DDL Gambaro: come il Senato intende contrastare le “fake news”

S’infiamma anche in Italia il dibattito sulle fake news, le tante notizie false o tendenziose diffuse via Internet: dopo le dichiarazioni al vetriolo di Beppe Grillo, che sul suo blog ha accusato giornali e reti televisive di fungere da casse di risonanza per le medesime, e le successive gesta della presidentessa della Camera Laura Boldrini, la quale ha dato avvio ad una petizione finalizzata a chiedere una disciplina complessiva per il giornalismo digitale, giunge in Senato un disegno di legge cui intento dichiarato è “prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”.

La senatrice Adele Gambaro. Ex Cinque Stelle, è passata al PD con la minoranza guidata da Denis Verdini.

Il DdL, presentato da Adele Gambaro (PD), prevede cospicue sanzioni pecuniarie-5000€-per chi diffonda notizie false o manipolate in maniera tale da esercitare una influenza negativa sulla cittadinanza; qualora inoltre l’articolo preso in esame configuri una diffamazione, la persona che la subisce potrà in sede giudiziaria richiedere come risarcimento una cifra commensurata al danno che ritenga di aver riportato. Ancora, la proposta di legge individua nella reclusione fino ad un anno la pena per quanti, attraverso la propria attività di informazione (o disinformazione, a seconda dei punti di vista) online arrechino un concreto nocumento a cose, persone o enti, o portino avanti campagne d’odio. Infine, l’ultimo articolo del disegno propone l’obbligo di registrare siti web e blog presso la sezione Stampa e Informazione del tribunale locale, includendo l’URL di una piattaforma che, sempre secondo la normativa, dovrebbe essere aperta a reclami e, eventualmente, a rettifiche regolarmente richieste.

Resta da capire con quanta precisione si intenda definire i termini entro i quali si possa effettivamente parlare di reato; è interessante notare come il DdL non sembri distinguere tra le notizie effettivamente frutto d’invenzione e quelle satiriche, che con la nascita di siti come Lercio, parodia del quotidiano gratuito Leggo, hanno visto nel nostro Paese una popolarità e una diffusione sempre maggiori. In generale, è opportuno aspettarsi un iter travagliato per una legge che si preannuncia quantomeno controversa. L’Italia, comunque, non è la prima a muoversi per porre un freno alla proliferazione delle false informazioni. È di qualche settimana fa la notizia che il governo tedesco intende creare una vera e propria task force per il contrasto alla disinformazione, mentre si susseguono incessanti le accuse reciproche tra il presidente USA Donald Trump e le maggiori testate mediatiche: in una recentissima conferenza stampa il magnate ha nuovamente accusato la CNN, da tempo principale bersaglio dei suoi attacchi, di diffondere deliberatamente falsità sul suo conto; il network ha risposto esprimendo preoccupazione per il futuro della stampa a stelle e strisce, che pure sembra aver accusato negli ultimi mesi un notevole calo di popolarità.  Gli ha fatto eco Steve Bannon, capo dello staff alla Casa Bianca e cofondatore del sito conservatore Breitbart,  che ha parlato dei media come del “principale partito d’opposizione” .


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19 anni. Laziale di nascita, friulano d'adozione. Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il Polo Universitario di Gorizia.

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