Donne della Repubblica Italiana: un’intervista a Eliana di Caro

Giornalista affermata per Il Sole 24 Ore dal 2000, Eliana di Caro si è sempre impegnata per dare una voce alle storie meno raccontate: quelle, appunto, che hanno come protagoniste le donne. Non a caso fa parte di ControParola, un collettivo di autrici nato nel 1992 per iniziativa di Dacia Maraini che ha da poco pubblicato “Donne della Repubblica“: una raccolta di ritratti di tredici donne che hanno fatto la storia della Repubblica Italiana ma di cui raramente si sente parlare.

L’abbiamo incontrata ad èStoria 2016, ed abbiamo parlato un po’ della condizione femminile nella società e in politica.

Quali sono, secondo lei, i pregiudizi sulle donne più duri a morire?

Sulle donne i pregiudizi ancora abbondano: c’è chi pensa che siamo psicologicamente fragili, che nel momento in cui abbiamo una famiglia non possiamo garantire un impegno costante sul lavoro e non siamo del tutto affidabili. Sopratutto sul lavoro, a parità di bravura tra un uomo e una donna viene scelto un uomo: la donna dev’essere sempre almeno un po’ più brava dell’uomo, e questo ci penalizza sicuramente molto.

L’Italia è in qualche modo più indietro rispetto agli altri paesi occidentali nel campo della parità di genere?

Complessivamente sì, dipende ovviamente poi di che altri paesi si parla. Rispetto ai paesi scandinavi ad esempio sì: io avevo intervistato la Presidente della Norvegia e mi aveva raccontato quale fosse la situazione da loro e mi ero resa conto della distanza tra i due paesi, soprattutto per quanto riguarda la rappresentanza politica. Anche in Germania credo ci sia una situazione di maggiore equità sul posto di lavoro, lo stesso vale per la Gran Bretagna. In Italia c’è ancora una cultura secondo la quale il ruolo della donna è legato profondamente alla casa e la famiglia.

Secondo lei, le donne italiane si sentono ancora limitate rispetto alla scelta del proprio futuro? E’ ancora forte la pressione ad essere madri e mogli prima che individui autonomi?

Un po’ sì: ci sono delle donne che si sentono condizionate nel momento in cui vogliono mettere su famiglia a fare la scelta tra la famiglia stessa e il lavoro o, comunque, a ridimensionare la carriera perchè il fatto di avere un figlio e doverlo crescere comporta delle rinunce. Non sono messe nelle condizioni di poter fare tutte e due a causa delle condizioni degli asili nido italiani, ad esempio.

Negli scorsi mesi abbiamo assistito a diversi casi di misoginia nelle campagne elettorali. Prendo in particolare il caso di Giorgia Meloni, a cui Berlusconi ha consigliato di ritirarsi dalla corsa a sindaco di Roma e “concentrarsi a fare la mamma”. Crede che ci sia meno fiducia nei confronti delle donne come leader? 

Ancora nella politica siamo tanto indietro, purtroppo. Anche lì nel momento in cui si presenta un forte candidato uomo, la donna sembra scomparire totalmente. Ce ne sono, ormai, di donne nel Governo, è vero: Renzi ha fatto tanto in questo senso, ma a livello di capillarità, a livello comunale, provinciale e regionale le donne sono sempre poche perchè comunque è un impegno che assorbe completamente e dunque nella giornata di una donna si pensa non ci sia il posto per un impegno del genere. Nella nostra società non è purtroppo ancora contemplata a pieno questa possibilità.

Abbiamo quotidinamente davanti agli occhi, invece, gli esempi di due donne che “ce l’hanno fatta”: Maria Elena Boschi e Laura Boldrini. Per il loro operato, però, entrambe ricevono quotidianamente – soprattutto su internet – insulti pesanti e minacce di stupro, rivolte contro di loro prima come donne che come personaggi politici. Come va letto un atteggiamento simile?

Ha ragione in questo Paolo Ercolani (l’autore del libro “Contro le donne”, che da Esiodo e Omero alla Bibbia, passando per il teatro greco e i grandi classici, individua nel pensiero filosofico, politico ma anche scientifico una misoginia di fondo che funge come “il più antico collante della cultura occidentale”; ndr). Nella nostra cultura è radicato questo richiamo alla violenza sessuale contro la donna: il primo istinto nei confronti di una donna che non si riesce a tenere sotto controllo è quello della violenza, che si traduce poi nei casi più gravi con i femminicidi.

Lei a èStoria ha presentato il libro del collettivo ControParola “Donne della Repubblica”. Cosa crede ne sia stato di quei valori come rispetto e parità per cui si sono battute tutte le donne di cui avete raccontato al storia? Stiamo retrocedendo?

Io mi auguro fortemente di no, perchè quelle donne ci hanno lasciato un insegnamento fondamentale, hanno avuto una visione di modernità che penso sia un grande patrimonio. Io spero che i nostri giovani, le ragazze e soprattutto i ragazzi che vanno a scuola ai giorni nostri le conoscano, le apprezzino, interiorizzino il loro messaggio. Francamente penso che soltanto attraverso il processo di conoscenza e consapevolezza si possa resistere dal “retrocedere” . Il problema è che non se ne parla a sufficienza, purtroppo la scuola non fornisce gli strumenti! Ci sarebbe bisogno che dei bravi professori trovassero del tempo per spiegare queste cose: non si può non conoscere la Costituzione e non avere idea di chi fossero le costituenti. Sono cose fondamentali.

Grazie.

About Viola Serena Stefanello 83 Articles
Studentessa del terzo anno di Scienze Internazionali e Diplomatiche. Co-curatrice di Sconfinare Jukebox e CIAK! Sconfinare. Travel blogger e factotum a tempo perso. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte.

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