DIARIO PERSIANO: viaggio sentimentale in Iran

Per gentile concessione dell'autrice Anna Vanzan

L’Iran è un Paese alquanto controverso: numerosi studiosi, politici e analisti hanno riservato a questa regione i giudizi tra i più disparati e divergenti, aumentando la confusione e i luoghi comuni che già abbondano intorno ad esso. Di conseguenza, sono scaturite diverse rappresentazioni parziali e semplicistiche, che non tengono conto della realtà articolata e sfaccettata, pure conflittuale, che il Paese vive quotidianamente.
L’universo iraniano è molto più complesso. Per comprenderlo, è necessario superare idee preconcette stratificatesi nelle nostre menti dopo decenni di stereotipi e cliché. Un lavoro complesso, ma proprio per questo possiamo avvalerci delle testimonianze equilibrate di persone che hanno dedicato la vita allo studio della cultura di tale Paese; come la ricercatrice Anna Vanzan, la quale ha impiegato la propria a studiarlo e percorrerlo, raccogliendo le proprie preziose considerazioni nel libro Diario persiano.

Diario persiano è un racconto intimo e personale, frutto di esperienze individuali e per questo possibilmente diverse da quelle che altre persone hanno sperimentato nei loro soggiorni in Iran. Nondimeno, la meticolosa cura nella dovizia di particolari, insieme alle conoscenze accumulate dall’autrice e al suo stile colloquiale, rende la narrazione piacevole a leggersi, quasi come se ci trovassimo in una delle famose qahveh khaneh (sale da caffè) di Tehran intenti a gustare la bevanda locale e ad ascoltare i racconti di un viaggiatore.

Veduta aerea di Tehran (Author:Hansueli Krapf. Credits: Wikipedia Commons)

L’autrice comincia parlando di Tehran e delle trasformazioni che ha subito durante la sua storia recente, dalla fine del ‘700 fino all’avvento della Rivoluzione del ’79. Nell’arco di tutto questo tempo, la città si espande, le viuzze ombrose e appartate vengono affiancate da ampi stradoni e viali percorribili da macchine, moderni edifici si accostano ai sontuosi palazzi reali e ne snaturano l’antica fisionomia. Dopo la guerra tra Iraq e Iran e la morte dell’Ayatollah Khomeini, i sindaci della capitale decidono di investire nell’abbellimento della metropoli, costruendo aiuole e affidando ad artisti locali il compito di decorare i muri delle gallerie e dei ponti stradali con motivi floreali o soggetti della mitologia persiana, abbandonando così il bianco e il nero, i colori della Rivoluzione in uso fino all’ ’89.

Parco Laleh, Tehran (Credits: https://www.flickr.com/photos/43257267@N08/34091589442/in/photolist-TWyiNS) 

La città è colma di realtà differenti. Nel quartiere Nord si trovano la maggior parte delle residenze degli ambasciatori (tra cui quella italiana, il palazzo Farmanieh, esempio squisito e sobrio di architettura qajara) e i più grandi parchi pubblici della città, i quali recano un po’ di sollievo dal pesante inquinamento che affligge la metropoli e fungono da luogo di ritrovo per la società, specie per i giovani, e per alcune comunità particolari, come quella trans; questo perché l’Iran ammette il cambio di sesso come “rimedio” all’omosessualità e lo sostiene tramite incentivi economici.

In altre zone della città è impossibile non notare gli svettanti grattacieli (come la Torre Milad, alta 435 metri) o alcune impressionanti opere pubbliche, tra le quali si distingue il Pol-e Tabiat, il Ponte della Natura: una struttura lunga 270 metri che collega due parchi, costruita su tre livelli e lungo linee curve, così che si ha l’impressione di seguire un sentiero di cui però non si conosce la meta, secondo l’idea originale della giovane architetta iraniana Leila Araghian.

Pol-e Tabiat (Credits: https://www.flickr.com/photos/blondinrikard/)

Ma è scendendo per le vie della città che si scopre il cuore pulsante della società; una società giovane, vivace, che ama frequentare i caffè allestiti con mostre artistiche, le ben fornite librerie, i numerosi musei (ce n’è per tutti i gusti, da quelli di Storia antica a quelli di Arte locale e contemporanea, tra cui il cinema). Ed essendo una città traboccante di giovani, è normale che la vita notturna sia delle più movimentate: l’unica differenza con altre città moderne è che qui i preparativi sono tenuti nascosti per evitare la censura, ma ciò dimostra come proibizioni e stretta morale sulla società spinge parti della popolazione a comportarsi esattamente nel senso opposto.

Scorcio di Yazd (Author: Farid Atar. Credits: Wikipedia Commons)

Dopo questo viaggio nella capitale iraniana, l’autrice ci guida lungo un itinerario che copre diverse tappe, tutte accomunate dalla bellezza e dall’importanza che esse rivestono per la cultura iraniana. La prima tappa è dedicata ai diversi deserti che costellano l’Iran, l’uno il più diverso dall’altro, ma tutti forniti dei tradizionali qanat, canali sotterranei di epoca achemenide e sassanide, ma in funzione ancora oggi, che convogliano l’acqua piovana e quella delle montagne sottoterra fino alle case e alle coltivazioni. Addentrandosi in uno di questi deserti, si raggiunge una delle città più antiche del Paese, Yazd, famosa non solo per la sua bellezza, ma anche poiché qui brucia il Fuoco eterno zoroastriano, all’interno del Tempio del Fuoco, il quale rappresenta meta di pellegrinaggio per gli Zoroastriani di tutto il Mondo.

Tomba del poeta Hafez, Shiraz (Author: Amir Hussain Zolfaghary. Credits: Wikipedia Commons)

Un’altra grande città è Shiraz, la culla della Persia antica, simbolo dell’Iran pre-islamico, ma ugualmente patria di due tra i più famosi poeti musulmani persiani, Sa’di e Hafez. Shiraz è un’ottima base per poi muoversi all’interno della regione del Fars (da cui farsi, persiano) e visitare le testimonianze più fulgide dell’Impero achemenide, tra cui la celebre Persepoli e le due capitali imperiali di Susa e Pasargade, dove Ciro il Grande fece erigere la propria tomba. Gli Iraniani guardando con fierezza al proprio passato, senza soluzione di causa tra l’era pre-islamica e quella islamica, e si riconoscono tutti come “figli di Ciro”, cioè “nobili” e “buoni”.

Persepolis, l’Apadana e il Palazzo di Dario (Author: Arian Zwegers. Credits: Wikipedia Commons)

L’apice di questo viaggio si raggiunge facendo il proprio ingresso, con l’immaginazione, nella splendida città di Esfahan. Sebbene sia la capitale indiscussa dell’arte islamica dell’Altopiano, come testimoniano la Moschea del Venerdì e i palazzi Ali Qapu e Chehel Sutun, tuttavia non manca la presenza di altre culture ed etnie, come quella della fiorente comunità armena, la quale possiede un proprio quartiere provvisto di tutto, dai negozi alle scuole, fino ad una dozzina di chiese, in una delle quali si trova una delle più antiche stamperie del Medio Oriente.

Dettaglio del Chehel Sutun, Esfahan (Credits: http://www.flickr.com/photos/seier/1751366168/sizes/o/)

Senza dubbio, sono molti gli aspetti apprezzabili di questo viaggio nella cultura iraniana, ma uno di quelli che più riesce a colpire piacevolmente è la capacità dell’autrice di porsi, agli occhi del lettore, in modo discreto, senza imporre considerazioni personali e senza l’intenzione di convincere il pubblico a parteggiare per una causa o per un’altra. L’imparzialità del testo, condita, tuttavia, con la passione per una cultura sorprendente come quella iraniana, mette in luce un Mondo complicato, in cui non è tutto bianco o nero e dove le contraddizioni sono numerose. Tutto ciò deve portare ad una riflessione, e dovrebbe spingere le persone a guardare più in là, specie in un momento di frattura profonda del Medio Oriente.

About Riccardo Valle 11 Articles
Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: