Dietro l’Amore ci sei tu, Primavera

La primavera è appena iniziata, ed ogni volta che sento la temperatura cominciare ad alzarsi e vedo i fiori sbocciare, mi viene in mente questa bellissima poesia di Pablo Neruda, intitolata “Giochi ogni giorno”. E quale miglior momento per parlarne se non la Giornata Mondiale della Poesia, e l’inizio della nuova stagione?

E’ una poesia ricca, forte, densa di significati: un inno all’Amore “cantato” da un uomo innamorato. Un uomo che dice che la sua amata non assomiglia più a nessuno, da quando la ama: è unica, ed è ben più di ciò che i suoi occhi vedono. L’amata è più della bellezza, è ancor più “del corpo di madreperla soleggiata” che Neruda descrive. Ella si manifesta tramite la natura, si mescola ad essa. È una donna forte, coraggiosa, che è riuscita ad accettare il carattere difficile dell’uomo che ama, cosa che le altre persone non sono riuscite a fare: “quanto ti sarà costato abituarti a me, alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano” le chiede retoricamente il poeta.

Ma la frase più bella, e anche quella che è diventata poi la frase più famosa della poesia è sicuramente quella con cui “Giochi ogni giorno” termina: “voglio fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi”.
L’Amore ha un potere fortissimo: quello di far rivivere, “rifiorire” le persone dopo, ad esempio, un periodo desolato, esattamente come la primavera fa con i fiori dopo l’inverno. Ci si abbandona totalmente ad esso, quasi non si riesce più a controllare i propri sentimenti: l’Amore ci plasma, ci cambia, così come la primavera fa quando passa e con la sua forza stravolge tutto. E in lei Neruda trova la metafora dell’Amore. Come diceva Battisti, un po’ di anni dopo, “amarsi un po’ è un po’ fiorire”, nella canzone Amarsi un po’. Primavera e Amore vivono tra le righe di Neruda. Primavera e Amore, e Poesia.

 

Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

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