Con Shakespeare non si sbaglia: il Mercante a Gorizia

“Considero il mondo per quello che è, Graziano: un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte”. Queste parole, pronunciate da Antonio, il triste mercante invecchiato da un amore impossibile, riecheggiano tra le pareti della sfarzosa scenografia verde petrolio e oro, perfettamente in tono con la pomposità della trama e della rappresentazione dell’opera shakespeariana.

Mercoledì 19 Novembre, al Teatro Verdi di Gorizia, la compagnia Popular Shakespeare Kompany, con la partecipazione di un egregio Silvio Orlando, ha messo in scena la dark comedy “Il Mercante di Venezia”, per la regia di Valerio Binasco. La vicenda, ambientata a Venezia nel XVI secolo è un intreccio di amori non corrisposti, vendette e arrampicate sociali che tratta temi ancora attuali come l’antisemitismo, forte nell’epoca elisabettiana, e l’omosessualità, non dichiarata perché altrimenti derisibile.

Bassanio ha perso ogni ricchezza e, per presentarsi dalla bella (e ricca) Porzia, è costretto a chiedere un prestito al suo amico Antonio, il mercante di Venezia. Questi, avendo investito tutti i suoi beni in venture navali, si rivolge a Shylock, un usuraio ebreo. Egli impone nel contratto la clausola che, se il debito non sarà pagato entro 3 mesi, dovrà prendere una libbra di carne dal corpo di Antonio. Scaduto il termine, il mercante non riesce a pagare il debito e Shylock pretende il rispetto del contratto. Porzia, travestita da assistente del supremo Dottor Bellissario, riesce abilmente a far condannare l’usuraio.

La messa in scena è rivisitata soprattutto nei costumi, un pot-pourri che attraversa gli stili e le epoche: alcuni uomini indossano abiti in stile anni Venti e cappelli presi da “La colazione dei canottieri”. Le donne invece, a parte Jessica, vestita di tradizionali abiti ebraici e con in testa il Tichel, sfoggiano mises chiassose, in alcuni casi fin troppo vivacemente colorate. In tutto ciò i dialoghi con il pubblico, le battute comiche, i monologhi riflessivi, seppur rivisitati, non perdono l’originaria profondità.

Senz’altro, il miglior motivo per assistere alla rappresentazione è la forza espressiva dell’interpretazione di Orlando. Nella parte dell’usuraio l’attore trasmette appieno il messaggio celato che Shakespeare ha tentato di infondere, nonostante il suo personaggio venga sfacciatamente umiliato e deriso. Inoltre, l’autore cerca di proporre una visione più ampia del ruolo della donna, in questo caso Porzia, capace di risolvere questioni solitamente deputate al genere maschile perché considerato più idoneo.

Come può il genio shakespeariano riuscire a donare una così grande profondità riflessiva su tali tematiche a distanza di più di 400 anni?

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