Consiglio degli Studenti, un “parlamento” a Trieste tutt’altro che perfetto

Grafica by Matteo da Frè

I vincitori delle imminenti elezioni studentesche non siederanno solo negli organi per cui saranno eletti, ma diventeranno automaticamente membri del Consiglio degi Studenti (CdS). Questo perché le regole dell’ateneo prevedono l’elezione immediata ad esso, ossia non ci sarà un’apposita scheda elettorale per scegliere in questo senso i propri candidati.

Il CdS è l’unica rappresentanza composta esclusivamente dagli studenti che ricoprono già delle cariche dai vari dipartimenti fino al Consiglio di amministrazione. Vi siedono un centinaio di persone ed è suddiviso a sua volta in cinque commissioni. I membri potrebbero essere di più, ma dipartimenti molto grandi come Ingegneria e Architettura non riescono mai a occupare tutti i seggi loro riservati. In pratica è un modello di parlamento monocamerale e purtroppo ne possiede anche i difetti.

Le ultime elezioni (2015) hanno visto l’insediamento di 103 rappresentanti, di cinque differenti liste a loro volta suddivise in quattro gruppi consiliari (Lista AutonomaMente, Lista di Sinistra, Presidenza e Gruppo misto). Gli eletti compongono le già citate commissioni, composte da un massimo di dieci persone. Verso la fine di questa “legislatura”, se n’è aggiunta una sesta, la Commissione temporanea sul sito d’Ateneo.

Ma a cosa serve concretamente il CdS? All’art. 2 del suo regolamento, leggiamo che “ha funzioni di tipo consultivo e propositivo nei confronti degli altri organi e strutture dell’Università degli Studi di Trieste”. Esprime inoltre pareri obbligatori su oltre una decina di materie, tra cui le più rilevanti sono: tasse e contributi a carico degli studenti, organizzazione dei servizi di supporto allo studio e alla didattica e utilizzazione delle risorse destinate alle attività autogestite dagli studenti. “Il Consiglio, – continua l’articolo – (…) promuove l’attività delle rappresentanze degli studenti nei consigli di corso di studio, commissioni paritetiche per la didattica, consigli di dipartimento e dei gruppi e associazioni studentesche, nei tempi e modi ritenuti idonei”.

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Come si riunisce ce lo spiega l’art. 19: Il Consiglio degli Studenti è convocato dal Presidente, in via ordinaria, con almeno cinque giorni lavorativi di anticipo mediante un avviso contenente la data, l’ora e il luogo della seduta, l’ordine del giorno”. Per le riunioni straordinarie, i giorni di anticipo sono due, anche non lavorativi; di norma le sedute avvengono ogni due mesi. Altro caso eccezionale per riunirsi è se richiesto “da almeno un terzo dei consiglieri, comprendente l’indicazione dell’aula per la seduta e dei punti all’ordine del giorno” o dal Rettore.

Tutto perfetto. Anzi, non proprio: consultando infatti i verbali delle riunioni di quest’ultimo biennio, si nota una moria di rappresentanti: dai 103 della seduta d’insediamento del 7 maggio 2015 – ma solo 70 presenti effettivamente – si è arrivati ai 45 dell’ultima, in data 16 dicembre 2016 – con la “bellezza” di soltanto 14 presenti! Ciò accade perché ogni rappresentante decade se manca “a più di tre sedute consecutive oppure assente alla maggioranza delle sedute dell’anno accademico” (art. 25). Sono escluse da questa conta le assenze giustificate, anche se molto spesso le si utilizza per coprire quelle ingiustificate.

Anche la Presidenza non è stata risparmiata da questi stravolgimenti: l’attuale Presidente è Novél Piero (LdS), subentrato a Marco Da Prat (Lam), a sua volta eletto al posto di Chiara Atturra (LdS). Un cambio di vertici degno della Prima Repubblica. Sebbene le loro dimissioni siano state dovute dalle rispettive lauree, ciò non toglie le molte ombre sull’organo che gestisce una risorsa importantissima come sono i fondi per le attività autogestite. Visti i complessi meccanismi che lo compongono, la sua funzionalità dovrebbe essere oggetto di una sana riflessione.

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Studente al SID di Gorizia, sono stato caporedattore di Sconfinare tra il 2017 e il 2018. Friulano, sono appassionato di frontiere, soprattutto quelle del Corno d'Africa. Dicono che sono sempre impegnato, ma non ho mai avuto tempo per rispondere che è vero.

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