É spontaneo tutto quel che vogliamo?

Spontanea é la gioia quanto la tristezza, una fragorosa risata quanto un silenzio che non sa trovar parole. Ma se la spontaneità fosse capriccio? Allora forse, per non correre il rischio di perdere spessore e di ridurre l’intensità delle emozioni, dovremmo accompagnare la nostra cara spontaneità, che crediamo nostra quando più ci scappa, alla responsabilità.

Per chi non sa più piangere, non ricorda l’emozione con gli occhi lucidi, ed è in bilico tra il non volere e non poter rendersi conto di aver razionalizzato la spontaneità trasformandola, voi, i sentimentaloni, non potete che essere poco incisivi, privilegiati artisti, creativi falliti. Ma sfugge nel mezzo una terza dimensione, di saggezza e contenuti, di sentimento ed efficacia, una spontaneità incisiva. Ne è parte anche la libera espressione dell’artista, quando è il disegno di qualcuno che ha saputo fare dei compromessi e quindi non ha vissuto rinchiuso in un castello; esattamente come può farne parte l’uomo di potere, che per essere vincente non abbia continuamente compromesso i propri valori ed i propri ideali. Per questo è necessario farsi una cultura, per coltivare la sensibilità chiave dell’empatia e per costruire i ponti necessari all’efficacia e alla produttività. In una visione di onestà verso noi stessi e di rispetto degli altri, per far sopravvivere un sorriso di gioia tra gli sguardi concreti del vivere quotidiano, perché il nostro benessere non sia mero svago ma vita pura, evitando così di intrappolarci nella bolla che papa Francesco ha già etichettato come “mondanità del demonio”. E ciò significa prima di tutto cultura della famiglia, di una crescita che ci permetta di aspirare a obiettivi gradualmente sempre più ambiziosi. Avere quindi la determinazione e lo spirito di sacrificio necessario a raggiungerli, ricordandosi che la strada percorribile non é una sola. Speriamo che la maturazione di una donna le permetta di venir considerata anche nella concreta realtà lavorativa, e la crescita di un uomo gli permetta di non ritrovarsi a considerare il potere come unico mezzo di affermazione. Cosicché ci si possa ancora incontrare nel mezzo, con le sicurezze necessarie a costruire una famiglia, di cui godere con spontaneità.

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Sono Silvia Marchi, secondo anno al SID.

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