DIES IRAE vol. 4

Il DIES IRAE di Agosto 2011

Recensioni in due righe. Tutto ciò che è stato ascoltato nel mese appena concluso: novità, anticaglie, prelibatezze e immondizia.


Freschi freschi

NAT BALDWIN, Peoples Changes (2011). Canzoni per voce e violoncello? Un’idea ruffiana, in più sembra la pubblicità degli Special K. Vi piacciono gli Special K? Affari vostri (6/20).

TOBY BURKE, Mexico City (2011). Ben fatto. Ma occhio, ‘sti cantautori che si rinchiudono nella cameretta a scrivere dischi stanno già scassando (17/20).

I CANI, Il sorprendente disco d’esordio dei cani (2011). Oh madonna. Eccone un altro (5/20).

COMET GAIN, Howl of the lonely crowd (2011). Un solido disco rock che ha l’indiscutibile pregio di lasciarvi in pace (16/20).

ELEANOR FRIEDBERGER, Last summer (2011). Un lavoro un po’ manieristico, ma l’impressione è che stavolta non sia necessariamente un difetto (12/20).

GANGS, And so I watch you from afar (2011). Math Rock senza troppe pippe. Sarà che sono irlandesi (12/20).

GIRLS NAMES, Dead to me (2011). Un disco di un gruppo che non ha niente da dire, e vi assicuro che ci riesce benissimo (4/20).

HELP STAMP OUT THE LONELINESS, Help stamp out the loneliness (2011). Ha tutti i crismi per diventare un must estivo, ma poi va a finire che a settembre lo rimetti in naftalina (14/20).

JAKSZYK, FRIPP AND COLLINS, A Scarcity of Miracles (2011). Possibile che io sia l’unico a trovare questo disco indicibilmente noioso? (9/20).

JESSICA 6, See the light (2011). Ogni mese questa rubrica promuove orgogliosamente un disco di una sbrindola canterina (Nomi Ruiz): effetti perversi delle quote rosa (14/20).

PALPITATION, You’re Absent I’m Far Away (2011). Sei canzoni sei per creare un piccolo idillio privato, bruciare i giornali, e dormirsene con le finestre aperte (17/20).

PHAEDRA, The Sea (2011). Ad agosto l’unico mare buono è quello del Nord, e noi ne prendiamo felicemente atto (14/20).

E’ quasi come nuovo (suoni dal terzo millennio)

THE BRIGHTON PORT AUTHORITY, I think we’re gonna need a bigger boat (2009). Norman Cook fa sembrare Iggy Pop un giovanotto: meglio del botox! (17/20).

BRUCE SPRINGSTEEN, The promise (2010). Décadence: un grande cantautore mette mano agli scarti di trent’anni fa, e inopinabilmente li trova buoni (4/20).

VIRGINIANA MILLER, Il primo lunedì del mondo (2010). La musica italiana di oggi è come ‘La Versione di Barney’. Simpatica, ma se ci fosse qualcosa di Davvero Buono in giro credete che sarebbe diventata un caso? (10/20)

AMY WINEHOUSE, Back to Black (2005). Lo ammetto, non l’avevo mai ascoltata. Pare pubblicheranno un disco postumo. Crepate anche voi, finirete nel mio lettore MP3 (12/20).

Antiquariato

THE ASSOCIATION, And then along comes the association (1967). Ascoltare oggi dischi di sunshine pop è una delle esperienze più deprimenti in assoluto. Approfittatene (17/20).

BRUNO MARTINO, I grandi successi (1959). Bruno Martino ha scritto il più grande inno antiestivo di sempre. Diglielo Bruno, diglielo (18/20).

SPARKLEHORSE, Vivadixiesubmarinetransmissionplot (1995). Incredibilmente, la cosa più interessante di questo disco non sta nel titolo (19/20).

Il disco del mese


MATANA ROBERTS, Coin coin chapter one gens de couleur libres (2011). Forse è colpa di Coltrane: ogni volta che ascolto free jazz mi pare di avere a che fare con la religione (19/20).

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Tre precisazioni:

* I voti sono espressi in ventesimi e sintetizzano il giudizio sovrano e inappellabile del sottoscritto.
* Il “disco del mese” è scelto tra quelli usciti quest’anno.
* La media di voti che ho dato è discutibilmente alta. La mia credibilità potrebbe forse risentirne, ma francamente non credo: non sono io che ho la manica larga, è la musica che ascolto ad essere buona.

 

About Rodolfo Toè 58 Articles
Reporter a Sarajevo, collabora più o meno stabilmente per Le Courrier des Balkans, Osservatorio Balcani e Caucaso, Il Riformista. Ha una passione immoderata per Bon Iver, il calcio e il marzemino. Nel tempo libero legge la Bibbia e compone canzoni.

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