Ed infine, Neil Gorsuch

Sembrava che il dibattito non avrebbe mai avuto fine. Ed invece, a più di un anno di distanza dal decesso dell’anziano giudice della Corte Suprema Statunitense Antonin Scalia, lo scranno lasciato vuoto dal famoso conservatore viene finalmente occupato nuovamente da un magistrato, approvato pochi giorni fa dal Senato americano. Risponde al nome di Neil Gorsuch il nuovo Supreme Court Justice, giudice federale di soli 49 anni – ma prima di arrivare lì dov’è ora c’è stato bisogno di smuovere non poco le acque.

In principio doveva essere Merrick Garland, democratico e giudice capo della Corte d’appello federale di Washington D.C.. Fortemente voluta da un Obama agli sgoccioli del proprio ultimo mandato, questa nomina non era però andata a buon fine a causa dell’ostruzionismo del Senato a maggioranza repubblicana, che si era rifiutato categoricamente di considerare qualsivoglia nome fatto da Obama, data la vicinanza delle elezioni presidenziali. Scrupoloso ed equilibrato sebbene apertamente schierato per il partito democratico, Garland avrebbe potuto, in un altro momento, rappresentare un giusto compromesso tra le forze politiche interne al Paese.

Soltanto all’inizio di questo febbraio il nuovo Presidente U.S.A. Donald Trump ha fatto il nome del nuovo giudice prescelto: la scelta del magnate è caduta, quindi, sul Neil Gorsuch che va ora a “rovinare” l’equilibrio tra gli orientamenti politici interni alla Corte Suprema – dato che con la morte di Scalia la Corte si ritrovava con esattamente tre magistrati progressisti e tre conservatori. Proveniente dal Colorado e laureato in legge presso alcune delle più prestigiose università al mondo – Harvard, Oxford e Columbia -, divenuto giudice federale su nomina di Bush nel 2006, nel momento della nomina si pensava che la sua ascesa sarebbe filata liscia avendo i repubblicani la maggioranza del Senato ed avendo in passato Gorsuch emesso delle sentenze a favore delle minoranze etniche e religiose che potevano piacere a qualche democratico. Invece, una “semplice” nomina ha innescato una reazione a catena politica che ha animato per giorni e giorni il Senato e ha portato nientemeno che alla riscrittura della storia della camera alta americana. Dopo aver bocciato Gorsuch con un cosiddetto “filibuster”, i democratici sono stati scavalcati dall’approvazione della cosiddetta “opzione nucleare”, ovvero un repentino cambio del regolamento interno che ha permesso ai senatori di votare per la nomina del nuovo Giudice Supremo con maggioranza semplice piuttosto che con quella classica qualificata. Tra colpi di scena e addirittura l’invito da parte del Presidente di un altro giudice potenzialmente alternativo per il posto a Washington, Politico ha affermato che questa storia contorta è il segno che Trump ha portato i reality show alla Casa Bianca”. 

Cosa aspettarsi, allora, da questo nuovo Justice, accolto con molta sorpresa dai media statunitensi perchè molto “istituzionale” come scelta da parte di un Donald Trump spesso ritenuto molto impulsivo ed imprevedibile? Sicuramente letteralismo. Come seguace della dottrina giuridica dell'”originalismo”, infatti, Neil Gorsuch ritiene che la Costituzione vada interpretata alla lettera così come scritta dai Padri fondatori piuttosto che interpretata in luce degli inevitabili cambiamenti politici e sociali avvenuti nello sviluppo americano nei secoli che ci separano dalla stesura della carta fondamentale americana. Sebbene sia di credo e formazione certamente conservatore, questa fede cieca nel testo ha portato in passato il giudice a prendere delle scelte a favore dei diritti degli afroamericani, degli immigrati e delle minoranze religiose. Non ci si deve aspettare, ovviamente, un magistrato dalle posizioni progressiste: in linea con il credo di un classico repubblicano, si schiera contro il suicidio assistito, è ritenuto antiabortista e crede che il potere federale vada ridimensionato.

Un recente editoriale del New York Times spezza una lancia a favore dell’onestà intellettuale del nuovo Giudice Supremo, affermando come Gorsuch, secondo i precedenti, non metterà mai la fedeltà al presidente che lo ha nominato davanti ai suoi principi e allo stato di diritto. Se l’uomo scelto da Trump sarà un successore degno di Scalia, ritenuto il caposcuola della corrente giuridica conservatrice contemporanea negli States, è troppo presto per dirlo. Certamente verrà messo alla prova molto presto, date le moltissime, spinose questioni che attendono di essere considerate dal più importante organo giurisdizionale statunitense.

About Viola Serena Stefanello 83 Articles
Ex siddina talvolta nostalgica di Gorizia, studia Giornalismo e Diritti Umani a Parigi dopo essersi innamorata della stampa con Sconfinare. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: