#ijf17: Die Mafia in Deutschland – un paradiso per la criminalità organizzata?

Germania: Paese di ordine e rigore, legalità e funzionalità. E paradiso legale per la Mafia (italiana).

Ne hanno parlato, al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, i cofondatori di IRPI, Cecilia Anesi e Giulio Rubino, insieme a Margherita Bettoni, giornalista di Correct!v (i tre curano il MafiaBlog) e Franco Castaldo, fondatore e direttore di Grandangolo.

I quattro relatori, con il supporto di analisi e dati, hanno ritratto un fenomeno in piena crescita. Ma non recente: l’espansione della mafia italiana in Germania risale agli anni ’70, con l’arrivo nel Paese di un’ondata di lavoratori stranieri, di Gästarbeiter. E tra questi, anche famiglie mafiose, più o meno potenti in patria, alla ricerca di un nuovo “mercato” dove espandere e accrescere la propria attività.

Sono 550 i mafiosi conosciuti in Germania, ma secondo le ricerche dell’IRPI sarebbero ben 5500 gli affiliati. Che, però, non sono mafiosi per la legge tedesca. Ecco uno dei motivi, anzi, il motivo fondamentale, per cui la mafia italiana riesce a così ben attecchire e svilupparsi a nord delle Alpi: manca la base legislativa; manca un equivalente del 416-bis, del reato per associazione mafiosa. Gli inquirenti hanno le mani legate: non vi sono gli strumenti per limitare e punire. E mancano le competenze, soprattutto a livello locale. Le autorità, qualora non neghino l’esistenza dell’infiltrazione mafiosa nel Paese, non sanno gestire il fenomeno in quanto, banalmente, non hanno né mezzi né conoscenze sufficienti. Solo in caso di omicidi i mafiosi diventano facilmente perseguibili, come hanno ben imparato dalla strage di Duisburg, dell’agosto 2007: è da allora che non si registrano quasi più omicidi di mafia in Germania.

Il lavoro sporco si fa all’estero, vicino al confine, per non attirare l’attenzione.
Qui la Mafia ha replicato in tutto e per tutto le attività di infiltrazione usate in Italia: economica, ma anche politica. Si tratta di qualsiasi settore, dall’edilizia alla droga alle costruzioni, dalle energie alternative alla gestione dei rifiuti. I mafiosi comprano voti e influenzano elezioni. Sono soprattutto l’’Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra a farla da padroni, in Baviera, Baden-Württemberg, Renania settentrionale–Vestfalia, Assia. I fratelli Migliori, un tempo parte della Stidda agrigentina (contrappostasi con una faida brutale a Cosa Nostra alla fine degli anni ’80), hanno costruito un impero sul riciclaggio, acquistando appartamenti, case e alberghi, a sud di Stoccarda. Agrigentini sono anche Gabriele Spiteri e Rosario Pesce, a capo di quella che la polizia tedesca soprannominato Bau Mafia, ovvero Mafia delle costruzioni. Ma è soprattutto l’’Ndrangheta ad aver raggiunto livelli immensi di ricchezza e, dunque, potere: il clan Farao è tra i più importanti e temuti. Partito dalla Calabria, è proprio in e grazie alla Germania che ha accresciuto il suo potere e così, di riflesso, anche in patria.

Nel segno del dio denaro, in Germania la Mafia pur mantenendo una certa diffidenza ha saputo ricucire anche le faide più sanguinose, interne e non: in terra tedesca ‘Ndrangheta e Cosa Nostra collaborano. Naturalmente, rimane necessario appoggiarsi anche a gruppi criminali albanesi, a cartelli sudamericani, e alla mafia turca (anche se i relatori fanno notare che ci si fida poco dei turchi, che tendono a “cantare” facilmente, una volta catturati).

La Mafia si allarga a macchia d’olio, si sa nascondere bene, adattare a qualsiasi situazione e sfruttare al meglio il sistema economico e criminale di ogni Stato “ospitante”: il virus perfetto. E ha contagiato non solo la Germania: tra Danimarca, Olanda e Belgio vi è un unico territorio che la Mafia usa per le proprie attività. Cecilia Anesi cita il PM antimafia De Bernardo, affermando che quello di cui c’è davvero bisogno è una procura internazionale antimafia, con magistrati che possano liberamente lavorare insieme, in un unico pool, senza rogatorie.

Dal lavoro di IRPI, Collect!v, FunkeMedien-Gruppe, Der Spiegel, WDRtv e Grandangolo è nata una vera e propria inchiesta transnazionale, sfociata nel progetto Mafia in Deutschland, e poi in un documentario e un libro, “Die Mafia in Deutschland” appunto. La lotta alla Mafia è ancora ai primi passi in Germania, ma i media sono più che mai attivi e impegnati nella sensibilizzazione, sia a livello delle istituzioni che della cittadinanza, ancora poco, pochissimo consapevole del problema. Mafia? Nein, danke.

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