Crisi politica in Libano?

Appare passata la crisi politica temporanea del Libano, dopo che il primo ministro Saad Hariri aveva annunciato le proprie dimissioni lo scorso 4 novembre, dichiarando di sentirsi minacciato e di temere per la propria vita. In seguito, Hariri si era recato in Arabia Saudita, dando luogo a quella che poteva essere una potenziale e pericolosa destabilizzazione del paese dei cedri. La tempesta sembra essersi tuttavia placata, dopo che lo scorso mercoledì 22 novembre Hariri ha fatto ritorno in patria, partecipando assieme al Presidente Michel Aoun e allo speaker del parlamento di Beirut Nabih Berri, alla parata celebrativa dei settantré anni dell’indipendenza del Libano dalla Francia. Proprio in Francia si era recato lo stesso premier nel corso dell’ultimo fine settimana, a colloquio con il Presidente e Capo dell’Eliseo Emmanuel Macron.

Saad Hariri con il Presidente francese Emmanuel Macron, Credits to Saad Hariri Twitter

Il presidente Aoun aveva richiesto esplicitamente ad Hariri di fare immediato ritorno in patria, rifiutando categoricamente le dimissioni dell’attuale capo dell’esecutivo libanese; lo stesso mondo occidentale, in particolare gli Stati Uniti, ha espresso preoccupazione per una potenziale crisi di governo e instabilità interna e si sono detti a favore del ritorno in patria del primo ministro. Chi ha invece ha provato seminare discordia a Beirut è stata l’Arabia Saudita, la quale ha puntato il dito non solo contro il nemico sciita, il partito Hezbollah, presente in Siria come forza paramilitare e diretto alleato dell’Iran, rivale nell’area mediorientale di Casa Saud, ma contro l’intero governo libanese, accusandolo di aver dichiarato guerra a Riyadh. Per conto suo il leader di Hezbollah Nasrallah ha espresso ugualmente la volontà di riavere Hariri di nuovo in patria il più presto possibile e di essere aperta al dialogo e alla discussione riguardo i fatti interni ed esterni; Hezbollah ha inoltre negato ogni coinvolgimento nella guerra civile in corso nello Yemen, dove l’Arabia Saudita guida una coalizione internazionale a favore del governo di Aden del Presidente Hadi, opposta alla formazione ribelle sciita degli Houthi, appoggiata indirettamente ma non pubblicamente da Teheran.

Hariri e il Re Salman della Arabia Saudita, Credits to Saad Hariri Twitter

Al suo ritorno a Beirut, il primo ministro Hariri ha dichiarato l’intenzione di cercare la collaborazione con tutte le forze politiche libanesi, anteponendo gli interessi nazionali rispetto ad altri interessi interni e/o esterni, al fine di preservare la coesistenza tra i cittadini libanesi. La crisi sembra dunque rientrata, ma è innegabile che malgrado Hariri abbia ritirato le proprie dimissioni (o forse solamente rimandate), il Libano rischia di essere coinvolto in una possibile escalation, che coinvolgerebbe attori esterni al paese dei cedri, una su tutti l’Arabia Saudita.

Riyadh non è riuscita nel proprio intento di destituire Assad in Siria a causa dell’intervento russo-iraniano e del ‘voltafaccia’ turco, inoltre gli sviluppi nello Yemen stanno dimostrando il fallimento della strategia architettata dal principe ereditario Mohammed bin Salman; a tutto ciò si aggiunge la crisi qatariota, anche se l’emarginazione dell’emirato di Doha sembra altrettanto essere stato un buco nell’acqua, poiché il Qatar ha trovato un alleato importante nella Turchia di Erdoğan e ha mantenuto aperto il dialogo con Mosca. Lecito dunque pensare che possa in futuro, malgrado le mancate dimissioni di Hariri, provare a destabilizzare Beirut, magari con l’aiuto di Israele: pochi giorni fa è emersa da dichiarazioni ufficiali da parte sia di Riyadh che di Tel Aviv, la disponibilità a collaborare militarmente contro un unico nemico comune, ovvero Teheran e naturalmente tutti i suoi alleati regionali, Hezbollah in testa.

Nel frattempo l’esercito libanese è stato mobilitato in direzione del confine meridionale con Israele, a detta del generale Joseph Aoun per rispettare la risoluzione 1701, approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 2006 dopo la fine della guerra tra il paese dei cedri e Israele. La tensione rimane dunque alta, si attendono eventuali e probabili sviluppi alla situazione interna libanese, ma anche sul fronte mediorientale dove la quiete è pura utopia.

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