Dalla cortina di ferro alla Verde cortina – Intervista a Matteo Tacconi

L'autore Matteo Tacconi ha ricevuto una copia di Sconfinare in regalo.

Per correre a prendere il libro Verde cortina (di Matteo Tacconi, con le foto di Ignacio Maria Coccia) che tra poche righe vi presenteremo, non dovete andare in libreria, bensì scrivere un’email a info@verdecortina.com entro il 9 novembre (giorno in cui crollò il Muro di Berlino).

Questo libro ha anche un’altra particolarità: è prodotto attraverso il crowdfunding.

Ma che cos’è Verde cortina? È un libro che i due autori hanno scritto a 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino, dopo aver fatto un viaggio lungo l’ex cortina di ferro, per vedere e documentare di persona cosa sia rimasto e cosa sia cambiato.

Non c’è più il comunismo, l’Europa è più unita, e grazie al Trattato di Shengen i cittadini europei possono viaggiare tranquillamente tra i Paesi membri. Ma soprattutto da una Cortina di Ferro siamo passati, 25 anni dopo, a una cortina verde, fatta di parchi, aree naturali e incontaminate, aree in cui nessuno durante la Guerra Fredda costruiva, qualche chilometro che fa da “cuscinetto psicologico tra Paesi e sistemi rivali”. Così in queste aree la natura ha dato il meglio di sé dando vita a paesaggi suggestivi e paradossali. Il viaggio dei due autori è cominciato a Lubecca, in Germania, e si è concluso, 2 settimane dopo, a Trieste.

Noi di Sconfinare abbiamo fatto una breve intervista a Matteo Tacconi, che il 16 ottobre ha presentato il libro alla Libreria Editrice Goriziana (LEG).

Matteo Tacconi, come vi siete conosciuti lei e Coccia? E com’è nata l’idea del viaggio?

Io e Ignacio Coccia ci  siamo conosciuti nel 2011. Curavo una mostra fotografica sull’ex Jugoslavia e vidi un bellissimo lavoro di Ignacio sul Kosovo. Da lì abbiamo iniziato a viaggiare insieme: in Croazia, nei Balcani e lungo la statale adriatica, la strada più lunga d’Italia che da Padova arriva ad Otranto. Abbiamo poi deciso di sviluppare questo progetto, Verde cortina: un viaggio che avevamo in mente già da tempo, e pur sapendo che era già stato intrapreso da altri, ci andava di farlo. Così siamo partiti.

Perché avete deciso di distribuire copie del libro solo tramite prevendita?

Da un lato abbiamo la necessità di limare i costi di impresa. Dall’altro vogliamo, con le presentazioni, rapportarci direttamente con i lettori. Inoltre volevamo legare all’aspetto commerciale quello simbolico: il termine ultimo per acquistare la prevendita è il 9 novembre, anniversario della caduta del muro di Berlino.

 Perché avete deciso di finanziarvi attraverso il crowdfunding?

E’ stato sotto certi aspetti un esperimento, nel senso che nessuno di noi l’aveva mai fatto, e sotto altri una scelta obbligata. Al giorno d’oggi è difficile trovare un editore che crede e che investe in un progetto. Siamo stati noi, quindi, ad investire su noi stessi ed è andata abbastanza bene.

Secondo lei valorizzare le aree verdi situate lungo l’ex cortina di ferro è più un tentativo di dimenticare o di ricordare ciò che è avvenuto?

Entrambe le cose. È sia una forma di memoria, sia una forma di futuro. Si cerca di valorizzare la memoria preservando alcuni reperti archeologici della Guerra Fredda lungo quest’area verde verticale, ma anche costruendo qualcosa che abbia un valore di sostenibilità ambientale, oltre che turistico, dove prima non c’era nulla se non del filo spinato.

Come avete percepito il vuoto lasciato dalla caduta del muro a Gorizia?

Se si guarda al dato algebrico, Gorizia è una città che ha perso con il venir meno della cortina di ferro: ha meno abitanti e un’economia meno scattante. Non è escluso però che in futuro sviluppare un rapporto più virtuoso con i vicini e ripensare la relazione con una frontiera diversa da com’era una volta potrebbe portare a miglioramenti per la città.

Secondo voi, cosa ha significato per l’Europa la caduta del muro di Berlino?

E’ stata indubbiamente una cosa positiva perché ha aperto dei canali di dialogo politici, sociali, culturali, commerciali ed economici. Ma in parte anche negativa. Al tempo della Guerra Fredda era facile ragionare: buoni e cattivi, bianco o nero. Ora la realtà è diventata più complessa e noi, ancorati ai vecchi paradigmi, non riusciamo a leggere i mutamenti con prontezza di riflessi.

-di Irene Colombi e Carol Pigat-

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