Crisi umanitaria in RD Congo: l’UNHRC lancia un appello

DR Congo protests Protester killed in Kinshasa demonstration. This photo has been published on Buzzort. Source: https://goo.gl/pCNRzQ

Non sorprende affatto che nella Repubblica Democratica del Congo continuino lotte e sofferenze. Si tratta di un paese in cui tale situazione sembra essere inevitabile: il presidente Kabila, che si rifiuta di rinunciare alla sua carica per interessi economici, nonostante la scadenza del mandato fosse nel 2016, è indifferente alla povertà e agli squilibri sociali che attanagliano il suo Paese. Allo stesso tempo sembra, tuttavia, intimorito dai propri cittadini: come dimostrano le brutali repressioni di ogni manifestazione, anche le più pacifiche (ricordiamo la repressione esercitata nei confronti dei manifestanti cattolici il 31 Dicembre 2017). Vi sono quindi violenti scontri tra le milizie e le forze armate congolesi, a cui si aggiungono gli scontri tra gruppi etnici, come i Twa e i Luba. Secondo l’UNHCR, Agenzia ONU per i rifugiati, è un’enorme crisi umanitaria quella sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo.

Nella provincia di Tanganyika infatti la violenza è sempre più presente ed è causa di violazioni dei diritti umani, che costringono le persone a fuggire verso la capitale provinciale Kalemie, dove migliaia di famiglie sfollate non hanno a disposizione nemmeno teli di plastica per proteggersi dalle piogge, soffrono la fame e non hanno assistenza medica. Nelle aree di insediamento degli sfollati, le donne sole e le vedove sono sempre più a rischio di subire violenze e abusi sessuali. Le persone in fuga testimoniano inoltre brutali violenze come uccisioni, rapimenti e stupri, durante gli attacchi ai loro villaggi. Nel 2017 i partner di UNHCR hanno documentato più di 12.000 casi di violazione dei diritti umani. Se la maggior parte degli incidenti riguarda casi di violazione del diritto di proprietà incluse estorsioni, saccheggi e distruzioni, sono circa 4.700 fra questi i casi di abusi fisici, torture, uccisioni, arresti arbitrari, lavori forzati, stupri e matrimoni forzati.

Le violenze esplose in tutta la Tanganyika, hanno generato oltre 630.000 sfollati interni, quasi il doppio dei 370.000 sfollati interni presenti in Tanganyika nel dicembre 2016. L’UNHCR lancia per il 2018 un appello di 368,7 milioni di dollari statunitensi per far fronte alla situazione in Congo, di cui 80 milioni sono necessari per supportare gli sfollati interni dell’ex colonia belga. L’UNHCR si appella ad una maggiore assistenza alle persone colpite dalle violenze, dal momento che l’anno scorso ha ricevuto dai donatori meno di 1 dollaro statunitense a persona causando un’assistenza umanitaria agli sfollati interni in Tanganyika quasi pari a zero; chiede inoltre alle autorità congolesi di proteggere concretamente la popolazione civile, perseguire i crimini commessi da membri delle forze armate e attivarsi per porre fine alla percezione di impunità per coloro che violano i diritti umani.

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