Considerazioni ormai postume sulle sanzioni all’Iran

Iran nuclear deal: agreement in Vienna, 14.07.2015. (source: Wikipedia).

Pochi giorni fa, il Presidente americano Donald Trump ha annunciato il ritiro unilaterale degli USA dal Joint Comprehensive Plan of Action, il trattato firmato dalle maggiori potenze mondiali per la rinuncia formale al programma nucleare iraniano a fini bellici. Un accordo che nel suo complesso apriva alla Repubblica Islamica dell’Iran una via d’uscita dalla fitta rete di sanzioni che rischiavano di strangolare l’economia del paese.

Senza dilungarsi sulle ragioni di politica interna ed internazionale che hanno portato l’America a questa scelta, è opportuno considerare quali ricadute possa avere una tale decisione. Gli Stati Uniti reimporranno progressivamente tutte le sanzioni finora sospese, in modo tale da renderle pienamente effettive entro il prossimo 4 novembre. Essendo stata una misura unilaterale, Unione Europea e Nazioni Unite non riprenderanno le loro che, anzi, rimarranno sospese.

Nello specifico, gli USA ripristineranno le loro sanzioni su oro e metalli preziosi, sui servizi finanziari, sulle assicurazioni delle spedizioni e ovviamente su petrolio, gas naturale e prodotti di raffineria. Andranno ad aggiungersi inoltre altre misure, ovvero il congelamento dei beni di persone chiave legate al programma missilistico e la considerazione dell’istituzione della guardia repubblicana come un appoggio di organizzazioni terroristiche, con tutte le conseguenze del caso.

Donald Trump (source: Wikipedia).

Fin qui, i problemi sembrano essere confinati nelle relazioni USA-Iran. Ma al blocco americano dei prodotti sanzionati sono collegate sanzioni anche per tutti quegli enti terzi che commerciano direttamente con l’Iran. E se fra questi figura l’Unione Europea, conseguenza logica è che anche l’Italia ne sia colpita. Il nostro Paese infatti è il quinto importatore di petrolio iraniano per un volume di circa 150.000 barili al giorno. Per specificare, il primo importatore è la Cina, a seguire India, Corea del Sud e Turchia, tutti – o quasi – fronti caldi nello scenario americano ed attori importanti nello scacchiere internazionale.

L’Unione Europea non accoglie di certo con favore il ritiro degli Stati Uniti e per questo si dichiara pronta a rispettare comunque l’accordo ed a mantenerlo vivo e funzionale. Le istituzioni dell’Unione potrebbero adoperarsi affinché passino delle misure legislative in favore del commercio con l’Iran. Va inoltre considerato il peso che l’UE ha all’interno della WTO, al quale forum gli americani troverebbero un degno avversario. Resta da capire come si muoveranno le aziende europee: aspetteranno una tutela aggiuntiva da parte di Bruxelles o rinunceranno agli affari con l’Iran per non incorrere nelle sanzioni?

Annuncio del trattato sul nucleare iraniano a Vienna. Da sinistra a destra: Wang Yi (China), Laurent Fabius (France), Frank-Walter Steinmeier (Germany), Federica Mogherini (EU), Mohammad Javad Zarif (Iran), Philip Hammond (UK), John Kerry (USA). (Fonte: Wikipedia).

Quel che è certo è che l’Iran pagherà il prezzo più alto, con la mancata vendita presumibilmente fra le 500 mila e due milioni di barili di petrolio al giorno sul mercato internazionale a seconda dell’efficacia delle sanzioni. Non solo. La valuta iraniana si è vista deprezzata in maniera vertiginosa dopo l’uscita americana dall’accordo. Il cambio è passato da 36.000 a 60.000 rials per dollaro da settembre 2017 ad aprile di quest’anno. a parte sua, oltre ai dovuti avvertimenti agli USA, l’Iran ha dichiarato la volontà di rispettare l’accordo con gli altri firmatari (Russia, Regno Unito, Francia, Germania, Cina ed in parte anche l’Unione Europea).

Rouhani ha incaricato il ministro degli esteri Zarif di studiare un modo per mantenere l’accordo con questi stati. Se questi colloqui dovessero anche solo in parte fallire, si apriranno nuovi scenari nella politica di riarmo e nei legami commerciali con partner quali Russia, India e Cina, gli unici a non avere motivo alcuno per reintrodurre sanzioni. Una mossa poco probabile poiché controproducente per l’Iran sarebbe quella di rimettere immediatamente mano al programma nucleare, in quanto danneggerebbe gravemente i negoziati di cui si parlava.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: