Elezioni Regionali FVG 2018 – Alessandro Fraleoni Morgera, Movimento 5 Stelle

Credits: Alessandro Fraleoni Morgera/ Facebook

Alessandro Fraleoni Morgera è il candidato del MoVimento 5  Stelle alla presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia, in vista delle elezioni del 29 Aprile. Sconfinare ha avuto la possibilità di intervistarlo.

La sua candidatura alla presidenza è stata accolta con sorpresa, soprattutto a seguito dell’esclusione dell’altro candidato alla presidenza Fabrizio Luches, che ha scoperto il giorno stesso delle votazioni sulla piattaforma Rousseau (6 Marzo 2018, nda) di non essere più un candidato, e a seguito del fatto che lei abbia seguito in modo non sistematico il Meetup fino alle comunali del 2016. In generale cosa l’ha convita a candidarsi con il M5S e a giocare un ruolo di primo piano?

Per quanto riguarda la mia attività all’interno del M5S ho incominciato a seguire il Movimento dalla fine del 2012, quindi mi posso considerare un’attivista di medio-lungo corso. Nel 2012 ho cominciato a seguire le attività del Meetup di Trieste e, dopo le nazionali del 2013, anche di quello regionale. Lì, all’epoca, c’era parecchia confusione nella gestione delle attività e tanta conflittualità, per cui mi sono un po’ ritirato da quest’ultimo per dedicarmi a quello di Trieste, seguendo le attività tramite il volantinaggio, i banchetti e tutta la trafila standard dell’attivista. Poi ho seguito le elezioni che si sono succedute come rappresentante di lista fino ad arrivare alle elezioni regionali del 2018. Per quest’ultime si profilavano due candidati alla presidenza, Mauro Capozella e Fabrizio Luches: il primo aveva deciso di ritirare la candidatura e quindi era rimasto in corsa solo Luches. All’interno del Meetup di Trieste si è sviluppato un dibattito sull’opportunità che l’unico candidato Presidente fosse di fatto un dipendente dei consiglieri regionali e quindi mi è stato chiesto di candidarmi, ci ho riflettuto e ho detto di sì.

Sono sotto gli occhi di tutti i rapporti a livello nazionale tra M5S e Lega: il primo spinge la seconda affinché si distanzi da Berlusconi e presenta una possibile unione tra i due partiti per governare il paese. Secondo lei la formazione del nuovo governo influenzerà le elezioni del 29 Aprile? Se sì in che modo?

All’indomani del 4 marzo tutti quanti dicevano che quanto succederà a Roma influenzerà le elezioni amministrative in Molise e in FVG, poi dopo una/due settimane la vulgata ha incominciato a dire: “no, aspetteranno le elezioni del Molise e del FVG per formare il governo”. Adesso siamo di nuovo tornati indietro. Io penso che questo dibattito sia un po’ fuorviante perché vi è una differenza tra le elezioni regionali e la formazione del governo.

Dal punto di vista pratico quello che percepisco a livello nazionale, sebbene io non sia dentro quelle dinamiche e mi stia occupando di tutt’altro, è che il M5S, che è la prima forza politica del paese con più di 11 milioni di voti, ha messo sul tavolo un programma sulla base del quale sta cercando delle convergenze politiche per fare dei provvedimenti a favore degli italiani, non sta cercando delle alleanze. Questi provvedimenti sono il reddito di cittadinanza, una maggiore tutela dell’ambiente, uno sviluppo della tecnologia, la rete disponibile a tutti quanti, specialmente agli studenti, ai giovani, soprattutto per proiettarli in un futuro basato sui dati, sul loro utilizzo e sulla tecnologia. L’altro giorno ero a un meeting con Confindustria a Udine e un’imprenditrice si è alzata e ci ha detto: “Io ho una dorsale della rete informativa regionale di fianco al mio capannone e questa è spenta”. Bolzonello ha detto che accenderla ci costa troppo, ci sono pochi utenti lì vicino. Se questa è la logica che guida le attuali classi di governo, come facciamo a proiettare l’Italia nel futuro?

Il tema non è quello delle alleanze, è delle cose da fare per le persone: questo vale sia a Roma sia in regione. Per scegliere il candidato regionale per il centrodestra sono stati presentati diversi nomi che cambiavano da un giorno all’altro o più volte nello stesso giorno, con svariate motivazioni che se voi analizzate non guardano agli interessi delle persone, ma agli equilibri di poltrone da assegnare. Queste persone non sono assieme per fare il nostro interesse, ma per fare il loro. Penso che la formazione del nuovo governo possa avere un riflesso sulle elezioni regionali, però sottolineo che è una partita diversa, perché gli interessi a livello nazionale sono quelli di avere un governo che tratti temi di respiro nazionale, qui in regione abbiamo tutta un’altra serie di problemi. Dalla mancanza di lavoro alla riforma sanitaria, passando per i problemi relativi ai servizi che la regione eroga, ad esempio bandi per manifestazioni sciistiche aperti a novembre e dei quali viene dichiarato il vincitore a maggio. C’è qualcosa che non va in questa procedura, non è pensabile aiutare in questo modo gli imprenditori del settore del turismo, questo non è un aiuto, è un ostacolo.

Credits: Alessandro Fraleoni Morgera/ Facebook

Comunque la Lega in FVG alle nazionali è stato il primo partito, seguito dal M5S; a livello regionale sarà necessaria la collaborazione tra queste forze politiche.

A livello regionale abbiamo una legge che consente a chi vince le elezioni di avere una maggioranza nel Consiglio regionale per governare, senza aver bisogno di fare alleanze con nessuno. Il problema è che chi si presenta oggi alle elezioni regionali come coalizione di centrodestra non è un partito, ma un gruppo di partiti che ha visioni decisamente contrapposte rispetto alle cose da fare. A livello nazionale si stanno tirando coltellate nella schiena continuamente, pensate che qua in regione sarà diverso? Cosa risulterà nella migliore delle ipotesi? Non si farà nulla perché saranno tutti quanti a farsi veti contrapposti sui provvedimenti da prendere, saranno uniti solamente nelle opere di cementificazione del territorio e nelle opere di smantellamento della sanità pubblica per passare a una sanità privata – come sta già avvenendo in Veneto con la Lega. Noi siamo per una sanità pubblica che funzioni bene, senza lunghe liste d’attesa, senza tagli agli ospedali locali, abbiamo bisogno di potenziare il sistema sanitario e andare a trovare dove sono gli sprechi e utilizzare il recupero di quelle risorse per dare un servizio migliore ai cittadini. Questo lo possiamo fare noi come M5S perché siamo una sola forza politica. Il centrodestra se vincerà le elezioni, in quanto coalizione eterogenea, farà ben poco.

Cosa ne pensa dell’ultima riforma sanitaria Serracchiani-Telesca?

Giro il FVG da un mese e non ho sentito ancora nessun cittadino contento di questa riforma. Quest’ultima ha sbalestrato tutto il sistema sanitario, con tagli ai presidi ospedalieri locali, ha tagliato letti, prestazioni specialistiche, in qualche caso si è verificata la chiusura di alcuni presidi ospedalieri. Un esempio è il Punto Nascita di Latisana che non aveva alcun motivo di essere chiuso, il pretesto addotto dall’assessorato è stata la mancanza del pediatra 24 ore su 24. Dal punto di vista pratico è da notare che, tuttavia, non troppo lontano viene data la possibilità a un ambulatorio privato di esercitare. Un’altra criticità è il numero di emergenza 112, che non funziona, devi stare almeno 10 minuti al telefono prima che vengano inviati soccorsi, non è possibile scambiare le cartelle in via informatica tra l’azienda sanitaria di Gorizia e quella di Udine.

Ci sono delle situazioni che provocano sia problematicità in tempi di attesa per le persone, sia in termini di risorse sprecate nella pubblica amministrazione che deve gestire questi progetti, sono delle fonti di arretratezza tecnologica spaventosa. Il sistema sanitario è anche un generatore di posti di lavoro, a volte ingiustificati, perché ci sono tanti posti che potrebbero essere meglio utilizzati, però è anche un settore lavorativo che produce risultati all’avanguardia.

Noi abbiamo tante eccellenze nella nostra regione da valorizzare, il CRO di Aviano, il Burlo, ma che non possono essere valorizzate con il deperimento dei servizi che vengono dati al cittadino. Poi c’è un altro capitolo importante sul settore sanitario: il nostro obiettivo come M5S è quello di non far ammalare i cittadini e spingere su tutto il settore della prevenzione, promuovendo uno stile di vita sano, dando incentivi alle società sportive affinché i costi per il sistema sanitario si abbassino e investire le risorse che recuperiamo in altri servizi per i cittadini. Infine il sistema sanitario deve provvedere anche ai cittadini più deboli: la regione 5 stelle troverà i soldi per sostenere questa categoria di persone e abolirà il super ticket innalzando le soglie ISEE. 

Una riforma quindi, quella Serrachiani-Telesca, fallimentare. Un altro fatto esemplificativo è quello di chi all’ospedale di Gorizia può farsi la tac, ma non ha un medico che sappia leggerla, quindi deve andare a Udine. Questo non è un buon utilizzo dei fondi pubblici. Questi sono i problemi che la riforma sanitaria ha creato e che noi vogliamo andare a risolvere.

Il reddito di cittadinanza che avete proposto a livello nazionale esiste già parzialmente in FVG, infatti al reddito di inclusione con la  legge regionale 35/2017 è stata aggiunta la misura attiva di sostegno al reddito. Come si porrà il suo governo regionale rispetto a queste misure già esistenti? Le integrerà? Modificherà o confermerà?

Vale la pena fare un po’ di cronistoria della misura regionale (misura di inclusione attiva, nda) varata dalla giunta Serracchiani. Noi siamo entrati in Consiglio regionale nel 2013 con 5 consiglieri e abbiamo da subito proposto il reddito di cittadinanza e immediatamente la giunta Serracchiani ha ignorato la nostra richiesta; salvo poi, dopo circa due anni e mezzo, fare una proposta di legge sostanzialmente della stessa misura: un reddito di cittadinanza ma con un altro nome, misura di inclusione attiva. Ma va bene anche così perché è una misura che serve ai cittadini, non importa che la facciamo noi o che la facciano altri, basta che si faccia perché è necessaria. Ne è la dimostrazione il fatto che ci sono state molte più domande per questa misura di quelle che erano state preventivate, il che significa che c’è gente che ne ha bisogno.

Tuttavia le giunte che si appropriano di disegni di legge non loro non sono in grado di portare avanti le cose in modo appropriato: la giunta Serrachiani ha fatto un’implementazione di questo misura di inclusione attiva affidando l’erogazione dei fondi all’INPS, quindi la regione adesso dà i soldi previsti all’INPS e quest’ultimo li eroga ai cittadini. Questa inutile triangolazione ha portato a un ritardo nell’erogazione dei fondi, tutte le persone che hanno fatto la richiesta per la misura di inclusione attiva e sono risultate beneficiarie in questo momento sono in ritardo nel ricevere questi fondi. Inoltre manca ancora l’implementazione reale ed efficace degli altri due punti compresi nella misura del reddito di cittadinanza: il potenziamento dei centri per l’impiego, che devono essere consapevoli delle possibilità di impiego sul territorio e devono contattare in maniera efficace i lavoratori che invece non hanno un posto di lavoro per proporre loro delle possibilità sul territorio e la riqualificazione dei lavoratori. Dobbiamo dare la possibilità di riqualificarsi e di farsi un’altra vita lavorativa ai lavoratori che sono in difficoltà perché la loro azienda ha chiuso, si è trasferita, o altro.

La riqualificazione non può essere proposta in maniera disconnessa rispetto a quello che è il background  del lavoratore solo perché una determinata formazione è in quel momento nel portafoglio dell’amministrazione regionale. In questo percorso di riqualificazione e di recupero di nuovi posti di lavoro si inserisce il reddito di cittadinanza propriamente detto: il lavoratore deve essere sostenuto perché è una misura di dignità. Fermo restando che i centri per l’impiego, potenziati e resi più efficienti, devono proporre al lavoratore tre possibilità di lavoro: se il lavoratore le rifiuta tutte e tre significa che non è interessato a lavorare, ma solo a prendere un sussidio. Per noi così non va bene e quindi chiudiamo la misura del reddito di cittadinanza per quel lavoratore. 

Credits: Alessandro Fraleoni Morgera/Facebook

Cosa ritiene possa fare la regione per migliorare la situazione della Ferriera? Quali misure prenderebbe Lei per cercare di risolvere tale situazione?

La Ferriera di Servola è già inadempiente in diversi punti dell’AIA, ha già ricevuto diffide e multe. Se noi avremo il governo della regione una delle prime cose che faremo sarà andare a verificare se la Ferriera sta adempiendo i punti contenuti nell’AIA: se non lo fa sospenderemo l’autorizzazione, ci metteremo a un tavolo con l’azienda e cominceremo a vedere qual è il percorso per riconvertire la Ferriera. In tutto questo i lavoratori sono comunque salvi poiché come M5S abbiamo già identificato le possibilità di ricollocamento. Oltre al fatto che diversi lavoratori usciranno nei prossimi anni per raggiunti limiti di età, sta venendo costruita a fianco della Ferriera una piattaforma logistica che dovrebbe essere completata e operativa circa a metà dell’anno prossimo. Questa struttura potrà ospitare a regime 250 lavoratori, in più l’area a caldo, una volta chiusa, necessiterà di pesanti opere di bonifica: per 5/6 anni 60/70 persone lavoreranno a pieno ritmo. Questo panorama dimostra come noi non siamo contro il lavoro, certamente la salute viene prima del lavoro, ma ugualmente non ci dimentichiamo dei lavoratori.

Nel programma del M5S un punto forte è costituito dalla sinergia tra l’università e le imprese. Come intende realizzarla? In altre dichiarazioni parla proprio di ricerca e innovazione quali motore di sviluppo del FVG.

Dal punto di vista dell’innovazione nella nostra regione abbiamo un problema: il 95% delle nostra imprese è sotto i 10 addetti. In una situazione di atomizzazione delle imprese di questo tipo è difficile produrre innovazione, tuttavia riteniamo che si possa fare lo stesso attraverso diverse misure. La prima è costituita dall’erogare incentivi agli imprenditori che investono in ricerca e sviluppo, in collaborazione con le università e con gli enti di ricerca, senza che poi delocalizzino o chiudano dopo aver preso i fondi.

La seconda è costituita dall’erogare incentivi alle imprese che assumo ricercatori in uscita dagli enti di ricerca: ci sono circa 4 mila ricercatori sul territorio di cui circa la metà sono precari, facendo una stima di questi il 5% rimarrà nei centri di ricerca presso cui sono attualmente impiegati, l’altro 95%, 3.800 persone, se ne andrà via. Non possiamo permetterlo, perché ognuna di queste persone è costata allo Stato più di 500 mila euro. Se anche solo 100 di queste persone se ne va via dalla regione ogni anno stiamo buttando via 50 milioni di euro all’anno. È insensato, dobbiamo prendere queste risorse, competenze, capacità che sono in grado di dare grande valore aggiunto a tutte le attività della regione e infilarle dentro le imprese, ad esempio dando sostegno alle aziende che producono brevetti. Questi ultimi, infatti, costano poco all’inizio, ma tanto nel momento in cui bisogna estenderli all’estero e spesso le piccole medie aziende non hanno questi fondi.

La regione sarà affianco alle imprese che innovano e sarà il primo acquirente di prodotti innovativi per le aziende. Durante la condizione che si chiama la valle della morte dell’innovazione, in cui l’azienda che innova è a corto di liquidità, interverrà la regione, diventando la prima acquirente di prodotti innovativi. Così facendo, da una parte sosteniamo l’innovazione delle imprese, dall’altra una regione che acquista prodotti innovativi diventa innovativa essa stessa, acquista efficienza e si proietta nel futuro. 

Il lavoro e i giovani. Notiamo soprattutto in Italia che spesso non riescono a convivere. Lei pensa che, invece, una convivenza sia possibile?

Dobbiamo evitare che tutte le nostre forze migliori escano dalla regione perché non c’è lavoro. Parlare di 100€ al mese per i ragazzi fino ai 18 anni mi sembra una mancetta elettorale, dobbiamo creare le condizioni strutturali affinché ci sia lavoro in FVG, perché gli imprenditori possano fare il loro lavoro. Noi non daremo contributi puntuali a questa o a quella azienda, o a questo o quel settore; andremo a lavorare sui fattori abilitanti per l’impresa, sull’informatizzazione della regione, permettendo alle imprese di fare videoconferenze per internazionalizzare, piuttosto che prendere l’aereo più volte al mese, permettendo ai giovani di potersi interfacciare con i loro coetanei di altre nazionalità attraverso studio-conferenze, attraverso sistemi informatici efficaci, facilitando per gli imprenditori i colloqui con la pubblica amministrazione.

Quest’ultima invece di dover dialogare con le imprese tramite montagne di cartacei potrà farlo attraverso sistemi informatici più snelli, rapidi, efficaci. Lavoreremo, attraverso la creazione di sportelli unici per i finanziamenti alle imprese, per eliminare la tassa sulla burocrazia per l’imprenditore: uno sportello unico a cui rivolgersi per fare le domande, una modulistica uniforme, anche su ambiti diversi di finanziamento per quanto possibile, e tutte le forme di lavoro che permettano agli imprenditori di risparmiare tempo. Così si crea lavoro e  i giovani possono finalmente rimanere a lavorare in FVG, sempre se lo vogliono. Se vogliono uscire per fare nuove esperienze, acquisire nuove capacità devono poterlo fare e anche in questo la regione darà il suo aiuto, ma non perché costretti dalla mancanza di lavoro.

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