Crisi economica per non addetti ai lavori (con note)

Gli articoli sul tema si sprecano, ma sono spesso “roba da economisti”
Ogni giorno sentiamo parlare della crisi economica che ha colpito l’Europa negli ultimi anni, dei disordini in Grecia e delle misure d’austerità, di titoli di stato, spread, bond, eurobond e BCE. Ma qual’è il significato di questi termini? Come siamo finiti «in crisi»? Cosa sta accadendo in Grecia? Andiamo con ordine.

L’origine della crisi europea
Quando uno Stato ha bisogno di soldi può tentare di ridurre le spese oppure rivolgersi ai propri cittadini, aumentando le tasse. Lo Stato, così come farebbe un’impresa, può inoltre finanziare le proprie attività attraverso l’emissione di titoli obbligazionari, chiamati appunto titoli di Stato (1). Al momento della scadenza dei titoli, lo Stato deve restituire agli investitori i soldi ricevuti in prestito, più una piccola percentuale di interessi. Se però lo Stato, per diversi motivi (compresa la corruzione e l’inefficienza dei governanti) fatica a saldare i debiti e, anzi, incrementa il proprio debito pubblico (2), gli investitori perdono fiducia nello Stato e iniziano a «vendere» alcuni dei titoli in loro possesso. Di conseguenza lo Stato ha meno soldi da investire in opere pubbliche, per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici o finanziare la ricerca, la cultura, l’istruzione. Nel momento in cui lo Stato non riesce più a saldare i propri debiti si dichiara insolvente. È ciò che sta succedendo in Grecia, Paese a un passo dal baratro dell’insolvenza (3), ma anche in Italia, che ha un debito pubblico enorme, in Spagna, Portogallo e Irlanda. Indirettamente sono stati colpiti dalla crisi anche Stati Uniti e Cina, principali partner economici dei Paesi europei.

Che succede in Grecia?
L’origine della crisi greca risale agli anni 80, quando il primo ministro era Andreas Papandreou, padre dell’ex premier Giorgos. Corruzione, nepotismo e clientelismo hanno mangiato l’economia greca sin da allora, portando il Paese sempre più in basso, fino al crollo rovinoso degli ultimi due anni. Nel maggio del 2010 l’Unione Europea ha concesso un primo pacchetto di aiuti per la Grecia: 100 miliardi di euro, a cui si sono di recente sommati i 120 miliardi del secondo pacchetto. Per poter avere accesso a questi ultimi, però, il Parlamento ellenico ha dovuto approvare le cosiddette «misure d’austerità»: un piano per 28 miliardi di tagli e 50 miliardi provenienti da grosse privatizzazioni. Inoltre, le banche straniere che possiedono titoli di stato greci offrono ora ad Atene un «rollover»: uno scambio di titoli in scadenza con nuovi titoli a scadenza trentennale.
Se la Grecia dovesse fallire, metterebbe in seria difficoltà i suoi principali creditori: BCE (4), FMI (5), Paesi dell’UE, banche tedesche e francesi, oltre che gettare nella disperazione i propri cittadini. L’economia europea prima e mondiale poi ne risentirebbe pesantemente e l’euro verrebbe perfino messo in discussione.

Una corsa a ostacoli
Per uscire da questa devastante crisi economico-finanziaria, una via d’uscita c’è, e forse più di una. I Paesi dell’UE potrebbero “mettere in comune” il loro debito pubblico e ripartirselo quindi in egual misura, in modo tale che i Paesi più forti, come la Germania, sostengano quelli più deboli, come la Grecia. Si potrebbe quindi ricorrere a degli «eurobond» per migliorare l’unione fiscale oltre che economica dell’Unione. Questa soluzione, però, non è ben vista dalle Nazioni più sviluppate economicamente perché non ritengono giusto doversi accollare il debito di Paesi ritenuti spendaccioni e corrotti (Italia compresa).
In alternativa, la BCE potrebbe comprare a oltranza titoli di stato dei Paesi instabili con un alto debito pubblico, finché gli investitori non riprenderanno fiducia in essi e compreranno nuovamente titoli. Questo in parte sta già avvenendo: la BCE ha già acquistato titoli italiani e spagnoli, tenendo così a galla noi e i nostri cugini iberici fintanto che i rispettivi Governi metteranno in atto le riforme necessarie a uscire dalla crisi. Ma non è detto che ciò avvenga, o almeno non in tempo utile per salvare l’economia nazionale, europea e infine globale.
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(1) I titoli di stato sono obbligazioni emesse dal Ministero dell’economia e delle finanze per finanziare le proprie attività. Un’obbligazione (in inglese «bond»), è una ”dichiarazione” di debito emessa da una società o un ente pubblico che attribuisce al suo possessore il diritto al rimborso del capitale prestato all’emittente più un interesse su tale somma. In base alla scadenza ed altre condizioni, i titoli di stato si suddividono in BTP (titoli della durata di 3, 5, 10, 15 e 30 anni), BOT (3, 6 o 12 mesi), CTZ (24 mesi) e altri.

(2) Per debito pubblico di uno Stato si intende il debito contratto da un Paese nei confronti di altri soggetti che hanno sottoscritto un credito allo Stato sotto forma di obbligazioni. Il debito pubblico si dice «interno» quando i possessori dei titoli sono cittadini o imprese del Paese indebitato, «estero» quando i creditori hanno residenza o sede all’estero.

(3) La condizione di insolvenza per uno Stato o un’impresa (a differenza della condizione di crisi, che è temporanea) è permanente.

(4) La Banca centrale europea (BCE, con sede a Francoforte in Germania) gestisce l’euro e garantisce la stabilità dei prezzi nell’UE. La BCE contribuisce anche a definire e attuare la politica economica e monetaria dell’UE.

(5) Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è un’organizzazione di 187 paesi che lavora per promuovere la cooperazione monetaria globale, assicurare la stabilità finanziaria, facilitare il commercio internazionale, promuovere l’occupazione e la crescita economica sostenibile, ridurre la povertà nel mondo.

(!) NEW: Spread – A grandi linee, meno fiducia gli investitori hanno nei titoli di Stato di una nazione e meno ne acquistano. Lo Stato, quindi, per “invogliarli” ad acquistarli, aumenta il rendimento di questi titoli, cioè aumenta il tasso di interesse dei titoli. Lo spread (che è un indice) tra i titoli di Stato di un Paese e quelli di un altro è proprio la differenza tra il rendimento dei primi e quello dei secondi.

Per approfondire:

P.S. ll testo di questo post, che ho voluto mantenere praticamente inalterato, risale ai primi giorni di settembre 2011. Se ora ne so poco di economia, quella volta non ne sapevo proprio niente (se non ciò che si può imparare dagli alrticoli di Internazionale), quindi abbiate pietà di me per eventuali concetti errati o opinioni ingenue.

About Lorenzo Alberini 49 Articles
Laureato alla triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche nel 2015, da allora studio Sicurezza Internazionale a Odense, Danimarca. Leggo e scrivo soprattutto di conflitti armati, terrorismo e del mondo arabo-islamico. Se in Danimarca ci fossero le montagne, l'alpinismo sarebbe la mia passione. Visto che ci sono le piste ciclabili, mi dedico all'escursionismo a due ruote. Da aprile 2014 ho il piacere di essere il direttore di Sconfinare.

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