Elezioni politiche 2018: guida al voto

Credits: Pixabay

Votare consapevolmente non è facile: la democrazia è faticosa e richiede impegno. È complicata anche per chi, come me, della politica ne ha fatto oggetto di studio privilegiato. Ecco perché, per me stessa, per i lettori di Sconfinare, per chi di politica si disinteressa, per tutti i neo-diciottenni, per chi di anni ne ha tanti di più ma non si crogiola nel comodo “tanto non cambia nulla”, ho stilato una guida al voto.

Quando si vota?

Domenica 4 marzo 2018 dalle ore 07:00 alle ore 23:00.

Dove si vota?

Presso il seggio della propria sezione elettorale del Comune di residenza. Il numero della sezione elettorale e l’indirizzo del seggio sono esplicitamente indicati nella propria tessera elettorale.

Perché si vota?

Si vota in occasione della fine della XVII legislatura, cioè la cessazione naturale del mandato delle camere, che dura 5 anni, come stabilito dalla Costituzione italiana. Le ultime elezioni politiche si sono infatti tenute nel 2013.

Le “elezioni politiche” sono finalizzate all’elezione dei membri del Parlamento italiano, l’organo legislativo del nostro ordinamento politico. Il Parlamento è composto da due rami: la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica. Con le elezioni politiche, verranno rinnovati i 630 deputati e i 315 senatori.

Credits: pagina Twitter del Senato della Repubblica

Qual è il sistema elettorale italiano?

Il meccanismo di voto è disciplinato in parte dalla Costituzione italiana, in parte dalla legge elettorale vigente. La legge elettorale di riferimento è la legge n. 165/2017 recante “Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali”, entrata in vigore il 12 novembre 2017.

Il Rosatellum bis (dal nome del promotore Ettore Rosato, PD) prevede un sistema misto di attribuzione dei seggi, per una parte proporzionale (61%), cioè in cui vale il principio di proporzionalità (ciascun partito ottiene un numero di seggi proporzionale ai voti ricevuti) e basato su collegi plurinominali, e per altra parte maggioritario (37%), cioè in cui vale il principio di maggioranza (solo il partito che ha la maggioranza dei voti ottiene il seggio) e basato su collegi uninominali. Il sistema è identico per la Camera e per il Senato.

Il territorio nazionale è suddiviso in circoscrizioni e collegi elettorali uninominali e plurinominali. Il collegio uninominale elegge un unico rappresentante. Il collegio plurinominale elegge più rappresentanti. Nei collegi plurinominale i partiti si servono perciò di “liste” di candidati. In questo caso, le liste sono corte (non inferiori a due e non superiori a quattro candidati) e bloccate (non sono esprimibili preferenze).

Alla Camera il territorio nazionale è ripartito in 28 circoscrizioni. La legge definisce 232 collegi uninominali e 63 collegi plurinominali per l’assegnazione dei restanti 386 seggi (12 seggi sono assegnati dalla circoscrizione Estero). Al Senato il territorio nazionale è ripartito in 20 circoscrizioni corrispondenti al territorio delle 20 regioni. Le legge definisce 116 collegi uninominali e 33 collegi plurinominali per l’assegnazione dei restanti 193 seggi (6 seggi sono assegnati dalla circoscrizione Estero).

Nei collegi uninominali è proclamato eletto il candidato che ha ottenuto più voti; in caso di parità, è eletto il candidato più giovane. Nei collegi plurinominali, previo riparto dei seggi, con metodo proporzionale (a livello nazionale alla Camera, a livello regionale al Senato), tra le liste e le coalizioni di liste che hanno superato le soglie di sbarramento, sono proclamati eletti, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista del collegio plurinominale, secondo l’ordine di presentazione.

La soglia di sbarramento è un correttivo dei sistemi elettorali proporzionali che garantisce maggiore governabilità: la lista o la coalizione di liste che non consegue una certa percentuale di voti non ottiene alcun seggio in Parlamento. Le soglie di sbarramento previste dal Rosatellum bis sono fissate su base nazionale al 3% per i partiti (eccezione: 20% per le liste relative alle minoranze linguistiche nella Regione di riferimento), al 10% per le coalizioni (all’interno delle quali almeno una lista deve aver superato il 3%).

I partiti e le liste candidati per le elezioni politiche (Credits: Angelo Bruzzone/ Facebook)

Come si vota?

Come cita l’art. 48 della Costituzione italiana: “Sono elettori tutti i cittadini uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. […]”. In particolare, i deputati sono eletti da tutti i cittadini che hanno compiuto i diciotto anni di età, mentre i senatori solo dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.

L’esercizio del diritto di voto è possibile previa presentazione al presidente del seggio della tessera elettorale unitamente ad un documento di identificazione.

L’elettore dispone di un voto, da esprimere su un’unica scheda (una per la Camera e una per il Senato), recante il nome del candidato nel collegio uninominale e il contrassegno di ciascuna lista o, nel caso di liste collegate in coalizione, i contrassegni di tali liste, con a fianco i nominativi dei candidati – da due a quattro – nel collegio plurinominale indicati secondo l’ordine di presentazione.

Il voto non è disgiunto: non è possibile votare un candidato nel collegio uninominale e una lista/coalizione di liste nel collegio plurinominale che non sia quella cui il candidato uninominale appartiene. Concretamente, come da scheda elettorale fac-simile, è possibile apporre la croce sulla lista prescelta per il plurinominale, quindi il voto dell’uninominale andrà al candidato sostenuto da essa; oppure è possibile apporre la croce sul candidato dell’uninominale e il voto del plurinominale andrà al partito che lo sostiene, se una sola lista, in modo proporzionale tra le liste che lo sostengono in base ai risultati della propria circoscrizione elettorale, se una coalizione. Il voto è valido anche in caso di doppio segno su candidato e lista corrispondente.

[Fonte: http://www.camera.it/leg17/465?tema=riforma_elettorale#m]

Scheda elettorale Rosatellum bis, fac-simile.
Credits: Wikipedia

Chi si vota?

I vari partiti che hanno presentato le candidature per queste elezioni politiche sono perlopiù raggruppati in coalizioni.
Il centro-sinistra vede schierati il Partito Democratico (PD) di Matteo Renzi, Insieme di Nencini che riunisce socialisti, Verdi e Area Civica, Civica Popolare di Beatrice Lorenzin formata da centristi e +Europa di Emma Bonino.
Maggiormente a sinistra si trovano i progressisti di Liberi e Uguali (LeU), la nuova formazione del presidente del Senato uscente Pietro Grasso che ingloba una serie di partiti inizialmente scissionisti dal PD (Articolo 1 – Moderati e Progressisti, Possibile e Sinistra Italiana).
Il Movimento 5 Stelle (M5S) di Luigi Di Maio corre da solo.
Il centro-destra vede coalizzati Forza Italia (FI) di Silvio Berlusconi, incandidabile a ruolo di parlamentare e premier per gli effetti della Legge Severino, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, la Lega di Matteo Salvini e Noi con l’Italia di Fitto, che riunisce gli ex alfaniani ed ex berlusconiani.
A sinistra si colloca il movimento Potere al Popolo di Viola Carofalo, cui ha aderito Rifondazione Comunista.
All’estrema destra c’è Casapound di Simone Di Stefano.
Tra le altre proposte, il Partito Comunista di Rizzo, il Popolo della famiglia di Adinolfi, il Partito del Valore Umano, Italia agli italiani, e Per una Sinistra Rivoluzionaria.

Qui la lista completa di tutti i partiti candidati alle elezioni politiche

Al fine di identificare le posizioni dell’una o dell’altra proposta e poter aderire ad una di esse con consapevolezza, ci si serve dei programmi elettorali dei vari partiti e coalizioni, facilmente consultabili sui siti web delle fazioni in corsa.

Con la speranza di aver fatto chiarezza sul voto che ci aspetta il 4 marzo, è bene fornire la risposta a uno dei dubbi più frequenti, quello che non si ha coraggio di porre a voce alta per il timore di finire alla gogna pubblica. Ingiustamente, perché non “basta leggere la Costituzione” per comprenderne effettivamente le dinamiche alla base. Certo, affermare che andremo ad eleggere direttamente il futuro Presidente del Consiglio è errato, eppure…

Ma il nuovo Governo chi lo sceglie?

Il Palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica Italiana (Credits: ITALY TOUR อิตาลีทัวร์/ Facebook)

La forma di governo italiana (repubblica parlamentare) non prevede l’elezione diretta del capo dell’esecutivo. È il Presidente della Repubblica a nominare il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri. Tuttavia, com’è ovvio, la scelta del Presidente della Repubblica è basata sui risultati elettorali. In particolare, il nostro sistema è definibile di “democrazia mediata” in quanto il capo del nuovo Governo che si associa al nuovo Parlamento è spesso il leader della maggioranza che ha trionfato alle elezioni politiche. Ecco perché i vari partiti e coalizioni in lotta designano un “candidato premier”: nel caso di un loro netto trionfo alle politiche, egli sarà il nuovo Presidente del Consiglio.

Saranno le mie prime elezioni politiche. Nello stilare questa guida, rigiro la mia tessera elettorale tra le mani, osservandola con una sorta di timore reverenziale. Tre timbri: ho già votato in occasione di due referendum, uno abrogativo e l’altro costituzionale, e per le amministrative del mio Comune. Eppure, ogni volta che il richiamo alle urne si avvicina, continuo a percepire distintamente il peso della responsabilità ma soprattutto la bellezza della libertà. Perché, come cantava Gaber, “libertà è partecipazione”. Buon voto a tutti.

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