Primo turno delle legislative in Francia: a “En Marche!” una delle maggioranze più vaste della Quinta Repubblica

Eleggere Macron all’Eliseo significa non dare una maggioranza al futuro governo, provocando una coabitazione. Questo è stato, per mesi, il mantra degli oppositori al neopresidente della Repubblica, che qualche giorno fa ha avuto la sua bella rivincita: il risultato del primo turno delle legislative.

Dei prossimi 577 deputati dell’Assemblea nazionale, secondo le stime, più di 400 potrebbero andare al movimento di Emmanuel Macron, La République En Marche !, che ha raggiunto su base nazionale il 32,32% dei voti contro il 21,56 dei Républicains del centrodestra, il 13,74% del movimento di sinistra radicale La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon (alleato con il Partito comunista) che ha superato il Front National fermatosi al 13,2% e il Partito socialista (alleato con i Verdi) al 12,21%.

Per quanto riguarda i seggi, di questi solo quattro sono stati assegnati direttamente al primo turno dell’11 giugno. Per gli altri 573, sarà il secondo turno convocato per domenica 18 a dare il volto della XV Legislatura della Quinta Repubblica. Secondo le proiezioni per singolo collegio, al secondo turno a La République En Marche ! (alleato del MoDem del ministro della Giustizia, il centrista Bayrou) potrebbero andare dai 400 ai 455 deputati, ben al di sopra della soglia della maggioranza assoluta di 289 seggi. I Républicains e i loro alleati, in netto regresso, si fermerebbero dai 70 ai 130 eletti, più di un centinaio di deputati in meno rispetto alla legislatura uscente. La France Insoumise e i comunisti, al di sotto nei dati nazionali rispetto al risultato al primo turno delle presidenziali del fondatore Jean-Luc Mélenchon, otterrebbero dai 10 ai 23 deputati.

Sono il Front National e il Partito socialista i grandi sconfitti di questa consultazione. Il partito di Marine Le Pen, in netto calo sul dato delle presidenziali, avrebbe da uno a dieci seggi. Il PS, invece, depositario della maggioranza nella XIV Legislatura durante la presidenza Hollande, precipiterebbe da 15 a 40 deputati, su 282 che ne controllava.

Sono molti i nomi noti che sono stati eliminati già dal primo turno, più di settanta deputati socialisti uscenti. Tra questi il primo segretario del Partito socialista, Jean-Christophe Cambadélis, sconfitto a Parigi, l’ex ministro dell’Intero Matthias Fekl, l’ex ministra dell’Istruzione Aurélie Filippetti e il candidato alle presidenziali Benoît Hamon. Anche Marine Le Pen non è riuscita a superare il 50%, dovendosi accontentare del 46% nella sua circoscrizione nel Pas-de-Calais. Stessa sorte per Mélenchon che dovrà affrontare a Marsiglia la candidata macroniana.

Una situazione più favorevole per i ministri del governo di Édouard Philippe, i quali – su indicazione del presidente –, in caso di sconfitta, avrebbero dovuto lasciare il governo. Ferrand (Coesione territoriale), Le Maire (Economia), Castaner (portavoce), de Sarnez (Affari europei) e Mahjoubi (Digitale) sono nettamente in testa nelle loro circoscrizioni e dovrebbero essere facilmente eletti. Lo stesso Primo Ministro ha commentato il responso delle urne: “Il messaggio dei Francesi è senza ambiguità. […] Siete stati dei milioni a confermare il vostro sostegno al progetto di rinnovamento del presidente della Repubblica”.

Il dato più sconfortante, invece, è quello dell’astensione. Sono, infatti, più gli elettori che sono rimasti a casa (51,29%) che quelli che si sono recati alle urne (48,71%). Nel 2012, era del 57,22% la percentuale di coloro che avevano fatto il loro dovere. Per Macron, una vittoria a metà?

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