Cosa sta succedendo davvero in Cecenia, tra riferimenti ad Hitler e persecuzioni

 

Cosa sta succedendo davvero in Cecenia? Nell’ultima settimana molte testate giornalistiche italiane hanno parlato di un campo di concentramento, situato in Cecenia, in cui sarebbe stato imprigionato un centinaio di omosessuali. Più in particolare, il campo è stato descritto come un lager nazista, il primo dai tempi di Hitler. Le accuse sono molto forti: purtroppo, però, le fonti a cui si rifanno queste notizie non lo sono altrettanto. E in un periodo in cui Internet pullula di fake news e unverified news, c’è bisogno di chiarezza.

Il 1 Aprile il quotidiano indipendente e d’opposizione russo Novaya Gazeta ha denunciato il rapimento di svariati uomini, accusati di essere omosessuali, che successivamente sono stati rinchiusi in una prigione di Argun, a 15 chilometri dalla capitale Groznyj. Inoltre, lo stesso giornale afferma che almeno tre persone siano morte proprio in quella prigione. Il giornale, per il quale scriveva Anna Politkovskaja, è piuttosto autorevole e i dati da esso riportati sono stati poi confermati da Ekaterina L. Sokiryanskaya e da Humans Right Watch.

Per di più, l’accaduto è coerente con il clima repressivo e conservatore che si vive in Cecenia, repubblica della Federazione Russa: il primo ministro è Ramzan Kadyrov, un guerriero sunnita – il cui ad esempio sostiene che la donna sia di proprietà del marito, giustificando quindi il delitto d’onore. Dunque non bisogna stupirsi se proprio il primo ministro ceceno, per smentire la faccenda, abbia detto: «Se ci fosse gente simile (gli omosessuali, ndr) in Cecenia, le forze dell’ordine non avrebbero bisogno di avere a che fare con loro, perché le famiglie risolverebbero velocemente la situazione».

ramzan-kadyrov
Ramzan Kadyrov

Altrettanto preoccupanti le parole di Kheda Saratova, membro del – quello che purtroppo non è – Consiglio per i diritti umani ceceno: «Nella nostra società cecena, chiunque rispetti le nostre tradizioni e cultura farà di tutto perché questo tipo di persone non esista nel nostro paese» A malincuore, la conclusione che ne traiamo è che tali avvenimenti siano realmente accaduti.

Eppure negli ultimi giorni la situazione è sfuggita di mano, portando ad accuse del tipo “Kadyrov apre i primi campi di concentramento per omosessuali dai tempi di Hitler”. La realtà, invece, è molto diversa: l’unica fonte affidabile è Novaya Gazeta, il quale non accenna mai a “campi di concentramento”, bensì parla di una prigione segreta in una ex caserma di Argun, in Cecenia, appunto. I quotidiani, dunque – soprattutto italiani ma non solo – attribuiscono al quotidiano russo informazioni che non sono mai state pubblicate, inventando traduzioni infondate. Non ci sono,  ad oggi, motivi validi per affermare l’esistenza di veri e propri campi di concentramento in Cecenia.

L’idea però vende bene e quando crei una così forte risposta emotiva, per citare Alessandro Masala di Breaking Italy (un canale youtube che commenta, una volta al giorno ogni giorno, gli avvenimenti più discussi ed importanti), crei anche molti click. Con l’obiettivo di vendere articoli non solo viene pubblicata una notizia distorta, ma passa anche il concetto, falso, che i presunti campi di concentramento siano i primi dai tempi di Hitler. Nessuno ricorda la Cina, la Cambogia o l’ex Yugoslavia? O delle Unidades Militares de Ayuda a la Producción (Unità militari di aiuto alla produzione) di Cuba? Nessuno è al corrente del fatto che, attualmente, siano attivi dei campi di detenzione per omossessuali in Corea del Nord, Birmania o Guantanamo? Forse, ma citare Hitler paga di più. Qui, però, non si tratta di vendere articoli o ottenere più visualizzazioni, qui si parla di violazione dei diritti umani. Ed è proprio questo tipo di disinformazione che diminuisce la credibilità e la forza della denuncia di tali abusi in Cecenia ed in Russia, minando ogni tentativo di intervenire in circostanze già troppo drammatiche.

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