Elezioni 2018, dall’Industria 4.0 alla riforma della Pubblica Amministrazione

Credits: Frate Indovino/ Facebook

Dopo mesi trascorsi a provare a seguire le numerose e continue dichiarazioni dei politici, a pochi giorni dal fatidico 4 marzo viene da chiedersi: “quali sono veramente i programmi?”. Non è una domanda banale, soprattutto se si considerano le smentite e contro-smentite che ogni giorno si susseguono nei botta e risposta – a distanza e non – tra le varie fazioni e i loro rappresentanti; e non lo diventa dopo la lettura integrale dei programmi, spesso troppo simili tra loro e/o in piena idiosincrasia con le affermazioni dei politici di riferimento.

Tra i vari punti, questo articolo si concentrerà sul lavoro, un tema di per sé trasversale e che tocca altri ambiti, quali innovazione, sostenibilità, famiglia, fisco, uguaglianza sociale. La tecnologia è sicuramente al centro della maggior parte dei programmi, che puntano alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (Centrodestra, M5S), all’aumento degli investimenti pubblici nella c.d. “Industria 4.0”, nella robotica e nell’IA (generalmente tutti). Il M5S propone anche l’istituzione di un Osservatorio nazionale del mercato del lavoro per coordinare lo sviluppo delle start-up.

L’ecologia è un punto centrale per Liberi e Uguali, che opta per un “Green New Deal” per giungere alla piena sostenibilità dell’economia entro il 2050 – per esempio attraverso una carbon tax. Molto simili sono le considerazioni di PD e M5S, tuttavia tutte queste proposte – benché spesso inserite nella sezione delle politiche del lavoro – non spiegano come aumentare e/o migliorare le assunzioni. Si aggiungano a questa situazione dichiarazioni prive di progettualità di tutti gli schieramenti riguardo la difesa del made in Italy.

La difesa dei lavoratori autonomi appare sia nel M5S sia in Liberi e Uguali, che promette numerose tasse contro le multinazionali e le transazioni finanziarie. La famiglia si riscopre di primaria importanza sociale non solo per il Centrodestra, ma anche per il PD, che prevede detrazioni Irpef fino ai 26 anni di età dei figli, congedo obbligatorio di paternità di 10 giorni e un contributo mensile per i primi 3 anni d’età; per il M5S che in quest’ottica vuole realizzare il c.d. reddito di cittadinanza, che arriva fino ai 780€ al mese pro capite per i nuclei familiari più numerosi.

Operai al lavoro nello stabilimento FIAT di Termini Imerese (Credits: Ruoteclassiche/ Facebook)

Nel coniugare il binomio famiglia-lavoro non si può non trattare il tema delle donne in post-maternità: il Centrodestra e il M5S promettono un contributo, che quest’ultimi esplicitano in 150€ al mese per 3 anni – per le donne che tornano a lavorare – sommati a sgravi contributivi. La disoccupazione giovanile, invece, sembra interessare più alla sinistra: il PD propone sconti per contratti a tempo indeterminato ai giovani, la soluzione “affitto 30-30” di detrazione fiscale per i lavoratori under 30 con un reddito inferiore a 30.000€ e un contratto d’affitto alle spalle.

Contro la lotta alla povertà PD e M5S vertono sulla garanzia di un salario minimo – che i pentastellati individuano in 9€/h. Particolare è la proposta di Civica Popolare (Ministro Lorenzin), che propone sanità e previdenza integrative per i dipendenti pubblici, mentre il M5S vuole aumentare i costi dei contratti a termine per favorire quelli a tempo determinato. A proposito di P.A., sia il Movimento sia Liberi e Uguali vogliono stimolare un turnover per introdurre più giovani competenti nei settori con un deficit di organico.

Dopo i singoli, le famiglie e la P.A. si giunge alle imprese: la riduzione della pressione fiscale è parte del programma del PD – ires dal 24 al 22% – e della Civica Popolare – ma per questi ultimi solo per i privati impegnati nel welfare – che inoltre promette una decontribuzione strutturale per i neo assunti per tre anni. Il M5S invece si muove verso un recupero delle aziende in crisi attraverso l’agevolazione dei workers buyout, ovvero del fenomeno per cui i dipendenti di una società ne acquistano i debiti per permetterne la sopravvivenza.

L’ultimo tema è probabilmente uno dei più discussi: la legge Fornero. Esistono più opinioni che schieramenti in materia: per esempio il Centrodestra è diviso con FI e Noi con l’Italia a favore e Lega e Fratelli d’Italia contro. Il PD ovviamente continua sulla stessa linea contrastato da Liberi e Uguali. Il M5S è invece un caso a parte: non propone né un ritorno al passato né un proseguimento, bensì un superamento della riforma Fornero con l’introduzione delle c.d. “quota 41” e “quota 100”.

In questo contesto è necessario considerare tre fattori: i numerosi partiti piccoli che si candidano da soli in vista di possibili alleanze future – come Potere al Popolo, Casapound, Il Popolo della Famiglia; gli alleati del PD: Insieme, + Europa e Civica Popolare – sui quali dipende una percentuale non indifferente per porre il Centrosinistra al governo; le idiosincrasie di cui sopra, che possono ribaltare le alleanze verso maggioranze inedite o, soprattutto, che possono condurre a non improbabili nuove elezioni.

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