Due paia di calze di seta di Vienna al Verdi

di Flavia Rolli e Giordana Medico

Un successo tra le risa degli spettatori. Due paia di calze di seta di Vienna, ambientata nel primo dopoguerra , risulta ancora attuale, piacendo e divertendo il pubblico. Già il titolo affascina i futuri spettatori per la sua semplicità: evoca allo stesso tempo un luogo esotico e una famosa città mitteleuropea, una capitale multietnica.

La commedia inizia con una barcarola, Una fresca bavisela, forse una delle canzoni più note a Trieste, tanto che ricordo che mio nonno spesso la suonava al pianoforte nei pomeriggi in cui andavo a fargli visita. I personaggi vengono presentati subito e in modo molto chiaro attraverso i dialoghi. Marco è innamorato di Valeria, la moglie del suo migliore amico, Nicoletto, forse il personaggio principale perchè intorno a lui ruota tutta la vicenda fatta di equivoci. La suocera di Nicoletto è una figura carismatica, eccentrica, una donna energica che ama il lusso e si trova sempre a litigare con Nicoletto perchè lui, invece di fare l’armatore come il resto della sua famiglia, si dedica alla musica. Nicoletto infatti vorrebbe scrivere un’opera dal titolo L’Arianna abbandonata, ma in quella casa, dove è vittima della suocera che manovra Valeria a suo piacimento, egli non riesce mai a trovare la concentrazione necessaria per uno slancio creativo. Il protagonista è quindi un inetto, topos molto sviluppato nel Primo Novecento, specialmente da Svevo.

Il dialetto triestino permette allo spettatore di immergersi nella vita familiare dei personaggi che sembrano ancora più vivi. La storia è un elemento molto presente in tutta la commedia, perchè Trieste sta attraversando un periodo di cambiamento: l’Austria è caduta, sono arrivati gli Italiani e Fiume, diventata città libera, è ora occupata da D’Annunzio. Durante lo svolgimento dell’opera ci sono diversi inframmezzi musicali che coinvolgono lo spettatore creando delle piacevoli pause nella prosa. L’atmosfera leggera e frizzante è alimentata anche da costumi di scena molto variopinti, come ad esempio quello della suocera nella scena in cui balla lo “Zichi-pachi zichi-pù”. La forte rivalità tra la Suocera e Nicoletto ha ricordato molto i “tipi” della Commedia antica, come l’Hecyra di Terenzio. Il susseguirsi di equivoci invece riporta la memoria a Plauto, ripreso da molti autori a noi più vicini come Oscar Wilde in The importance of being Earnest o in The Canterville Ghost.

La scelta del regista di presentare la sua opera in un’ambientazione fissa, la villa di Nicoletto a Grignano, che come località è già periferica rispetto alla città di Trieste, svela la volontà di creare una realtà a sé rispetto al resto del mondo che viene percepito come lontano. Questa separazione è enfatizzata dai continui richiami a terre remote da parte dei personaggi che viaggiano come lo Zio Toni, un comandante di marina che fa la tratta Trieste-Fiume e Marco, che per amore di Valeria decide di viaggiare e dimenticarla. Questo contrasto si può leggere anche come una contraddizione fra l’oppressione della casa e la libertà del mondo che è fuori. Marco viaggiando diventa un uomo forte, quasi un superuomo dannunziano. Anche le ripetizioni nei dialoghi sottolineno la pesantezza della realtà in cui i personaggi vivono. In conclusione l’opera è apparsa nel complesso leggera ma non superficiale, dato che spinge alla riflessione sulla condizione dell’uomo e sui rapporti che regolano le relazioni interpersonali.

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