Ciak!Sconfinare – Falstaff: l’innocenza perduta

Sir John Falstaff è un vecchio grasso e ubriacone, flaccido e borioso, pavido e orgoglioso, buono solo a bere vino e raccontare storie inverosimili, senza un quattrino ma ricco di debiti. È di certo il prototipo dell’uomo umoristico, e se tra tutte le sue peculiarità una dovesse salvarlo, non sarebbe né il coraggio, di cui è sprovvisto, né la saggezza dell’età, ma bensì la pena per questo cavaliere per quest’uomo destinato a vivere un’estate senza autunno“, una giovinezza dell’anima che stride a dir poco con l’aspetto senile.

Nella trasposizione cinematografica Orson Welles – per l’occasione regista e attore, nei panni di Falstaff – padroneggia il materiale originale con capacità, mantenendo in toto dialoghi Shakespeariani tratti da varie composizioni del Bardo (Enrico IV, Enrico V, Le allegre Comari di Windsor). La storia si muove fluidamente come sfondo alle pazze avventure di Falstaff che con il giovane principe Hal ruba, beve e spergiura su tutto. Sir John è un cavaliere speciale e,quando tutti si gettano nella mischia alla ricerca di una morte gloriosa, lui solo fugge e si nasconde (con un’agilità sorprendente).

Non a caso Welles stesso lo definirà in un’intervista “un glorioso, vitale buon uomo“, che giudica se stesso con troppa indulgenza, però senza cattive intenzioni, ma con il solo scopo di viver tranquillamente una vita pacifica e lunga. D’altra parte Hal, principe di Galles e figlio di re Enrico IV, è tormentato dal peso della corona che alla morte del padre malato spetterà a lui sopportare, e dal senso di colpa per la sua condotta indecente e per la compagnia del vecchio Jack (un altro dei molti nomi di Falstaff). Appena incoronato, Enrico V rifiuta il vecchio amico e compagno di bagordi dicendo di aver sognato un tempo un uomo vecchio e grasso ma che ora sveglio, disprezza quell’uomo, scacciando e bandendo il nostro tragicomico eroe.

Orson Welles nei panni di Falstaff; Wikipedia.org

Welles non cerca di nascondere i molti difetti che caratterizzano il vecchio sir John, ma anzi li esalta e li reputa piccole pecche che certo non intaccano la virtù che appartengono al personaggio. Anzi, in un’intervista afferma che tutti i personaggi buoni, come Falstaff, “sono interessanti proprio per i difetti che hanno e per ciò che di sbagliato c’è in loro“. Dunque se oggi possiamo apprezzare la bontà di questo personaggio, lo dobbiamo sicuramente in parte a tutti i suoi difetti che hanno contribuito a renderlo tanto speciale ed interessante.

Contribuisce in questo senso anche la performance di Welles, mai così a suo agio nell’interpretare un personaggio e che ci regala un uomo ribelle e anti moderno capace di arguzia e sensibilità stupefacenti. Per quanto il film avesse un budget molto limitato, la scena della battaglia decisiva è cruenta e imponente con una regia maestosa e per nulla glorificatrice degli orrori della guerra fratricida. I set (principalmente in Spagna) sono semplici ma di impatto la recitazione e la regia in grado di trasmettere le idee di Welles in maniera chiara e senza annoiare.

Nonostante sia un film che parla di guerra, onore, amicizia, morte e ambizione, non manca mai, in ogni apparizione del nostro cavaliere canuto, un crudele e cinico umorismo che monta in un climax fino a quando Falstaff e Hal recitano fingendosi rispettivamente il re padre e il principe (poi invertendosi anche i ruoli); in quest’improvvisata satira si nota  quanto la percezione che Falstaff ha di sé e quella che gli altri hanno di lui siano ormai inconciliabili. Infatti tanto dure e taglienti sono le parole usate dal principe nel descrivere il vecchio amico tanto molli e melense quelle che Falstaff adduce a scusa dei suoi peccatuccioli.

Per quanto sia un ciarlatano, un buffone, un vecchio troppo grasso perfino per cavalcare, Falstaff è un personaggio unico nella storia della letteratura occidentale e, per questo e per affinità che non si fermano al solo aspetto, Welles lo ritiene un personaggio degnissimo e virtuoso, un gigante buono che si staglia solo a difesa della libertà e dell’innocenza di tutti noi.

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