Regionali FVG 2018: la questione dei fondi per le scuole e le università

Sala studio dell'Università di Trieste

Tra i punti chiave dei programmi dei candidati alla presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia, in programma il 29 aprile, risalta l’incremento dei fondi per le scuole e le università.

Con la Programmazione comunitaria 2014-2020 dei Fondi di coesione europea, al momento in vigore,  gli obiettivi degli investimenti previsti riguardano maggiormente la valorizzazione del “capitale umano [1]. Per quanto riguarda in particolare il FVG, il sistema universitario è uno dei principali beneficiari degli interventi per l’alta formazione e la ricerca, dato il suo livello di qualità. Sono quasi 20 milioni le risorse investite, infatti, solo nel mondo della ricerca scientifica per il biennio 2017-18, di cui 13,5 di fondi regionali.

Il nostro sistema universitario regionale è, ad oggi, costituito dall’Università degli Studi di Trieste, dall’Università degli Studi di Udine, dalla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, dal Conservatorio di musica Giuseppe Tartini di Trieste e dal Conservatorio di musica Jacopo Tomadini di Udine, attraendo un totale di 40 mila studenti all’anno. La qualità di tale sistema è stata certificata con la classifica CENSIS 2015, nella quale l’ateneo di Trieste si è collocato al terzo posto e quello di Udine al sesto nella classifica generale delle 15 università di media dimensione (tra 10.000 e 20.000 iscritti), rispetto ai 58 atenei censiti. Nell’ambito della ricerca, Trieste si colloca al terzo posto nell’area delle scienze fisiche e di quelle giuridiche e al quinto delle scienze chimiche, mentre Udine al secondo nell’area delle scienze fisiche e di quelle storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche.

Il Polo scientifico dell’Università di Udine (Credits: Università degli Studi di Udine/Facebook)

Con un totale di 18.660.991,75 euro di investimenti regionali nel triennio previste nel bilancio regionale 2016-18, sono molti gli obiettivi in parte già raggiunti:

  • Aumentare la capacità di attrarre risorse finanziarie non regionali e favorire il miglioramento delle prestazioni da parte del sistema universitario regionale [..]”, al fine di rendere più interessante l’offerta formativa e, da un lato, ridurre le esigenze di mobilità degli studenti, mentre, dall’altro, richiamare un numero maggiore di studenti extra regionali e stranieri;
  • Migliorare la capacità di accesso ai finanziamenti competitivi e la capacità di risposta alla domanda di ricerca e innovazione della società per un incremento del numero dei progetti di ricerca e del volume finanziario acquisito”;
  • Ridisegnare il modello organizzativo dell’Ateneo”, cioè migliorarne l’efficienza amministrativa e gestionale;
  • Migliorare l’attrattività dell’offerta formativa del sistema universitario regionale, il livello di occupabilità dei laureati e intensificare il rapporto con le imprese e il mondo produttivo, nonché con istituzioni pubbliche e private anche con iniziative volte all’autoimprenditorialità”;
  • “Aumentare la competitività del sistema universitario regionale attraverso interventi strutturali”, come il potenziamento delle infrastrutture di ricerca e i progetti di ricerca (per esempio per potenza di calcolo e velocità di rete). [2]

Le maggiori cifre sono state destinate all’infrastrutturazione tecnologica, alla ricerca in biomedicina molecolare e al “progetto Argo”, che, con un budget di circa 9 milioni di euro, punta a fare del Friuli Venezia Giulia un laboratorio nazionale dell’innovazione. Infine, Trieste sta per diventare “città della scienza” per Esof2020, un evento di calibro internazionale riguardante il mondo dell’innovazione, sul quale la Regione ha già previsto un investimento diretto di 1.250.000 euro.

Il bilancio regionale corrente ha previsto ulteriori stanziamenti per le infrastrutture di ricerca per un importo pari ad ulteriori 1,5 milioni di euro, che saranno recepiti nel prossimo aggiornamento dei documenti programmatori.

La sede centrale dell’Università di Trieste (Credits: Tommaso Gobbo/Università degli studi di Trieste/Facebook)

Ritornando alle elezioni, numerose sono state le proposte dei quattro candidati per aumentare ulteriormente i fondi istruzione e finalizzarli in una maniera migliore. Sergio Bolzonello, ex vice-presidente nell’ultima giunta Serracchiani, è il candidato per il Centrosinistra e, nel suo programma elettorale, parla di un ampliamento dei fondi soprattutto con l’obiettivo di dare più importanza all’alternanza scuola-lavoro e di accrescere la digitalizzazione dei servizi e il rinforzo del personale oltre che promuovere una riforma degli istituti professionali.

In una recente intervista rilasciata a Sconfinare, ha affermato: “Io sono convinto che la scuola vada regionalizzata, perché attraverso la scuola si disegnano i modelli sociali futuri e quindi c’è la necessità di riuscire a far sì che, sul modello trentino, che è l’unico modello in questo momento in Italia così importante, si possa riconfigurare il futuro del Friuli Venezia Giulia. Una scuola regionalizzata vuol dire anche servizi di tipo diverso alle famiglie, una maggiore interazione con il mondo del lavoro, col mondo della formazione e quindi una scuola di qualità, com’è quella attuale, ma che diventa ancora più di qualità e soprattutto con una possibilità di gestire tutta la parte legata ai docenti qui in loco, senza dover avere la problematica rispetto alle sostituzioni, ai problemi eccetera. Quindi sociale da una parte, burocratica dall’altra”. 

Alessandro Fraleoni Morgera è, invece, il candidato per il Movimento 5 stelle e una grande parte del suo programma elettorale è incentrata su questo tema: “Il M5S – è l’incipit molto diretto della sezione – crede fermamente che l’istruzione sia una priorità per il futuro della nostra regione e debba quindi tornare ad avere un ruolo importante in termini di investimento.” . I punti principali sono l’aumento consistente dei fondi regionali per l’incremento dell’offerta formativa, i progetti e il sostegno scolastico; la creazione di equipe territoriali di psicologi e pedagogisti ad affiancare gli insegnanti; l’aumento dei fondi per l’edilizia scolastica. Si auspica, inoltre, l’introduzione del tempo pieno in tutti gli ordini scolastici oltre che di materie come l’educazione civica e sulla salute; un aumento delle ore dedicate allo studio delle lingue straniere, della musica, dell’arte e dello sport.

Per quanto riguarda le università, poi, l’idea sarebbe quella di abolire la tassa regionale per il diritto allo studio universitario e aumentare i fondi in tal senso oltre che da destinare alle borse di ricerca. L’importante fuga di cervelli che ha preso piede negli ultimi anni dovrebbe essere arginata: “Dobbiamo evitare che tutte le nostre forze migliori escano dalla regione perché non c’è lavoro. [..] dobbiamo creare le condizioni strutturali affinché ci sia lavoro in FVG, perché gli imprenditori possano fare il loro lavoro”, ha affermato Morgera, intervistato dal nostro giornale. Proprio per questo si propongono incentivi all’assunzione di laureati e dottori di ricerca nelle aziende private regionali attraverso un sistema di sgravi fiscali e promozione scambio personale università-aziende. Quest’ultimo punto è molto importante.

Il candidato sostiene, infine, che per un tale risultato vi siano due misure: “La prima è costituita dall’erogare incentivi agli imprenditori che investono in ricerca e sviluppo, in collaborazione con le università e con gli enti di ricerca, senza che poi delocalizzino o chiudano dopo aver preso i fondi. La seconda è costituita dall’erogare incentivi alle imprese che assumo ricercatori in uscita dagli enti di ricerca: ci sono circa 4 mila ricercatori sul territorio di cui circa la metà sono precari, facendo una stima di questi il 5% rimarrà nei centri di ricerca presso cui sono attualmente impiegati, l’altro 95%, 3.800 persone, se ne andrà via. [..] È insensato, dobbiamo prendere queste risorse, competenze, capacità che sono in grado di dare grande valore aggiunto a tutte le attività della regione e infilarle dentro le imprese [..]”.

La sede della SISSA a Trieste (Credits: SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati/Facebook)

Massimiliano Fedriga, candidato per il Centrodestra e il più giovane dei quattro in corsa, tiene molto all’aspetto culturale. Nel suo programma, infatti, si legge che proprio il livello culturale è indicatore dello status sociale di una comunità, oltre che economico e della qualità della vita. Gli interventi saranno improntati a criteri oggettivi e di massima trasparenza e volti a evitare la fuga di cervelli, anche per lui uno dei problemi più gravi da affrontare nella nostra Regione. Alla domanda riguardante l’implemento dei fondi universitari, la sua replica è stata: “Noi dobbiamo lavorare ovviamente sia con fondi regionali che con una forte pressione a livello nazionale. L’università, se riusciamo a legarla alle realtà produttive della nostra regione, può essere un grande valore aggiunto per creare grande professionalità e grandi competenze, ma anche per trattenere sul territorio”. 

Infine, risulta difficile comprendere i progetti in merito di Sergio Cecotti, candidato per il Patto per l’autonomia, già Presidente della Regione tra il 1995 e il 1996 e, in seguito, sindaco di Udine. Infatti, le uniche dichiarazioni al riguardo dei fondi istruzione risalgono al 2008. In quell’anno, Cecotti era in carica come sindaco di Udine e ha sostenuto una campagna per l’aumento dei fondi nazionali e regionali investiti nell’Università di Udine (che era emerso essere il quarto ateneo più sottofinanziato in Italia). In un suo intervento, “[..] ha voluto sottolineare il ruolo fondamentale dell’ateneo friulano per la crescita culturale ed economica del capoluogo friulano negli ultimi anni. ‘Senza università, questo futuro lo avremmo perduto’ ha detto Cecotti, ricordando che ‘la qualità di una università dipende in modo cruciale dalla materia prima che essa ‘lavora’, cioè dalla qualità dei suoi studenti’ [..]. [6]

[1] Direzione centrale lavoro, formazione, istruzione, pari opportunità, politiche giovanili, ricerca e università, “Piano programmatico degli interventi 2016/2018″, allegato alla delibera n. 2013, 20 ottobre 2017

[2] Direzione centrale lavoro, formazione, istruzione, pari opportunità, politiche giovanili, ricerca e università, “Programma triennale 2016/2018”, allegato alla delibera n. 1949, 13 ottobre 2017

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