Referendum per l’indipendenza: cosa succede in Catalogna?

Murales inneggiante la Catalogna (Wikipedia)

Il prossimo 1 ottobre, il Parlamento della Catalogna è determinato a chiamare alle urne circa sei milioni di elettori per un referendum sull’indipendenza della regione. Il semplice quesito, “vuoi che la Catalogna sia uno stato indipendente sotto forma di Repubblica?”, lo si legge all’articolo 4 della legge istitutiva del referendum, approvata il 6 settembre 2017. Prontamente è arrivata la sospensione del Tribunale costituzionale spagnolo su ricorso del Governo: secondo la Corte, la più alta giurisdizione del Paese, la legge è da considerarsi illegale poiché in contrasto con le previsioni costituzionali, le quali stabiliscono “l’indivisibilità” dello Stato spagnolo.

La legge era stata approvata con 72 voti a favore (provenienti dalla lista Junts pel Sì e dal CUP, ovvero dalla Candidatura di Unità Popolare, 11 astenuti (Podemos) e nessun voto contrario: i rappresentanti del Partito Popolare, del Partito dei Socialisti di Catalogna e diel partito centrista Ciudadanos hanno lasciato l’aula in segno di protesta prima che si procedesse al voto. Dopo l’intervento della Corte, il Parlamento ha comunque adottato una seconda e controversa “legge di transizione” (Llei de transitorietat jurídica i fundacional de la República), approvata l’8 settembre, con l’obiettivo di garantire la transizione della Catalogna a Stato indipendente; il 12 settembre, anche questa seconda legge ha trovato l’opposizione della Corte costituzionale spagnola, che l’ha temporaneamente sospesa.

Il 20 settembre, tensioni sempre crescenti sono sfociate in un blitz della polizia spagnola (la Guardia Civil), che su ordine della magistratura ha fatto irruzione in nove sedi della Generalitat de Catalunya, arrestando 14 funzionari e sequestrando schede elettorali, lettere per la convocazione di scrutatori ai seggi e liste di elettori. Tra gli arresti vi è anche Josep Maria Jové, vicepresidente del governo catalano. Infuocata la reazione dei cittadini, scesi in piazza a migliaia per affermare il proprio diritto a tenere regolarmente il referendum e a decidere sull’autonomia della regione. Il Presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, ha energicamente denunciato l’azione della polizia e del governo spagnolo, accusandolo di aver instaurato uno stato di emergenza di fatto e di aver leso i diritti e le libertà politiche dei cittadini catalani.

Dal canto suo, il premier Mariano Rajoy (Partito Popolare) ribadisce senza sconti la propria opposizione: il referendum “non è mai stato legale o legittimo, ora è solo una chimera impossibile.” Le rivendicazioni catalane sarebbero un attentato alla sovranità nazionale, di fronte al quale la risposta del governo non potrà non essere ferma e decisa. In un tagliente editoriale, anche il quotidiano spagnolo El Paìs si è pronunciato duramente sulle posizioni di Puigdemont. Il sindaco di Barcellona Ada Colau ha tentato inutilmente di svolgere il ruolo di mediatore, ma ha finito per appoggiare i sostenitori del referendum.

Publicada la butlleta i els detalls de com serà el referèndum de l'1-O- La campanya: Durarà 15 dies, de la mitjanit…

Pubblicato da Referèndum Catalunya su Mercoledì 6 settembre 2017

Il referendum previsto per il 1 ottobre non è il primo tentativo d’indipendenza della regione: già nel 2014, una consultazione patrocinata dal governo catalano aveva posto il quesito ai cittadini. Sebbene i “sì” fossero in netta maggioranza (circa l’80%), l’affluenza al voto era stata bassissima (circa il 35% degli aventi diritto) e la consultazione era stata privata di qualsiasi validità dal governo spagnolo, che ne aveva sottolineato il contrasto con la Costituzione.

Storicamente, la Catalogna (divisa tra le province di Barcellona, Girona, Lleida e Tarragona) è una regione che più delle altre ha rivendicato la propria autonomia e protetto la propria diversità culturale e linguistica.  Oltre allo spagnolo, la regione riconosce come lingua ufficiale anche l’occitano (un dialetto riconducibile alla Lingua d’oc e parlato tra il sud della Francia e la Spagna) e il catalano, riconosciuto ufficialmente come lingua e, secondo alcune statistiche, conosciuto e parlato dall’85% della popolazione catalana sopra i 15 anni. Le rivendicazioni dell’indipendentismo catalano, unite nella bandiera Estelada dai colori blu, bianco, rosso e giallo, poggiano anche sulle peculiarità storiche che la contraddistinguono e sulla solidità economica della regione.

Il primo Statuto di Autonomia della Catalogna risale al 1932; sospeso quasi immediatamente dal governo franchista (con l’esilio della Generalitat e il divieto dell’insegnamento della lingua catalana), è stato ristabilito nel 1979 durante la fase di transizione democratica del Paese.

La Estelada, bandiera catalana (Wikipedia)

Nel 2006, un nuovo Statuto ha sostituito il precedente e rafforzato l’autonomia della regione; pochi anni dopo, la messa in discussione del principio di autonomia della regione da parte del Partito Popolare è sfociata, nel 2010 e nel 2012, in due ondate di protesta popolare sostenute da partiti nazionalisti in ascesa, infiammati anche dalla proposta di Rajoy di “spagnolizzare” i giovani catalani.

Fare pronostici risulta complesso. La transizione della Catalogna a vero e proprio Stato indipendente risulta al momento difficile, ma è certo che, nel caso un simile scenario dovesse realizzarsi, per la Spagna si tratterebbe di un vero colpo mortale a livello economico: la regione catalana produce da sola il 21% del PIL del Paese, cioè circa un quinto del totale (soprattutto grazie alle entrate derivanti dal turismo e dall’industria) e vive con sempre più marcata insofferenza il proprio ruolo di “trainante”. Al momento la regione non gode infatti di autonomia fiscale, ma nel caso di una secessione i costi per un Paese già in difficoltà sarebbero altissimi.

Resta comunque poco probabile che i risultati del referendum, con queste premesse, vengano riconosciuti come legittimi dal governo spagnolo: sembra, quindi, che una consultazione popolare non potrà mai essere il primo passo verso una definitiva indipendenza.

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