimonianza dell’ex direttore dell’FBI James Comey ha dato un forte scossone ai media statunitensi, al Senato, e forse maggiormente al partito Repubblicano. Se da una parte le dichiarazioni di Comey erano prevedibili (specialmente dato l’anticipato rilascio di una versione scritta della sua dichiarazione introduttiva), da un’altra restano un momento di importanza storica assoluta per l’amministrazione, e per l’America intera.

È quindi il momento giusto per andare a vedere cosa ha detto l’ex direttore, per sapere quanti e quali passi (se ci sono stati) ha compiuto la democrazia americana verso uno storico impeachment. Di seguito si possono apprezzare 4 tra le dichiarazioni più importanti ed eclatanti del pomeriggio, per quanto riguarda la prima interrogazione.

Dichiarazione uno. Comey sostiene, davanti alla commissione Intelligence del Senato, che il Presidente Trump abbia “mentito” riguardo al motivo del licenziamento. Nel documento ufficiale, infatti, Trump motiva il licenziamento con le scelte dell’allora capo dell’FBI durante lo scandalo mail di Hillary Clinton.

Dichiarazione due. L’ex direttore dice di non avere dubbi sul motivo del licenziamento. Comey sostiene di essere sicuro di essere stato rimosso dalla carica di direttore come conseguenza diretta della sua successiva indagine, Russiagate.

Dichiarazione tre. Si riporta che durante una cena tête-à-tête, il Presidente abbia fatto delle richieste all’allora capo dell’FBI. Quest’ultimo riporta infatti che Trump avrebbe chiesto a Comey di giurargli fedeltà assoluta, e di mollare l’osso sull’indagine. Questa sembra essere l’accusa più grave, data l’assoluta indipendenza dell’FBI dal braccio esecutivo. Ciò significa che Trump potrebbe essere accusato di ostruzione di giustizia ed abuso d’ufficio.

Dichiarazione quattro. Comey dice di aver annotato ogni elemento dei colloqui — di persona ed a telefono — perchè era sicuro che Donald avrebbe potuto mentire su ciò che i due si erano detti.

Ovviamente l’avvocato di Trump — il quale ha tenuto una conferenza stampa, cosa che da sè fa notizia nega ogni cosa, ed accusa Comey di aver mentito su tutta la linea.

Ricapitolando. Trump ha mentito in almeno un’occasione; siamo certi che il licenziamento è avvenuto per bloccare l’indagine Russiagate; in più occasioni il presidente ha chiesto assoluta fedeltà al capo di un’agenzia che controlla la Casa Bianca e che ne deve essere indipendente; e dei membri della comunità dell’intelligence governativa americana si fidano così poco di Trump da scrivere ogni interazione che hanno col presidente.

Purtroppo per The Donald i guai non finiscono qui. Jeff Sessions, sostenitore di Trump della primissima ora, ed adesso Attorney General (in parole povere l’equivalente del nostro guardasigilli), martedì verrà chiamato al Senato per testimoniare sul suo ruolo negli eventi seguiti dall’indagine.

Due elementi contestuali sono importanti per quanto riguarda l’Attorney General: il primo è che è stato il primo senatore a fare un endorsement a favore di Trump. Il secondo, più importante, è che Sessions si è ricusato dall’indagine RussiaGate per motivi personali, dato che ne è personalmente coinvolto avendo incontrato almeno una volta Sergey Kislyak, ambasciatore russo negli USA.

La seconda interrogazione si chiude con un effettivo nulla di fatto. Sessions si dimostra estremamente riluttante a cooperare con i Senatori della Commissione. Secondo la stampa americana, avrebbe risposto alle domande con un “non ricordo” un totale di ventisei volte. Alcune delle dichiarazioni fatte da Sessions, rimangono comunque problematiche: in alcuni casi dice di non poter rispondere per non infrangere il segreto di Stato, mentre con una semplice risposta — “no” — avrebbe scagionato l’amministrazione e protetto il segreto di Stato.

Risultato? Robert Muellerprocuratore speciale per l’inchiesta, secondo tutta la stampa USA sta preparando le carte per un impeachment  contro Trump per ostruzione alla giustizia. Siamo soltanto a giugno, ma per Donald Trump fa già molto caldo a Washington, e la situazione non da segni di miglioramento.

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