Azerbaigian: Aliyev trionfa alle elezioni e consolida la leadership

Il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, al voto (Source: Facebook / Election Day)

Non ci sono stati colpi di scena alle elezioni in Azerbaigian dello scorso 11 aprile: il presidente uscente Ilham Aliyev è stato riconfermato per il quarto mandato, con l’86,03% dei voti. L’affluenza, secondo il governo, avrebbe raggiunto il 75%, mentre, secondo l’opposizione, si fermerebbe attorno al 15%.

Tutto sembra immobile nel paese asiatico, guidato dalla stessa dirigenza – ovvero la famiglia Aliyev, prima Heydar poi il figlio Ilham – da circa venticinque anni. È un elemento caratteristico delle ex repubbliche sovietiche, che nel momento del caos post-indipendenza hanno trovato una certa pacificazione e stabilizzazione solo a seguito dell’avvento di presidenti autocratici e oligarchie di governo, spesso provenienti dalle vecchie gerarchie comuniste.

Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaigian dal 2003 (Source: Facebook / Permanent Mission of Azerbaijan to UN in Geneva)

In questo l’Azerbaigian non sembra far eccezione. Nell’ultima tornata elettorale, che era inizialmente stata fissata per l’ottobre 2018 per poi essere spostata a sorpresa ad aprile dal presidente Aliyev, correvano altri sette candidati, la cui sincerità è stata messa in dubbio dagli osservatori inviati per monitorare il voto. I principali partiti di opposizione, invece, hanno boicottato le elezioni, lamentando l’atteggiamento repressivo del governo – che attualmente detiene in carcere circa cento prigionieri politici – e la mancanza di tempo per prepararsi alla campagna elettorale.

In ogni caso, dopo il voto dello scorso 11 aprile, la presa sul paese da parte di Aliyev e della sua famiglia si consolida e sarà garantita almeno fino al 2025 anno delle prossime elezioni presidenziali. Se, a seguito del crollo del prezzo delle risorse energetiche del 2015 e delle conseguenti difficoltà economiche del paese, la leadership di Aliyev sembrava essere stata messa in crisi, ora il presidente recupera il suo controllo ferreo sulla repubblica caucasica.

Dopo il referendum del 2009, che aveva abolito il limite dei due mandati, Aliyev, sempre tramite un referendum tenuto nel 2016, ha esteso il mandato presidenziale da cinque a sette anni e introdotto una serie di modifiche costituzionali che permettono alla famiglia del presidente di stringere la presa sul paese e le istituzioni. Fra le novità più importanti troviamo l’introduzione della figura del vicepresidente, nominato direttamente dal presidente – il che ha permesso ad Aliyev di affidare la carica alla moglie, Mehriban Aliyeva, e che potrebbe in futuro garantirgli un modo per lanciare il figlio Heydar in politica.

Mehriban Aliyeva, first lady e vicepresidente dell’Azerbaigian (Source: Wikipedia)

Ciononostante, la elezioni presidenziali hanno registrato anche una novità positiva rispetto alle ultime parlamentari del 2015: la presenza degli osservatori dell’OSCE. Vari osservatori internazionali hanno infatti monitorato le votazioni con proprie delegazioni, fra cui figurava, tra l’altro, il nome di Antonio Razzi. Come prevedibile, i delegati internazionali hanno evidenziato diverse irregolarità nel voto e, proprio pochi giorni fa, giovedì 12 aprile, sono stati interrotti e contestati da sostenitori di Aliyev nel corso di una conferenza stampa riguardante le elezioni azere.

Antonio Razzi a Baku (Source: Facebook / Antonio Razzi che non crede.)

Ilham Aliyev consolida dunque il suo potere, nonostante una situazione economica non troppo florida. Il mercato azero vede un grandissimo protagonismo dello stato e delle oligarchie di governo, senza consentire lo sviluppo di competitività e iniziativa. A ciò si aggiunga anche il fatto che il sistema economico del paese è ancora fortemente basato sulle esportazioni di gas e petrolio, il che non permette ampia diversificazione nel mercato.

Quanto alla situazione in Nagorno-Karabakh e alle relazioni con l’Armenia non ci sono progressi significativi, nonostante alcuni segni di dialogo registrati a inizio anno. D’altronde, nelle settimane precedenti le elezioni, il conflitto è stato anche utilizzato per cementare il consenso attorno al presidente Aliyev, che nel febbraio 2018 ha dichiarato: “Yerevan (la capitale dell’Armenia, ndr) è una nostra terra storica e noi azeri dobbiamo tornare in queste terre storiche”.

Yerevan, la capitale dell’Armenia (Source: Wikipedia)

In conclusione, a prescindere dalle varie considerazioni sulla democracità del governo dell’Azerbaigian, ad Aliyev va riconosciuto il merito di aver garantito la stabilità di un paese a maggioranza sciita – ma laico – e di primaria importanza, situato in prossimità di aree di crisi come quelle mediorientali.

Nei prossimi anni occorrerà monitorare la situazione azera e i nuovi sviluppi con attenzione, dato il crescere dell’influenza del paese. Oltre ad avvicinarsi sempre più ad Unione Europea, NATO e Stati Uniti, che tentano di ingraziarsi un attore fondamentale per l’approvvigionamento delle risorse energetiche – aggirando così la Russia – per la lotta al terrorismo e la stabilizzazione dell’Afghanistan, l’Azerbaigian si appresta ad acquisire un ruolo di ancor maggior rilievo per il nostro paese e l’Europa intera. Infatti, l’ultimazione del Gasdotto Trans-Adriatico (TAP), che, partendo dal confine greco-turco, attraverserà la Grecia, per poi passare in Albania e raggiungere l’Italia in Puglia, permetterà l’accesso al mercato europeo dei giacimenti di gas naturale del Mar Caspio, attraverso un lungo cordone di gasdotti che dall’Azerbaigian arriverà in Europa.

L’itinerario del futuro gasdotto TAP (Source: Wikipedia)

Il paese, nell’ottobre 2017, ha inoltre dimostrato di essere capace di valorizzare la propria posizione geografica strategica con l’inaugurazione della linea ferroviaria Baku-Tbilisi-Kars, che collega Azerbaigian, Georgia e Turchia e garantisce al paese di Aliyev un posto di rilievo all’interno della Nuova via della seta, la rete di infrastrutture che collegherà Europa e Cina. Del tema abbiamo parlato con l’ex ambasciatore russo, Felix Stanevskiy, in un’intervista che ha concesso a Sconfinare qualche settimana fa.

Ti potrebbero interessare anche:
About Lorenzo Crippa 19 Articles
Nato a Como nel 1997 e cresciuto in un piccolo comune lombardo di provincia. Mi sono diplomato al Liceo Classico Alessandro Volta di Como, mentre attualmente studio a Gorizia nel corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Sono appassionato di Storia e politica internazionale e ho grande interesse per la regione dell'Asia Centrale.

Be the first to comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: