Il nuovo Don Giovanni secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio al Verdi

di Elisabetta Bernini ed Esterin Kojtari

Il plurilinguismo è da sempre una fonte ed una ricchezza umana che affascina e compiace chi ne assapora i frutti. Ecco l’idea del produttore esecutivo Andrea Posi e del direttore di produzione Giulio Micheletti: Un Don Giovanni interpretato da una donna, la cantante pisana Petra Magoni, che danza e canta sulle musiche arrangiate di Mario Tronco.

UNO SPETTACOLO D’ALTRI TEMPI

La visione prettamente moderna ed originale dell’Orchestra di Piazza Vittorio è un connubio di amore, passione, drammaticità e divertimento, inquadrando l’opera sia dal punto di vista musicale, sia umano, come descrive Petra Magoni: «Abbiamo voluto dare una dimensione umana a questo personaggio. Come molti è costretto a stare in un mondo che ti insegna che c’è un solo modo di vivere i propri sentimenti.»

L’opera si apre nel giardino antistante la casa di Donna Anna (Simona Boo), dove Leporello (Omar Lopez Valle), il fedele domestico di Don Giovanni, passeggia in attesa del suo signore, il quale travestito e mascherato, irrompe nella casa di Donna Anna per tentare di sedurla, fallendo però nel suo intento. Spaventata e inorridita dal meschino gesto, lo rincorre per svelarne l’identità e viene soccorsa dal suo promesso Don Ottavio (Evandro Dos Reis), che le promette di vendicarla, cantando una versione portoghese del duetto «Fuggi, crudele, fuggi».

Accompagnato in ogni atto dalla frizzante Orchestra di Piazza Vittorio, composta dal contrabbassista Pino Pecorelli, dal pianista Leandro Piccioni, dal batterista Ernesto Lopez Maturell, dal chitarrista Emanuele Beltrini e dal tastierista Andrea Pesce, nel «dramma giocoso» (come viene definito da Mozart stesso) Don Giovanni continua le sue conquiste, scorgendo da lontano una giovin donzella che presto scoprirà essere Donna Elvira (Mama Marjas, la famosa cantante reggae tarantina), la quale cerca spiegazioni da parte di Don Giovanni per il suo abbandono, ma egli fugge e lascia a Leporello l’onere di giustificarlo e difenderlo. Così, per spiegare a Donna Elvira di che pasta è fatto il suo signore, stila un catalogo di tutte le conquiste del giovincello e glielo legge («Madamina, il catalogo è questo»).

Nel contempo, si celebrano le nozze dell’umile contadina Zerlina (Hersi Matmuja) e Masetto (Houcine Ataa) e senza indugio, Don Giovanni cerca di rimanere solo con Zerlina per chiederle di stare insieme a lui (“Là ci darem la mano” nella versione araba): quando sembra acconsentire, Donna Elvira la rapisce e la mette in guardia sulla vera natura dello spasimante senza pudore. Come in ogni storia che si rispetti la trama non può essere solo rose e fiori, ma il pericolo dietro l’angolo deve trasmettere un po’ di suspense agli spettatori, seguito da un avvenimento drammatico: la morte del Commendatore (il padre di Donna Anna). Donna Anna e Don Ottavio accorrono da Don Giovanni per chiedergli di aiutarli a scovare il colpevole dell’omicidio, ma Donna Elvira scopre che il colpevole è proprio Don Giovanni! Così, presa dall’ira, chiede al suo promesso sposo Don Ottavio di aiutarla a vendicarsi di suo padre.

UN FINALE PROROMPENTE

Le tre donzelle che Don Giovanni ha illuso e sedotto lo accerchiano, costringendolo a pentirsi di fronte alla statua del defunto Commendatore, ma egli si rifiuta e lo invita a cena, così da dimostrare la sua valentia e coraggio a tutti. Lo spirito del Commendatore accetta la proposta, che anch’egli ripropone: Leporello, impaurito e preoccupato per il destino del suo padrone, lo esorta a rifiutare, perché sa che il Cielo ha fatto giustizia e che andrà così all’Inferno. Don Giovanni, senza alcun pentimento, accetta l’invito e muore nella fatale stretta. La giustizia è compiuta!

La musicalità dell’Orchestra di Piazza Vittorio

“Don Giovanni è una passione adolescenziale, uno di quegli ascolti che ti fanno decidere di diventare musicista” questo afferma Mario Tronco, il cuore e l’anima di questa produzione. Non è la fedeltà all’Opera di Mozart a renderla speciale ma la ricerca di una musicalità diversa, sinuosa con lo scopo di abbattere confini non solo geografici ma anche mentali di un epoca post-moderna. Non mancano riferimenti alla composizione originale sia a livello di trama che a livello musicale. Principalmente l’Ouverture con il suo tema della maledizione, elemento presente in tutto il dramma giocoso, si itera all’interno dello spettacolo. É interessante il modo in cui l’autore ha intrecciato il suono del classicista viennese con quello elettronico del Rhodes. Infatti un ruolo fondamentale della scena è affidata all’Orchestra la quale partecipa attivamente alla trama, diversamente da un orchestra nel golfo mistico, bensì proprio come personaggi dello spettacolo. La produzione non si fa mancare nulla: alterna stili di Jazz e Funk con dei recitativi e arie, rendendo lo spettacolo piacevole anche per i “non-amanti” della musica classica.

Il Don Giovanni interpretato da Petra Magoni è una novità assoluta. Un basso-baritono sostituito da una voce femminile sembrerebbe un sacrilegio nei confronti dei dogmi musicali, ma inaspettatamente la cantante ha vestito il ruolo del “donnaiolo” in maniera egregia, magari facendo storcere il naso a chi voleva assistere a un classico “Don Giovanni”, ma non era lo scopo di questo spettacolo. I confini geografici vengono abbattuti dai canti dell’Opera ripresi varie lingue e dialetti: Don Ottavio, interpretato da Evandro Do Reis ha cantato in portoghese, Masetto, interpretato da Housine Ataa lo ha fatto in arabo, mentre Mama Marjas (Donna Elvira) in dialetto tarantino. Mentre troviamo un Leporello (Omar Lopez Valle) che si improvvisa trombettista.

La scena finale del Commendatore è resa inaspettatamente diversa: egli viene interpretato da le 3 ragazze che hanno avuto a che fare con il Don Giovanni: un compito difficile dato che la vocalità originale del personaggio è un basso profondo e la scena caratterizza tutta il finale dell’Opera. Ma la fusione delle voci ha ben creato l’ambiente infernale in cui il libertino in seguito finirà. Interessante sapere che Lorenzo Da Ponte visse a Gorizia dal 1779 al 1781, magari potrebbe essere stata una delle possibili rivisitazioni del Don Giovanni se il librettista di Mozart fosse ancora vivo.

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