Cos’è il patriottismo, nelle gesta di Tobias Ellwood

Quattro morti e una dozzina di feriti: a dodici anni dagli ultimi attacchi, Londra torna a tremare. E mentre ora i vari leader globali si alternano sotto i riflettori della stampa per denunciare la mostruosità dell’accaduto e ribadire, ancora una volta, che nulla è davvero cambiato, uno dei protagonisti della tragica vicenda si ostina a sottrarsi ad ogni attenzione, riservato e sfuggente come solo il vero gentleman britannico sa essere.

Si tratta di Tobias Ellwood, vice ministro degli Esteri del governo May e, suo malgrado, eroe di questo triste 22 marzo. Plurilaureato, ex capitano dell’esercito e con alle spalle una lunga carriera da broker di borsa, Ellwood entra in politica nel 2005 come parlamentare Tory; convinto sostenitore dell’ex-primo ministro David Cameron, durante il suo esecutivo ricopre cariche istituzionali via via più rilevanti fino a divenire, nel 2014, sottosegretario agli Esteri, ruolo questo mantenuto anche dopo le dimissioni di Cameron a giugno dello scorso anno. Noto in patria per i suoi commenti spesso esuberanti, Ellwood si trovava vicino agli edifici del Parlamento quando il 52enne Khalid Masood, a bordo di un SUV preso a noleggio, si è lanciato sui pedoni che passeggiavano su Westminster Bridge; colpito dalla polizia, il terrorista è però riuscito a scendere dal mezzo e a pugnalare a morte il constabile Keith Palmer. È a questo punto che il politico, incurante dei potenziali rischi, è accorso sulla scena del massacro e ha tentato, purtroppo invano, di rianimare Palmer.

Un gesto relativamente semplice, lontano ad esempio dalla drammatica impresa dei passeggeri del volo United 93, che l’11 settembre 2001 furono pronti a far schiantare il loro aereo in un campo della Pennsylvania, perendo tutti nell’impatto, per evitare che i dirottatori di Al-Quaeda potessero dirigerlo sulla Casa Bianca. Ma è proprio nella semplicità di quanto compiuto che sta l’eroismo di Ellwood: invece di cedere alla paura, che pure sarebbe stata legittima anche in virtù della funzione governativa di primo piano, ha agito.
Nella corsa disperata verso l’ormai moribondo agente di polizia, egli si è spogliato non solo dei privilegi, reali o percepiti, della carica politica, ma anche e soprattutto di quell’egoismo spesso interessato e vigliacco che tormenta le grandi metropoli come Londra, facendosi così comune cittadino. Qui sta il grande insegnamento di una giornata altrimenti cupa: patriottismo significa fare la cosa giusta quando le circostanze, per quanto dure, lo richiedono. Ciò non implica necessariamente un sacrificio supremo come quello della vita, ma solo il coraggio di ricordare che gli Stati non sono fatti di idee o di leggi, ma di persone, e che solo le persone possono e devono assicurarsi che essi sopravvivano a quanti vorrebbero annientarli; non sono dunque diversi il parlamentare o i tanti altri che a vario titolo hanno fornito il loro supporto dai milioni di giovani che settant’anni fa, sopravvissuti alle bombe di Hitler, attraversarono la Manica per mettere fine al suo folle regime. Tutti sono figli di uno spirito comune che trascende i singoli e il loro carattere e che, in questi tempi difficili, merita di essere riscoperto e celebrato.

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19 anni. Laziale di nascita, friulano d'adozione. Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il Polo Universitario di Gorizia.

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