Cuba avrà una nuova costituzione

L'Avana (credits: goodfreephotos.com)

Il 22 luglio più di due terzi dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ossia il Parlamento di Cuba, ha votato a favore della riforma costituzionale. Il nuovo testo andrà a sostituire la costituzione approvata nel 1976, ma non prima di essere sottoposto ad una consultazione popolare. Tra il 13 agosto e il 15 novembre 2018 la popolazione delle quindici province cubane potrà infatti esprimere il proprio parere sulla nuova costituzione.

Poiché la riforma costituzionale mira a modificare alcuni aspetti riguardanti il Parlamento e il Consiglio di Stato, il parere popolare sarà fondamentale. Tra i cambiamenti più importanti vi sono l’introduzione dei concetti di proprietà privata e di mercato, nonché la rimozione del riferimento a un “avanzamento verso il comunismo”.

Miguel Diaz-Canel, Presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri di Cuba. (credits: Wikimedia Commons)

L’introduzione della nuova costituzione segue i cambiamenti avvenuti nella politica cubana negli ultimi tempi. L’11 marzo gli elettori sono stati chiamati a rinnovare l’Assemblea nazionale, i cui candidati sono ovviamente allineati alle direttive del Partito Comunista. Il 19 aprile l’Assemblea ha votato a sua volta il candidato presidente. L’unico nome in lizza era quello di Miguel Diaz-Canel, votato da 603 membri su 604. Diaz-Canel è il primo presidente di Cuba non appartenente alla famiglia Castro dall’avvento della Rivoluzione.

Raul Castro rimarrà comunque  fino al 2021 a capo del Partito Comunista – l’autorità politico-istituzionale più importante – e della Junta Militar. Castro è anche a capo della commissione per le riforme costituzionali. Durante i suoi due mandati da presidente, Raul aveva introdotto dei cambiamenti di alto valore simbolico. L’interventismo statale aveva allentato la sua presa sull’economia e Cuba si era aperta agli investimenti esteri, nonché ad un piccolo ma vitale settore privato.

Raul Castro, già Presidente del Consiglio di Stato e dal 19 aprile 2011 Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba (credits: Wikimedia Commons)

Miguel Diaz-Canel durante il suo primo discorso ha accennato ai cambiamenti che avrebbero interessato Cuba. Oltre a parlare della politica estera, che in un “contesto internazionale segnato da un ordine mondiale ingiusto” rimarrà “inalterabile”, Diaz-Canel si è espresso sulla modernizzazione del modello economico e sociale cubano. Per il neo-presidente è necessario “perfezionarne l’applicazione e correggerne gli errori, che spesso irritano la popolazione e seminano cinismo ed insoddisfazione”. Ha poi concluso dicendo che “la Rivoluzione è viva e va avanti”, continuando a svilupparsi “senza timori e senza passi indietro”.

La costituzione del 1976 riconosce solamente la proprietà dello Stato, delle cooperative e in parte quella personale. “Sono cambiate così tante cose negli ultimi due anni da essere tecnicamente considerate incostituzionali” afferma sul New York Times Ted Henken, professore di sociologia e studi sull’America Latina al Baruch College a New York. Ma quali sono in sostanza i cambiamenti politici, sociali ed economici che interesseranno il nuovo testo costituzionale?

Nonostante il Partito Comunista rimanga alla guida del monopartitismo, il nuovo testo rinuncia all’obiettivo finale della costituzione di una società comunista, concentrandosi unicamente sul socialismo. “Questo non significa che rinunceremo ai nostri ideali […] Crediamo in uno Stato socialista, sovrano, indipendente, prospero e sostenibile” ha affermato Esteban Lazo, presidente dell’Assemblea nazionale. Bisogna sottolineare che la riforma costituzionale non porterà all’adozione del sistema capitalista, poiché il socialismo è ormai irreversibile.

Logo Partito Comunista cubano (credits: Wikimedia Commons)

La nuova costituzione porterà altri importanti cambiamenti nelle strutture politiche dello Stato cubano: il presidente non sarà più a capo del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri. Verrà introdotta la figura del Primo Ministro e il presidente dell’Assemblea sarà a capo del Consiglio di Stato. La riforma costituzionale riguarderà anche i mandati e l’età del presidente, che dovrà avere meno di 60 anni all’inizio del primo incarico e potrà governare per non più di due mandati di cinque anni ciascuno.

Ci saranno importanti cambiamenti anche all’interno della società: per la prima volta la costituzione riconoscerà il matrimonio tra persone dello stesso sesso, mentre quella precedente ammetteva l’unione matrimoniale solo tra uomo e donna. Probabilmente il riconoscimento dei matrimoni gay necessiterà di ulteriori cambiamenti legislativi e incontrerà l’opposizione dei cattolici conservatori.

Anche l’economia e il sistema giudiziario cambieranno. Homero Acosta – segretario del Consiglio di Stato – ha confermato la volontà di riconoscere la proprietà privata, da sempre rigettata dal Partito Comunista poiché simbolo del capitalismo. Questo dovrebbe portare ad un maggior riconoscimento legale dei micro-business nati in seguito alle riforme del mercato degli ultimi anni. Ciò ha favorito la nascita di un settore privato minimo ma proficuo e ha attirato gli investimenti stranieri. Inoltre la riforma costituzionale rafforzerà il sistema giudiziario e riconoscerà la presunzione di innocenza.

Questa riforma costituzionale segue quella del 2002, che aveva reso il socialismo irrevocabile. La costituzione del 1976 aveva subito altre due modifiche: nel 1992 lo Stato viene dichiarato secolare e non ateo; nel 1978 l’Isola dei Pini viene rinominata in Isola della Gioventù. Ora si attendono le consultazioni popolari, ma quel che è certo è che la nuova riforma costituzionale rappresenta un grande passo per Cuba. Nonostante il Paese sia lontano dalla democrazia liberale, i cambiamenti introdotti lo rendono più competitivo sulla scena internazionale, soprattutto grazie alle riforme previste in campo economico.

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