èStoria 2016 – Da Norimberga a Tokyo, processo al Male

Norimberga e Tokyo, punti opposti dell’atlante geografico ma uniti nel capitolo più tragico del ‘900: i processi ai responsabili degli orrori della II Guerra Mondiale. Sia nella città tedesca che in quella nipponica, infatti, gli alleati misero al banco degli imputati gli sconfitti: una storia che è stata raccontata nella Sala Dora Bassi con l’appuntamento “Norimberga e Tokyo 1946. I processi al Male”.

A guidare il pubblico in questo viaggio tra diritto internazionale ed etico-filosofico, organizzato dall’ASSID Gorizia, sono stati i professori Gian Luigi Cecchini e Dimitri D’Andrea, moderati dalla collega Giulia Caccamo. Si parte dall’inizio: già nel 1943 a Londra, quando i rappresentanti dei governi in esilio dai Paesi occupati si riunirono per organizzare una commissione per denunciare i crimini commessi dai nazifascisti.

L’idea però non era ben vista dagli stessi Alleati: USA e Inghilterra, infatti, temevano che ciò avrebbe causato un precedente pericoloso, entrando a “gamba tesa”, come ha raccontato la stessa Caccamo, negli affari di altri Stati. Dalla parte opposta, invece, c’era l’URSS che voleva mettere in difficoltà proprio le controparti occidentali: una ricostruzione in seguito non approvata da Cecchini, secondo cui nemmeno Stalin era molto propenso a una soluzione simile.

Nonostante il processo, l’atteggiameto alleato verso i nazisti non fu così spietato come pareva in partenza: eliminare completamente la classe dirigente tedesca in ottica anti-sovietica, infatti, non gli sembrò una mossa intelligente e quindi i propositi vennero ridimensionati. Cosa analoga per il Giappone, i cui crimini contro la Cina già durante il conflitto scoppiato negli anni ’30 non vennero riconosciuti come “guerra” dagli stessi Stati Uniti e, di conseguenza, non processati. Ma quel capitolo balzerà all’opinione pubblica solo negli anni ’80, lasciando strascichi ancora oggi.

Le implicazioni morali e giuridiche di quella “resa dei conti” sono centrali nell’analisi: se, infatti, la definizione stessa di “innocente” è complessa da rintracciare nel diritto, dal punto di vista morale non è possibile che la politica non abbia limiti per i propri fini, come ha sottolineato D’Andrea.

Per quanto riguarda Norimberga, in cui si svolsero più processi ma il più significativo fu il primo, dove vennero processati 24 fra i più importanti gerarchi del regime, Cecchini ha evidenziato come lo stesso tribunale non chiarì i capi d’imputazione, anche perché i reati commessi non erano considerati tali per la legge tedesca all’epoca. Tanti interrogativi rimangono ancora, quindi, tra le pieghe di quei capitoli di Storia, che hanno gettato le basi per il moderno diritto internazionale.

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Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto e Mangiatori di cervello. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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