èStoria 2016 – Intervista a Yvan Sagnet: caporalato e voci di nessuno

Yvan Sagnet (foto Huffington Post)

Le storie che nessuno racconta sono destinate a rimanere nell’ombra. Quell’oscurità non permette però di dire “non sapevo”, perché voci nel deserto ci sono sempre e a èStoria sarà presente quella di Yvan Sagnet, Vicepresidente del CETRI-TIRES (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale) e attivista per i diritti degli operai sfruttati dal caporalato nel Sud Italia. Una realtà che questo ragazzo camerunense ma trapiantato a Torino dal 2011 per studio ha conosciuto sulla propria pelle, lavorando come bracciante in Salento per pagarsi gli studi universitari. Tanti uomini nella sua stessa condizione tacciono le condizioni in cui sono costretti a vivere, lui no: ha denunciato gli sfruttatori e il sistema schiavista che c’è dietro. E per questo sarà tra gli ospiti del festival èStoria 2016.

Yvan Sagnet (foto Huffington Post)

Cosa spinge una persona a lavorare sotto caporalato, in condizioni di lavoro e umane degradanti?

Innanzitutto bisogna sapere che il Caporalato è un fenomeno che esiste in questo paese da decenni e viene alimentato dai proprietari agricoli italiani, che invece di assumere direttamente i lavoratori nei centri preposti si avvalgono di intermediari per aver a disposizione la manodopera. I caporali investiti dal potere che delegano loro gli imprenditori approfittano per ricattare i lavoratori per cui questi ultimi in assenza di alternativa non hanno altra scelta che di sottoporsi alle loro esigenze e lasciarsi sfruttare.

Di braccianti nelle campagne del Meridione se ne parla poco: perché così tanto silenzio?

Se ne parla poco perché qualcuno ha interesse che le cose rimangono allo stato attuale. L’agricoltura italiana è competitiva sul mercato nazionale e internazionale perché sfrutta la manodopera migrante praticando il caporalato e il sottosalario. E’ una questione di interessi sia per le imprese che per lo Stato che fa finta di non vedere.

Secondo te, c’è l’interesse di qualcuno nel mantenere questo stato di tensione tra italiani ed emigranti? Se sì, perché?

E’ una strategia di mercato alimentata soprattutto dalle imprese che giocano sulla guerra tra poveri; tra italiani e stranieri per mantenere i salari sempre più bassi.

Ha mai la sensazione che la schiavitù, anziché essere stata abolita di fatto, si è solo rovesciata facendo arrivare direttamente in Europa i “nuovi schiavi”?

La schiavitù esiste in Europa da secoli ha solo cambiato forma ma l’obiettivo rimane lo stesso quello dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo che ha come quadro il sistema neoliberista che non è altro che lo sfruttamento dei dominanti sul resto della popolazione mondiale. I sistemi domanti per mantenere la loro egemonia sono disposti a tutto, alimentano le guerre oppure tramite le multinazionali sfruttano le risorse del pianeta nascondendosi sulla falsa ideologia della globalizzazione. L’immigrazione che sia quella forzata o quella economica non è altro che il risultato di tale arroganza.

Nel libro “Ghetto Italia” parli dello sfruttamento che avviene lungo la filiera agroalimentare: siamo un po’ tutti colpevoli, quindi, acquistando i loro prodotti?

Esatto! La responsabilità è di tutti i componenti della filiera: dai lavoratori che purtroppo non si ribellano più anche se capiamo i motivi, delle imprese che non rispettano le regole a partire dai CCNL (Contratto collettivo nazionale di lavoro, ndr) agendo in tutta impunità, dello stato che non fa i controlli, della grande distribuzione che impone prezzi sempre più bassi con ripercussioni negative lungo la filiera costringendo qualche agricoltore a comprimere i salari e in fine dei consumatori cioè di noi gente comune che in modo inconsapevole facciamo la spesa senza essere attento alla qualità etica dei prodotti, alimentando di fatto il sistema criminale che si nasconde dietro e che oggi secondo le statistiche porta tre prodotti su cinque sulle nostre tavole a casa

Che cos’ha da insegnare la tua storia a un giovane ragazzo che vive nel nostro Paese?

Che il futuro gli appartiene, è maestro del suo destino per cui deve essere protagonista assoluto del cambiamento.

Grazie.

About Timothy Dissegna 101 Articles
Studente classe '95 della Triennale al SID, udinese, arbitro di calcio. Amo leggere, ascoltare, il teatro. Cerco storie che parlino di persone e di frontiere dietro casa. Un futuro prossimo remoto nel giornalismo, collaboro con il Messaggero Veneto e Mangiatori di cervello. Se poi mi avanza tempo salverò il mondo, ma con calma.

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